Accordo in maggioranza, verso “Ius soli temperato”

Pubblicato il 23 settembre 2015 da redazione

Un momento dello sbarco di immigrati, tra i quali molte donne e bambini, giunti nel porto di Napoli dalla nave Virginio Fasan, 10 settembre 2014. La maggior parte di loro proviene da Somalia, Gambia, Egitto, Eritrea, Nigeria, Sudan, Siria, Senegal ed Etiopia. ANSA / CIRO FUSCO

Un momento dello sbarco di immigrati, tra i quali molte donne e bambini, giunti nel porto di Napoli dalla nave Virginio Fasan, 10 settembre 2014. La maggior parte di loro proviene da Somalia, Gambia, Egitto, Eritrea, Nigeria, Sudan, Siria, Senegal ed Etiopia.
ANSA / CIRO FUSCO

ROMA. – Regole più semplici per concedere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati. Arriva il primo importante via libera in Parlamento al cosiddetto “Ius soli soft”: i bambini nati in Italia da genitori non italiani e i minorenni stranieri avranno un percorso agevolato pur nel rispetto di alcuni paletti. E’ il frutto dell’accordo raggiunto dalla maggioranza in commissione Affari costituzionali alla Camera che modifica il testo base messo a punto dalla relatrice Marilena Fabbri del Pd e che spinge il ddl verso la discussione in Aula già nelle prossime settimana.

Promette battaglia la Lega Nord temendo che il provvedimento sia “un cavallo di Troia per rivedere le norme anche per gli stranieri maggiorenni”. L’intesa di maggioranza si basa su due emendamenti, uno di Sc ed uno di Ncd, che introducono l’obbligo della frequenza di un ciclo scolastico di almeno 5 anni (nel caso in cui la frequenza riguardi le scuole elementari, si dovrà aver superato l’esame finale) e il vincolo del possesso da parte di uno dei genitori del permesso di soggiorno “di lunga durata” (non basta più quello semplice).

In base al ddl – che comunque deve ancora passare per il Senato – i bambini stranieri nati in Italia acquisterebbero la cittadinanza se almeno uno dei due genitori “è in possesso del permesso di soggiorno Ue di lungo periodo”. I minori nati in Italia senza questi requisiti, e quelli arrivati in Italia sotto i 12 anni potranno comunque ottenere la cittadinanza se avranno “frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica”.

I ragazzi arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni, invece, potranno avere la cittadinanza dopo aver risieduto legalmente in Italia per almeno sei anni e aver frequentato “un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo”. Soddisfatti Ap e Pd. “Una riforma importante per il futuro dell’Italia che andava condivisa con il numero più ampio possibile di forze politiche”, commenta il parlamentare dem Khalid Chaouki. Critiche, invece, arrivano da parte di Sel: “Un compromesso al ribasso che renderà complicato richiedere la cittadinanza”, afferma la deputata Celeste Costantino.

Secondo la lega Nord, invece, l’accordo raggiunto concede la cittadinanza con troppa facilità: “Faremo battaglia in Aula per non far approvare il testo o, quantomeno, per migliorarlo il più possibile”, annuncia il leghista Cristian Invernizzi. Il testo recepisce alcuni dei suggerimenti contenuti nelle proposte di legge di “L’Italia sono anch’io”, campagna promossa da una ventina di associazioni e incoraggiata dal ministro Graziano Delrio. L’iter del testo è iniziato sotto il governo Letta e unifica alcuni punti dei 29 progetti di legge già depositati da inizio legislatura.

Viene definito “ius soli soft” perché, rispetto allo ius soli classico (quello adottato negli Usa e in molti paesi del Sudamerica che attribuisce la cittadinanza del Paese a chiunque nasce sul suolo nazionale), il testo della commissione pone alcune condizioni all’ottenimento della cittadinanza.

(di Teodoro Fulgione/Ansa)

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