Scontro Renzi e Ue, su tasse non decidono euroburocrati

Il premier Matteo Renzi al Clinton Global Initiative, l'evento organizzato ogni anno dalla fondazione della famiglia Clinton, New York, 27 settembre 2015. ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE/TIBERIO BARCHIELLI
Il premier Matteo Renzi al Clinton Global Initiative, l'evento organizzato ogni anno dalla fondazione della famiglia Clinton,  New York,  27 settembre 2015. ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE/TIBERIO BARCHIELLI
Il premier Matteo Renzi al Clinton Global Initiative, l’evento organizzato ogni anno dalla fondazione della famiglia Clinton, New York, 27 settembre 2015.
ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE/TIBERIO BARCHIELLI

BRUXELLES. – Spostare le tasse dal lavoro a casa e consumi. Bruxelles non cambia ricetta fiscale per l’Italia e gli altri paesi Ue, ma nemmeno il premier Matteo Renzi che torna alla carica e insiste: a decidere sarà il governo, e la tassa sulla prima casa verrà abolita con la legge di Stabilità.

E’ il rapporto annuale della Commissione Ue sulla fiscalità a riaccendere lo scontro, dove i tecnici di Bruxelles analizzano i trend fiscali dei 28 identificando debolezze e suggerimenti. Tra questi ultimi, anche l’eliminazione delle esenzioni Iva e una modifica dell’imposizione immobiliare, troppo alta sulle compravendite e bassa sulla proprietà.

“Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate a Bruxelles”. E’ ‘tranchant’ Renzi da New York, sottolineando che “compito dell’Ue non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno stato” e che questa “non deve decidere al posto dei singoli governi”. Anche perché il governo ha già deciso. “Confermo l’eliminazione nella legge di Stabilità della tassa sulla prima casa per tutti e per sempre”, ha rimesso in chiaro Renzi.

In ogni caso la valutazione di Bruxelles sarà fatta sul complesso della Legge di Stabilità, la cui bozza è attesa, insieme a quella degli altri stati membri, entro metà ottobre. E poi sulla base delle previsioni economiche d’autunno Ue. Da qui la precisazione giunta dalla Commissione Ue: “Non abbiamo ora un’analisi dettagliata del piano di riforma fiscale italiano, la faremo quando riceveremo la bozza del piano di bilancio”.

Il rapporto sulla fiscalità 2015, che non prende in conto gli ultimi annunci del governo, sottolinea che l’Italia come altri 15 Paesi ha “un peso fiscale relativamente alto sul lavoro, e ci sarebbe almeno un margine per spostare il peso fiscale a imposte meno distorsive, come quelle sui consumi, quelle ricorrenti sulla proprietà immobiliare e quelle sull’ambiente”.

Molti, Italia inclusa, hanno “il potenziale per finanziare lo slittamento aumentando le tasse meno dannose per la crescita”.

In particolare, sul fronte immobiliare, l’Italia come altri stati membri “ha tasse relativamente alte sulle compravendite immobiliari mentre le tasse annuali sulla proprietà non sono particolarmente alte”. Un sistema che di fatto, combinato a “una deducibilità relativamente generosa per gli interessi sui crediti ipotecari”, “continua a favorire l’accumulazione del debito”.

Secondo il rapporto, quindi, “c’è spazio per migliorare l’efficacia modificando la struttura tributaria”.

Altro nodo l’Iva, dove l’Italia ha un “gap significativamente più alto della media Ue”, sia per il gettito “molto al di sotto della media” che per la “scarsa conformità” alle norme amministrative per riscuoterla.

Di conseguenza per Bruxelles c’è un “particolare margine di manovra per migliorare l’efficienza del sistema Iva limitando l’uso di tassi ridotti e di esenzioni non obbligatorie”, in particolare nel settore tlc ed energetico.

Del resto già nelle raccomandazioni Ue adottate a luglio si chiedeva di “attuare la legge delega di riforma fiscale entro settembre 2015, con particolare riguardo alla revisione delle agevolazioni fiscali e dei valori catastali e alle misure per migliorare il rispetto della normativa tributaria”.

(Lucia Sali/Ansa)

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