Renzi studia la manovra. Ottimismo sulla flessibilità

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ROMA. – Un nuovo dato fa sorridere Palazzo Chigi: dopo la ripresa dei consumi, l’Istat indica un aumento dell’1,1 per cento della produzione industriale a luglio. Tutti segnali positivi che il governo sta evidenziando nella partita, già cominciata a Bruxelles, sui margini di flessibilità. E, a quanto si apprende da fonti europee e parlamentari italiane, si sarebbe vicini ad un via libera dell’Ue alla concessione all’Italia della clausola per gli investimenti, uno 0,3% che, sommato allo 0,4 già concesso per la clausola sulle riforme, equivale a circa 10,5 miliardi da usare nella legge di stabilità.

L’ultima, difficile, mediazione in corso nel Pd sulla riforma istituzionale racchiude il senso della doppia “impresa” che Matteo Renzi punta a chiudere entro Natale: l’ammodernamento istituzionale del paese, secondo il premier, è la prova che il governo fa sul serio nel cambiare il paese. E per questo ha diritto ad un’ulteriore apertura di credito dall’Europa per allargare le maglie della flessibilità dei conti, nel rispetto dei parametri.

L’obiettivo di Renzi, indicato quest’estate in un’intervista al Corriere, è di ottenere risorse pari all’1 per cento del pil da utilizzare per la legge di stabilità che quest’anno vale 25 miliardi. Il punto di caduta, a quanto si apprende, sarebbe, invece, lo 0,7% perchè all’0,4 ottenuto dalla clausola per le riforme sarebbe concesso anche l’0,3 per cento della clausola per gli investimenti. ” Sarebbe un grande successo politico – spiegano più fonti – per l’Italia perchè viene riconosciuto l’impegno corposo del governo sulle riforme”.

Più che per le risorse, sul quale ha sempre mostrato ottimismo, Renzi è al lavoro con il team di tecnici di Palazzo Chigi e del Mef per definire la manovra che sarà approvata in consiglio dei ministri entro il 15 ottobre. Il cuore della legge di stabilità è, come noto, l’abolizione della Tasi sulla prima casa per tutti e dell’imu agricola, il primo passo della “rivoluzione fiscale” che il governo vuole attuare nei prossimi tre anni.

Nonostante le parti sociali, sindacati e Confindustria, avrebbero preferito sgravi fiscali di altro tipo, soprattutto sul costo del lavoro, il presidente del consiglio è convinto che, come l’operazione 80 euro, l’abolizione della tassa sulla prima casa favorirà la ripresa dei consumi e quindi la crescita. Aggiungendo le risorse necessarie per sterilizzare le clausole di salvaguardia e l’impegno a confermare gli sgravi per le assunzioni, sicuramente al sud, la manovra è fatta.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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