Papa al Congresso Usa, basta pena morte e commercio armi

Pope Francis (bottom L) delivers a much anticipated speech to the U.S. House of Representatives in the US Capitol in Washington DC, USA, 24 September 2015. Pope Francis is on a five-day trip to the USA, which includes stops in Washington DC, New York and Philadelphia, after a three-day stay in Cuba. EPA/JIM LO SCALZO
Pope Francis (bottom L) delivers a much anticipated speech to the U.S. House of Representatives in the US Capitol in Washington DC, USA, 24 September 2015. Pope Francis is on a five-day trip to the USA, which includes stops in Washington DC, New York and Philadelphia, after a three-day stay in Cuba.  EPA/JIM LO SCALZO
Pope Francis (bottom L) delivers a much anticipated speech to the U.S. House of Representatives in the US Capitol in Washington DC, USA, 24 September 2015. Pope Francis is on a five-day trip to the USA, which includes stops in Washington DC, New York and Philadelphia, after a three-day stay in Cuba. EPA/JIM LO SCALZO

WASHINGTON. Francesco entra nel cuore della politica Usa, primo Papa a parlare al Congresso a Washington, e nel tratteggiare contenuti e prospettive del “sogno” americano e della sua perenne spinta alla libertà, fa anche una richiesta forte ai rappresentanti del popolo degli Stati Uniti riuniti in sessione congiunta: quella di cancellare la pena di morte, facendo suo un tema sempre controverso nella società d’Oltreoceano e sposando l’appello abolizionista dei vescovi locali.

L’applauso che gli riserva l’Aula, dove è accolto con i massimi onori – “the Pope of the Holy See!”, viene presentato al suo ingresso con lo ‘speaker’ Joe Boehner -, su questo tema è però tiepido, mentre molto più sentito e caloroso , subito prima, è quello che sottolinea il suo richiamo a “proteggere e difendere la vita umana in ogni fase”. “Questa convinzione – dice comunque il Pontefice, presenti anche il vice presidente Joe Biden e il segretario di Stato John Kerry – mi ha portato, fin dall’inizio del mio ministero, a sostenere a vari livelli l’abolizione globale della pena di morte. Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini”.

“Recentemente – prosegue – i miei fratelli Vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”. Le parole di Francesco fanno subito discutere e poco dopo interviene lo stesso portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, a precisare che, seppure il presidnete Obama sia rimasto colpito dalle parole del pontefice, non ci sono annunci su un cambiamento della politica americana sulla pena di morte.

Ma sono stati molti altri i punti toccati da Bergoglio in questa sua storica visita. Come l’invito ad accogliere senza timori gli immigrati: “Noi, gente di questo continente non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri – afferma, anche qui molto applaudito -. Vi dico come figlio di immigrati, sapendo che anche tanti di voi sono discendenti di immigrati”. Nel rapportarsi all’arrivo degli stranieri “non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato”, insiste il Papa italo-argentino, ricordando le marce anti-segregazioniste di Martin Luther King, eroe dei diritti civili degli afroamericani, e il fatto che “negli ultimi secoli, milioni di persone sono giunte in questa terra per rincorrere il proprio sogno di costruire un futuro di libertà”.

La parola “dream” (sogno) ricorre molte volte nel discorso pronunciato da Francesco in inglese, rivolto alla “terra dei liberi e casa dei valorosi”. In contrapposizione anche ai mali e alle tragedie di oggi, a al dovere di affrontarli. Come i “violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione”. Come il fondamentalismo e l’estremismo ideologico da cui “nessuna religione è immune”. Come la crisi dei rifugiati “di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale”: con l’appello a “non lasciarsi spaventare dal numero” e a “rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno”. Perché la “regola d’oro”, dice anche qui tra gli applausi, è “fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te”.

Non mancano il richiamo alla lotta alla povertà e alla fame, tramite una più giusta “distribuzione della ricchezza” e il “corretto uso delle risorse naturali”. Quello a “cambiare rotta” – come da lui chiesto nella Laudato si’ – nella cura del pianeta. E soprattutto a “fermare il commercio di armi” – altro tema spinoso in Usa -, il cui denaro è “intriso di sangue, spesso innocente”, perché solo così si può porre fine “ai molti conflitti armati nel mondo”.

Apprezzamenti e incoraggiamenti, in tema di “dialogo”, giungono invece dal Papa sugli “sforzi fatti nei mesi recenti per cercare di superare le storiche differenze legate a dolorosi episodi del passato”, con implicito riferimento alle intese su Cuba e Iran. Prima di partire per New York, dove lo aspetta la visita all’Onu, Bergoglio nella capitale si ferma ad abbracciare i senzatetto assistiti da una parrocchia. “Mi ricordate San Giuseppe”, dice loro, perché anche Gesù è arrivato al mondo “senza una casa”. Ma quello di Francesco è anche un grido contro l’ingiustizia: “Non c’è nessun tipo di giustificazione sociale, morale, o di altro genere per accettare la mancanza di abitazione”.

(Fausto Gasparroni/Ansa)