Chi guadagna e chi perde se la Fed alza i tassi

NEW YORK, NY - JUNE 07: Traders work on the floor of the New York Stock Exchange (NYSE) on June 7, 2013 in New York City. Following news of a positive jobs report showing the economy added 175,000 jobs in May, the Dow Jones industrial average and S&P 500 rose 1% in the early trading. (Photo by Spencer Platt/Getty Images)
NEW YORK, NY - JUNE 07:  Traders work on the floor of the New York Stock Exchange (NYSE) on June 7, 2013 in New York City. Following news of a positive jobs report showing the economy added 175,000 jobs in May, the Dow Jones industrial average and S&P 500 rose 1% in the early trading.  (Photo by Spencer Platt/Getty Images)
NEW YORK, NY – JUNE 07: Traders work on the floor of the New York Stock Exchange (NYSE) on June 7, 2013 in New York City. Following news of a positive jobs report showing the economy added 175,000 jobs in May, the Dow Jones industrial average and S&P 500 rose 1% in the early trading. (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

ROMA. – A guardare i mercati, domani sera, alla fine del suo meeting, la Fed presieduta da Janet Yellen rimanderà la decisione di rialzare i tassi. Ad ogni modo la stretta resta confermata nel breve periodo e se non sarà decisa domani accadrà nei prossimi mesi. Ecco dunque chi ci guadagnerà e chi ci perderà (prima o poi) quando la Banca Centrale Americana aprirà la danza dei rialzi.

AZIONI E OBBLIGAZIONI – E’ quasi matematico: quando i tassi salgono il valore delle azioni scende. E viceversa. Infatti oggi le borse salgono tutte (Shanghai ha sfiorato il 5%). Di contro migliora il mercato delle obbligazioni. Il rendimento del T-Bond americano a 10 anni – a detta degli investitori il termometro più sensibile agli umori della Federal Reserve – è oggi in calo a 2,28% dopo aver chiuso ieri ai massimi dal 22 luglio scorso. Anche questo ripiegamento è sintomatico dell’incertezza su decisioni immediate.

EUROPA – I paesi europei dovrebbero guadagnare dal rialzo dei tassi che, rafforzando il dollaro, metterà benzina alle esportazioni, soprattutto quelle verso Usa. A guadagnarci in modo particolare saranno paesi come l’Italia e la Grecia, che grazie a un euro più debole potranno consolidare la ripresa finora ancora timida. Quanto al Regno Unito, sempre secondo gli analisti, in caso di rialzo della Fed la Banca d’Inghilterra dovrebbe anche lei ritoccare all’insù i suoi tassi per evitare che la sua economia corra troppo e si metta a far bolle, non si sapone of course.

GIAPPONE – Per le stesse ragioni europee anche l’impero del Sol Levante potrebbe avvantaggiarsi di un aumento dei tassi Usa. Sta a vedere che lady Yellen riuscirà a fare per il Giappone quello che finora non è riuscito a fare l’Abenomics del premier Shinzō Abe.

CINA – RUSSIA – PAESI EMERGENTI – Quest’estate la Cina ha svalutato per tre volte in suo yuan nel tentativo di metter benzina nei motori della sua economia. La decisione ha certamente tenuto conto del rialzo dei tassi Usa. Tuttavia un rafforzamento del dollaro, secondo gli analisti, sarebbe negativo per Pechino e anche per gli altri paesi emergenti. Un biglietto verde più remunerativo renderebbe più sicuri e attrattivi gli investimenti in dollari con conseguente fuga di capitali da questi Paesi. Situazione pesante anche per la Russia che avrebbe difficoltà a ricostituire le sue riserve monetarie e a rimettersi in piedi dalle difficoltà creategli dalle sanzioni e dal basso prezzo del petrolio.

USA – Ovviamente la Fed deciderà pensando innanzitutto all’economia americana. La scelta è difficile. Sbagliare sulla percentuale dell’aumento e sui tempi, potrebbe affossare la ripresa Usa. Se quest’estate, prima della tripla svalutazione dello yuan, il rialzo dei tassi era dato al 50%, ora più della metà è convinto del contrario, anzi lo spera. Chi punta sul rialzo prevede al massimo un +0,25% ma c’e’ anche chi si accontenterebbe di uno 0,125%.

(di Maria Gabriella Giannice/ANSA)

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