Il Governo cerca l’intesa al Senato, confronto nel Pd

Pubblicato il 14 settembre 2015 da redazione

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con alcuni componenti del governo -da sinistra i ministri Marianna Madia, Maria Elena Boschi, Stefania Giannini, Federica Mogherini, a destra Angelino Alfano-, durante il suo intervento nell'aula del Senato per la richiesta della fiducia, Roma, 24 febbraio 2014.  ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con alcuni componenti del governo -da sinistra i ministri Marianna Madia, Maria Elena Boschi, Stefania Giannini, Federica Mogherini, a destra Angelino Alfano-, durante il suo intervento nell’aula del Senato per la richiesta della fiducia, Roma, 24 febbraio 2014. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

ROMA. – Il confronto nel Pd sulle riforme costituzionali entra “in una fase delicata”: la definizione è della bersaniana Doris Lo Moro, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali del Senato, al termine della nuova riunione dei Dem, e indica che qualcosa nella discussione interna è mutato. A fronte delle apertura del governo su tutte le altre modifiche alla riforma richieste dalla minoranza, questa ultima si sta interrogando se insistere “senza se e senza ma” sulla modifica all’articolo 2, o se accedere al compromesso sull’elettività dei senatori, visto che anche essa nei fatti è stata accettata dalla maggioranza. In caso di rottura il governo ha pronta una strada diversa che passa dalla riapertura del dialogo con Fi.

Al termine del terzo incontro del Pd del Senato e della Camera, si è registrata una “condivisione” su diverse richieste della minoranza Dem, come ha spiegato il sottosegretario alle riforme Luciano Pizzetti, che peraltro sono presenti anche negli emendamenti di tutti i gruppi parlamentari di Palazzo Madama, a partire da Fi, Lega e Ncd. Si tratta di ripristinare, per esempio, le funzioni del futuro Senato che la Camera, in seconda lettura, aveva eliminato; oppure che il Senato elegga due giudici costituzionali. Poi è arrivato un sì al fatto che “i cittadini concorrano alla selezione dei senatori”. Non è l’elezione diretta così come la chiede la minoranza del Pd (ma anche M5s, Sel, Lega e Fi), bensì appunto che i cittadini al momento di eleggere i Consigli regionali indichino quali saranno i consiglieri-senatori, che poi i Consigli eleggeranno.

Il futuro Senato rimarrebbe una Camera delle Regioni, espressione degli Enti territoriali, ma i cittadini “concorrerebbero” a scegliere i Consiglieri-senatori. A questo punto, è stato il ragionamento fatto dal ministro Maria Elena Boschi, e dai capigruppo Luigi Zanda ed Ettore Rosato, spetta alla minoranza decidere se insistere sulla modifica dell’articolo 2, come ha fatto Vannino Chiti, rischiando però di spaccare il Pd, e di assumersi la responsabilità di far saltare tutta la riforma o peggio.

Alla riunione per la minoranza erano presenti Barbara Pollastrini, dell’area di Gianni Cuperlo, che ha parlato di “ore febbrili” di trattative, e Doris Lo Moro, bersaniana, che ha parlato appunto di “fase delicata”: parole che indicano una fase di riflessione da parte della minoranza Dem. Una riunione interna della minoranza in mattinata, precederà un nuovo incontro del Pd alle 13. Alle 14,30 in Commissione inizierà l’illustrazione degli emendamenti, fase in cui i gruppi in genere espongono anche le possibili mediazioni.

Fermo restando, come ha spiegato Boschi, che “tutti sono d’accordo” ad approvare in Senato la riforma entro il 15 ottobre, e che quindi dalla prossima settimana si comincia a votare in Commissione, il governo punta a fare una breccia innanzitutto tra gli esponenti della minoranza Dem più disposti al dialogo, come Claudio Martini, per poi coinvolgere tutto il gruppo. La contromossa arriverebbe dall’apertura al dialogo a Fi, annunciata da Pizzetti, alla quale verranno presentate le stesse aperture fatte alla minoranza Dem, che piacciono anche alla Lega, e al nuovo gruppo di Denis Verdini.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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