Ungheria arresta migranti. Vienna, controlli con l’Italia

Pubblicato il 15 settembre 2015 da redazione

Migrants shout slogans at the closed railway border crossing between Serbia and Hungary, near Horgos, Serbia, 15 September 2015. EPA/BALAZS MOHAI HUNGARY OUT

Migrants shout slogans at the closed railway border crossing between Serbia and Hungary, near Horgos, Serbia, 15 September 2015. EPA/BALAZS MOHAI HUNGARY OUT

ROMA. – L’emergenza migranti diventa incandescente e ribolle al confine serbo-ungherese: una folla disperata di siriani si sta accalcando alla frontiera dove si è trovata di fronte l’invalicabile barriera – che Budapest ha annunciato oggi di voler estendere anche al confine romeno – e molti hanno iniziato uno sciopero della fame. Mentre su circa 170 migranti che erano riusciti a entrare in tempo prima che il filo spinato sigillasse gli ultimi varchi è calato il maglio della nuova legge anti-immigrazione e sono finiti in cella.

L’Austria intanto ha ripristinato i controlli alla frontiera con l’Italia. E mentre a terra si chiudono nuovi varchi, il mare inghiotte un altro barcone di migranti al largo della Turchia, con un bilancio provvisorio di almeno 22 morti, fra cui vari bambini. La tragedia è avvenuta nei pochi chilometri di mare – agitato da forti venti – che separano la località turca di Datca dal’isola greca di Kos, nel Dodecaneso, che alcune settimane fa divenne il primo “collo di bottiglia” dell’esodo biblico dalla Siria.

A pochi chilometri dalla spiaggia dove le onde avevano abbandonato il corpo senza vita del piccolo Aylan, la guardia costiera turca è riuscita a mettere in salvo 249 persone dopo che il loro barcone in legno è affondato. Ma fra le onde sono riaffiorati i cadaveri di almeno 22 persone, delle quali almeno 11 sono donne e quattro bambini. Si tratta della seconda tragedia nell’Egeo sud-orientale in tre giorni, dopo il rovesciamento di un barcone a largo dell’isola greca di Farmakonissi, in cui morirono quasi 40 persone. Secondo l’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (Oim), di 460.000 migranti che sono entrati in Europa quest’anno attraversando il Mediterraneo 2.812 ci hanno rimesso la vita e 300.000 sono passati dalla Grecia.

E di fronte al pericolo del mare, sempre più migranti scelgono la rotta terrestre per entrare nei Balcani: la polizia turca ha bloccato 1.000 siriani a Edirne, vicino al Bosforo, impedendo loro di uscire dalla stazione dei pullman. In una settimana la polizia di Ankara ne ha fermati 7.000. Ma il dramma adsesso si consuma tutto a ridosso di quei cilindri di filo spinato a rasoio che le migliaia di profughi si sono trovati davanti al confine tra Serbia e Ungheria, sigillato da un sinistro vagone merci ricoperto di filo spinato che sbarra l’unica linea ferroviaria. Abbandonati al loro destino al caldo, senza cibo né acqua, la disperazione ha preso fra loro il sopravvento. E mentre alcuni migranti si sono sparsi per i campi di mais, un centinaio di loro ha iniziato uno sciopero della fame per protesta, il cui emblema è diventato il lenzuolo bianco appeso alla barriera con la scritta “Europa vergogna”.

Ma Budapest, che guida il plotone di Paesi dell’Est che rifiuta le quote obbligatorie, è inflessibile, e dalla mezzanotte, quando è scattata la nuova draconiana legge anti-clandestini, già 174 profughi che erano riusciti a passare prima della chiusura sono finiti in manette. Solo ieri, nel’ultimo giorno “utile”, secondo la polizia magiara, sono entrate 9.380 persone, un record assoluto, su un totale di 200.000 dall’inizio del 2015. I 175 chilometri di barriera ora sono pattugliati anche da agenti di polizia a cavallo.

Ma il governo di destra di Viktor Orban non si è fermato qui e a testa bassa ha rincarato la dose: dopo aver chiuso anche lo spazio aereo fino a 1.350 metri fino a 20 km dalla Serbia, ha annunciato, per bocca del ministro degli Esteri Peter Szijjarto, che la barriera, ultimata in tempi record, si allungherà a est, chiudendo anche il confine con la Romania. Un annuncio che ha inorridito il governo romeno, che è pure alleata di Budapest nel ‘blocco anti-quote’: un gesto che “ferisce lo spirito dell’Ue”, ha tuonato Bucarest. E anche la Repubblica ceca, nel timore di diventare “terra di transito”, ha deciso di inviare l’esercito a presidiare i confini.

In mancanza di un coordinamento, l’Europa ormai reagisce alla crisi in ordine sparso e lo spazio Schengen è al momento un labirinto: sulla falsariga di Germania, Danimarca, Olanda, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca, anche l’Austria ha deciso di ripristinare i controlli al suo confine sud, quello con l’Italia, in aggiunta a quelli di Ungheria, Slovacchia e Slovenia. Con la continua minaccia francese di sospendere Schengen, il nostro Paese, che dovrà ospitare vari ‘hotspot’ di identificazione dei migranti, potrebbe trovarsi di fatto, con la parziale chiusura di Brennero e Tarvisio, tagliato fuori dalla pur frammentata area di libera circolazione.

(Fabio Govoni/Ansa)

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