Rottura nel Pd sulle riforme. L’ira di Grasso

Pubblicato il 15 settembre 2015 da redazione

Il presidente del Senato, Pietro Grasso nell'aula del Senato, Roma, 21 luglio 2015.     ANSA/ETTORE FERRARI

Il presidente del Senato, Pietro Grasso nell’aula del Senato, Roma, 21 luglio 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – E’ rottura sulle riforme nel Pd tra maggioranza e minoranza, cosa che ha spinto il premier Matteo Renzi a rompere gli indugi e ad accelerare ( il voto ci deve essere entro il 15 ottobre), con la richiesta dei presidenti dei gruppi della maggioranza al presidente Pietro Grasso della convocazione della conferenza dei capigruppo per decidere di portare il ddl Boschi in Aula già questa settimana: conferenza prevista per oggi pomeriggio. Un blitz che ha irritato profondamente il presidente del Senato, anche alla luce delle tensioni che da giorni ci sono con Palazzo Chigi. Dopo la riunione del Tavolo del Pd di lunedì, erano sembrati aprirsi degli spiragli nel confronto interno, sensazione smentita nell’ultima riunione, quando la bersaniana Lo Moro ha lasciato il Tavolo. La senatrice ha spiegato che la “divergenza è politica” e non tecnica.

Infatti, benché sul principio lunedì fossero stati fatti passi avanti, restava la questione della collocazione della norma che stabiliva la partecipazione dei cittadini alla selezione dei senatori-consiglieri. La minoranza del Pd ha insistito per inserirla nell’articolo 2, che è il cuore della riforma ma che è già stato votato in doppia lettura conforme da Senato e Camera; la maggioranza non si fida, perché teme che ritornando su quell’articolo si ricominci da capo con il palleggiamento tra Senato e Camera. Dopo che è saltato il Tavolo, fatto inizialmente negato dal ministro Maria Elena Boschi (“mi dispiace quello che ha detto Lo Moro, andiamo avanti”), in Commissione la presidente Anna Finocchiaro ha dichiarato inammissibili gli emendamenti all’articolo 2, in base al regolamento di Palazzo Madama. Ma subito dopo sarebbe arrivato l’input di Palazzo Chigi (“basta a farci tirar il can per l’aia”, avrebbe detto Renzi secondo quanto riferito da alcuni esponenti dem), e il capogruppo del Pd Luigi Zanda, assieme agli altri colleghi della maggioranza, Renato Schifani e Karl Zeller, ha chiesto a Pietro Grasso di convocare la capigruppo, così da portare subito in Aula il ddl, già questa settimana.

Cosa dice l'articolo 2 del ddl Boschi (regola la composizione del Senato)

Cosa dice l’articolo 2 del ddl Boschi (regola la composizione del Senato)

Così si salta il passaggio in Commissione, dove la minoranza Dem avrebbero mandato “sotto” il governo. Il fatto che la richiesta di Zanda sia trapelata sulle agenzie di stampa non ha fatto che aumentare la tensione tra il Pd e il presidente del Senato. Anche perché una agenzia citava Palazzo Chigi come fonte della notizia della convocazione. “Finché resta in vigore questo Regolamento a convocare la Conferenza dei capigruppo dovrà essere solo il Presidente del Senato e non altri”, ha fatto sapere piccato Grasso. Ma il far trapelare la notizia della futura convocazione è stata interpretata dal Presidente del Senato come un modo per fargli pressione anche a proposito dell’inammissibilità in Aula degli emendamenti all’articolo 2.

Su questo punto c’è da settimane un equivoco che però ha fatto aumentare la tensione tra Grasso e Palazzo Chigi. Il Governo ha infatti fatto sapere, tramite Renzi e Boschi, che a suo giudizio l’articolo 2 in Aula non è emendabile, mentre Grasso ha sempre invitato a trovare un accordo politico e a non cercare di risolvere per via di Regolamento una questione politica. Presa di posizione questa che Palazzo Chigi ha considerato come una apertura all’ipotesi di emendabilità dell’articolo 2. In serata sia il ministro Boschi che il capogruppo Zanda hanno avuto un chiarimento con Grasso che ha convocato per domani alle 15 la capigruppo, la quale su richiesta della maggioranza potrebbe calendarizzare il ddl Boschi in Aula già in settimana. Ma qui si aprirà una battaglia a suon di Regolamento e di escamotage, visto che Roberto Calderoli ha già annunciato 8 milioni di emendamenti se non ci sarà un accordo su diversi punti.

(Giovanni Innamorati/Ansa)

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