Orban completa il muro. Francia, controlli con l’Italia

A group of migrants wait for permission to enter in the registration camp, near the town of Gevgelija, The Former Yugoslav Republic of Macedonia, 14 September 2015. EPA/GEORGI LICOVSKI
A group of migrants wait for permission to enter in the registration camp, near the town of Gevgelija, The Former Yugoslav Republic of Macedonia, 14 September 2015. EPA/GEORGI LICOVSKI
A group of migrants wait for permission to enter in the registration camp, near the town of Gevgelija, The Former Yugoslav Republic of Macedonia, 14 September 2015. EPA/GEORGI LICOVSKI

BRUXELLES.- Tornano le frontiere in Europa. L’Ungheria ha completato il muro anti-migranti al confine con la Serbia fortemente voluto dal premier Viktor Orban e dalla mezzanotte di oggi fa entrare in vigore la nuova draconiana legge che punisce con l’arresto chiunque entri illegalmente nel Paese. Un vagone merci con un lato corto munito di sette rotoli di filo spinato è stato piazzato dalla polizia ungherese su un binario a Roszke per colmare il buco nella barriera.

E dopo la Germania, che l’ha deciso ieri, anche Austria, Slovacchia e Olanda decidono di sospendere Schengen e ripristinare “temporaneamente” i controlli alle frontiere. Mentre la Francia minaccia di fare altrettanto al confine con l’Italia. “Sono già state date disposizioni”, ha annunciato il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, specificando che la misura sarà presa “se si ripeterà una situazione identica a quella di alcune settimane fa”.

Chiaro riferimento alla crisi di luglio, con i migranti accampati sulla scogliera a Ventimiglia. E chiaro anche l’ammonimento: il sistema delle frontiere aperte, ha spiegato il ministro, funziona se c’è fiducia e condivisione di responsabilità. Così assieme al collega tedesco Thomas de Maiziere ha chiesto che l’Europa decida di rinforzare le frontiere esterne e che partano subito gli ‘hotspot’ in Italia, Grecia e Ungheria per registrare i migranti, rispedire indietro chi non ha titolo per chiedere asilo e ridistribuire chi fugge dalle zone di guerra.

Poche ore e, sempre da Bruxelles, è arrivata la risposta di Angelino Alfano: “Facciamo di tutto perché le cose funzionino, ma non è chiudendo le frontiere che i problemi si risolvono”. E’ infatti la libertà di movimento garantita dal Trattato di Schengen che ha abolito le frontiere interne l’ostaggio nella crisi dei rifugiati. Un alto diplomatico francese al seguito del suo ministro al vertice sull’immigrazione di Bruxelles lo ha detto chiaramente: “Se non c’è un accordo sulla ripartizione solidale dei rifugiati, Schengen scoppia”.

Tra gli sherpa è palpabile la preoccupazione: la decisione della Germania rischia di far scattare l’effetto domino, con una serie di chiusure a cascata. Intanto l’Ungheria militarizza la sua frontiera. Orban ha chiuso l’ultimo passaggio ancora aperto del muro di 175 km eretto lungo frontiera con la Serbia e continua a martellare che la polizia e l’esercito devono “difendere l’Ungheria e l’Europa” e “proteggere il nostro modo di vita”, perché il suo è “un paese con un migliaio di anni di cultura cristiana”. Quindi, ha aggiunto, “noi ungheresi non vogliamo che il movimento mondiale di persone cambi l’Ungheria”. Così ha schierato anche i blindati attorno al varco ferroviario alla frontiera.

Ed anche l’Austria ha mandato reparti dell’esercito a dare manforte alla polizia al confine con l’Ungheria, che sta cercando di disfarsi dei migranti precedentemente entrati nel paese: prima di sigillare la sua frontiera, Budapest ha organizzato treni per il trasporto diretto dal confine serbo a quello con l’Austria, come testimoniato dal portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati Ernoe Simon.

(di Marco Galdi/ANSA)

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