La Cina rivoluziona le aziende di Stato per migliorarne l’efficienza

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ROMA. – Migliorare l’efficienza delle aziende statali, ridurre gli sprechi, attrarre investimenti privati e rilanciare un’economia che registra la più bassa crescita negli ultimi 25 anni. Sono questi gli obiettivi del piano di riforme annunciato dalla Cina e i cui risultati sono previsti però solo nel 2020. Pechino ha infatti diffuso un documento che indica i principi di base per la riforma delle imprese di Stato (State owned enterprises o Soe).

“Faremo più sforzi nel riformare le ‘imprese zombie’, quelle aziende in perdita da tempo e nel vendere asset poco efficienti e redditizi”, ha spiegato Zhang Xiwu, vice direttore dell’ufficio che vigila sulle aziende di stato. Il governo e il presidente Xi Jinping sono sotto pressione a causa del rallentamento della crescita dell’economia, che preoccupa i mercati anche a causa della crisi delle Borse cinesi e della svalutazione dello yuan annunciata in luglio. Il piano non fissa tappe in modo preciso ma nel documento del Consiglio di Stato si promettono “risultati decisivi” entro il 2020.

Il governo afferma che verranno accettati investimenti da privati nelle Soe, vale a dire che verrà rafforzata quella che viene chiamata “proprietà mista”. Contrariamente a quanto si attendevano gli economisti, nel documento non si parla di una riduzione del ruolo di guida dell’economia ma si afferma che essa dovrà essere “rafforzata”. Secondo gli analisti della banca Anz, la riforma delle Soe “sarà un processo graduale”. E’ “improbabile – ha dichiarato uno di loro al Financial Times – che il governo rinunci al suo stretto controllo e alla sua presenza nella Soe, specialmente in quelle che operano in settori importanti dal punto di vista strategico”.

L’annuncio di Pechino è arrivato il giorno dopo la diffusione di una serie di dati macro che hanno confermato il rallentamento dell’economia del gigante asiatico. Nel mese di agosto la produzione industriale della Cina è cresciuta del 6,1% su base annua contro stime di un +6,4%, mentre la crescita in investimenti a reddito fisso, in gran parte nel settore immobiliare, è rallentata al 10,9% e ai minimi da 15 anni.

Altri segnali che l’economia cinese è in fase discendente arrivano dal calo delle importazioni, delle vendite di automobili e dell’inflazione. Da novembre scorso Pechino ha tagliato i tassi d’interesse già cinque volte per cercare di rilanciare la crescita. Ma per il 2014 ha visto al ribasso le stime al 7,3% dal 7,4%, il tasso di crescita più basso negli ultimi 25 anni.

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