Conflitto Colombia-Venezuela in primo piano

Pubblicato il 21 settembre 2015 da redazione

Il presidente di Colombai, Santos (S), e il presidente del Venezuela, Maduro (D).

Il presidente di Colombai, Santos (S), e il presidente del Venezuela, Maduro (D).

Sempre in primo piano. Gli avvenimenti che scuotono la frontiera venezuelana con la Colombia sono ancora nell’occhio dell’uragano. L’incidente del Sukhoi, il caccia venezuelano precipitato apparentemente durante un volo di ricognizione lungo la frontiera con la Colombia, solo arricchisce l’“affaire” di un nuovo elemento. E dà altri argomenti ai venezuelani per speculazioni, chiacchiericci e pettegolezzi.

Il tema della frontiera, in queste settimane, è oggetto di preoccupazione e al centro di un’aspra polemica. E quando l’attenzione pare scemare, sopraffatta da problemi più urgenti quali la mancanza di alimenti e medicine o l’incremento del costo della vita, il governo s’incarica di puntare nuovamente i fari su di esso. Lo fa o estendendo la chiusura della frontiera ad altre regioni – leggasi, dallo Stato Tachira all’Apure passando per lo Zulia – o alzando i toni del dibattito, trasformando la “diplomazia del microfono” in slogan impregnati di espressioni belligeranti, nazionaliste e xenofobe. E’ così come oggi, l’eccessiva inflazione, l’insicurezza dilagante e la mancanza di prodotti e medicine, pur non facendo sconti e colpendo tutti i venezuelani, sono solamente il telone di fondo di un dibattito la cui attenzione è centrata sul conflitto artificialmente creato con la Colombia.

Speculazioni e sospetti. Il governo ha cercato di smorzare la ridda di voci e considerazioni, alimentate dall’aereo precipitato per cause ancora sconosciute, trasformando i piloti del caccia in “eroi caduti in missione”. I corpi dei capitani Donald Ramírez Sánchez e Jackson García Bentancourt, promossi post-mortem, sono stati rinvenuti assieme ai resti dell’aereo in una zona di frontiera nella regione di Elorza. Poco o nulla si sa delle ragioni che hanno provocato l’incidente. Le autorità competenti avranno la responsabilità di dare una risposta convincente ai dubbi mossi da più parti. Il più preoccupante, come è ovvio, è la ridda di speculazioni circa la mancanza di manutenzione opportuna e di pezzi di ricambio. Se così fosse, sarebbe assai grave; molto più grave dei pettegolezzi riconducibili a chiacchiericci impossibili da verificare o poco probabili. La realtà è che, nelle attuali circostanze, tutto quanto accade nelle regioni di frontiera dà luogo a rumors difficili da confermare ma che hanno presa facile sull’immaginario delle persone.

Si spera, comunque, che dopo l’incontro a Quito tra Santos e Maduro, si chiuda una pagina e se ne apra un’altra nelle relazione tra le due nazioni. Le condizioni sono sempre esistite anche se nell’ultimo decennio sono prevalsi dubbi, diffidenze, sospetti. Il conflitto con la Colombia più che a cause reali pare sia dovuto ad una strategia studiata a tavolino per creare un avversario esterno e così distrarre l’attenzione del venezuelano. E la decisione del presidente Maduro di chiudere la frontiera e di procedere alla deportazione di più di oltre un migliaio di colombiani accusati di presunti reati riconducibili al “para-militarismo”, ha provocato secondo l’Onu l’esodo biblico di oltre 20 mila cittadini colombiani. La storia contemporanea del Paese non aveva mai registrato “deportazioni di massa”, come quelle di cui si è reso responsabile il governo del presidente Maduro, tantomeno l’esodo di migliaia e migliaia di colombiani che oggi vivono nella precarietà nella vicina Cucuta. E’ questo il problema di carattere umanitario al quale il governo del presidente Juan Manuel Santos sta cercando di far fronte.

Mentre la polemica sulla frontiera prosegue, all’orizzonte si fa spazio il dibattuto sulla necessità di osservatori internazionali alle prossime elezioni; osservatori non solo capaci ma soprattutto imparziali.
Mentre il Consiglio Nazionale Elettorale mantiene un prudente silenzio sull’argomento, la “Mesa della “Unidad Democràtica” insiste sulla necessità di affiancare Unasur, Mercosur e Celarc con istituzioni di prestigio come Onu, Ue e Osa. La Mud sostiene che Unasur, Mercosur e Celarc, da sole, non sono in condizioni di realizzare una osservazione critica, autonoma e imparziale delle elezioni del 6 dicembre. Per tale ragione più che suggerire esigono la presenza di tre organismi mondialmente riconosciuti per la loro serietà, integrità e imparzialità.

Henry Ramos Allup, esponente della Mud, ha insistito sulla necessità della presenza di un cospicuo numero di osservatori imparziali e ha suggerito che la condotta del Cne risponde al desiderio di evitare un’osservazione internazionale incomoda e difficile da condizionare.

Anche Sùmate è intervenuta nel dibattito. L’Ong, da sempre critica nei confronti del governo, ha sottolineato che l’Emergenza decretata in alcuni Stati di frontiera, non è ragione sufficiente per procedere alla sospensione delle elezioni parlamentari. Ha ricordato che la Costituzione esige che si creino le condizioni per il rispetto di un diritto umano fondamentale, l’espressione del voto democratico. Lo Zulia e il Tachira sono Stati tradizionalmente dominati dalle organizzazioni “anti-chavistas”, da qui la preoccupazione di Sùmate, Ong che si identifica da sempre con l’Opposizione.

Mentre la chiusura della frontiera mette il dito nella piaga, e fa emergere in tutta la loro gravità i tanti problemi che deve affrontare chi risiede nel Tachira, nello Zulia e nell’Apure, il costo della vita rende precaria l’esistenza di tutti i cittadini. E’ sempre più affannosa la caccia e la rincorsa a quei prodotti che sono “uccel di bosco”. Fino ad oggi, il venezuelano delle classi meno abbienti era riuscito comunque a ottenere i beni di prima necessità, anche se dopo lunghe file e l’umiliazione di dover mettere l’impronta digitale quale fosse un volgare delinquente dopo un arresto. Ma ora anche per loro si fa sempre più difficile trovare i prodotti. E la vita scorre monotona tra una fila e l’altra, tra un supermercato e l’altro. A volte, a fine giornata, resta la frustrazione di non aver incontrato ciò che si cercava e la mortificazione d’aver perso tempo inutilmente.

Il salario dei lavoratori, poi, da un bel po’ non è più sufficiente per acquistare un carrello della spesa. Secondo l’agenzia Jefferies i prezzi dei beni, tra luglio e agosto, sono aumentati del 20 per cento e, negli ultimi 12 mesi, del 200 per cento. Non è tutto. Stando al Cenda, l’organismo della Federazione dei Maestri che da anni si dedica a rilevare il costo della vita e le variazioni nei prezzi dei prodotti nei supermarket, oggi occorrono circa 65 mila bolìvares per l’acquisto di un carrello della spesa. Cioè, circa 9 salari minimi. Tra i prodotti che i venezuelani fanno fatica a reperire: pannolini, latte, caffè, zucchero, pasta, e farina. Per i più giovani, invece, è diventato un vero dolore di testa la ricerca di anticoncettivi e preservativi. E le coppie, come i nostri avi, ricorrono a vecchi metodi non sempre infallibili, anzi…

Intanto, domani dovrebbe iniziare la fase preliminare del processo al connazionale Antonio Ledezma, Sindaco di Caracas, arrestato con l’accusa, come Leopoldo Lòpez, d’incitazione alla violenza e di aver cercato, secondo un presunto testimone, di contrattare un aereo Tucano per bombardare Miraflores. Si saprà quindi definitivamente se procederà l’accusa al politico italo-venezuelano, arrestato lo scorso 19 febbraio durante un blitz al quale parteciparono oltre 100 agenti della polizia politica del Paese.

In ultimo, la ridda di speculazione su alcune foto rese pubbliche che ritraggono il Console di Milano, Giancarlo Di Martino, sorridente assieme a venezuelani residenti in Italia notoriamente “anti-chavistas”. La notizia, che è stata diffusa con grande scalpore, sarebbe passata inavvertita se non fosse stato per la radicalizzazione delle passioni politiche. D’altronde, è dovere di un Console avere contatti con tutti i cittadini nati nel suo Paese, senza discriminazione di razza, religione o militanza politica. Insomma, se fosse vero, e non ci sono ragioni per credere il contrario, il Console Di Martino, a differenza di altri funzionari venezuelani sparsi per il mondo, starebbe facendo semplicemente il proprio lavoro. E lo starebbe facendo anche bene. Il suo atteggiamento, quindi, più che da criticare sarebbe da applaudire.

(Mauro Bafile/Voce)

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