Almagro: Todas las garantías deben estar el 6D

Pubblicato il 28 settembre 2015 da redazione

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CARACAS- La Organización de Estados Americanos (OEA) no integrará la observación internacional de los próximos comicios de Venezuela en diciembre; en respuesta, el secretario general, Luis Almagro, cuestionó “cuál es la razón para negarse” señalando que esta fecha representa “un punto de inflexión de la democracia y todas las garantías deben estar allí”.

Para Almagro, más importante que el 6 de diciembre también lo es el día siguiente y las consecuencias que podrían desatar la falta de garantías. Rechazó que un sistema político “esté bajo la dirección de 50% más un voto es igual a 100% o que 50% menos un voto sea igual a cero”.

En el programa Vladimir a la 1 de Globovisión, Almagro explicó que este tipo de observaciones que realiza la OEA en cualquier país del mundo es en función de dar unas garantías extras a los partidos no gubernamentales.

“En el caso de Guatemala a las dos horas ya estábamos en condiciones de responder que no había fraude y certificarlo; eso es un trabajo que tiene un nivel de precisión y de seguimiento que hacemos bien en este último tiempo”.

En cuanto al cuestionamiento del Estado venezolano sobre la OEA, aseguró que en el caso de la frontera con Colombia “siempre plantemos el deber ser que es bastante claro solventar la situación de 8.600 niños y 6.700 mujeres que habitan en albergues” tras el cierre de la frontera por parte de Venezuela.

Agregó que también propusieron el diálogo entre los mandatarios Nicolás Maduro y Juan Manuel Santos. Enfatizó que “la OEA actúa en el deber ser y eso implica que no se puede hacer concesiones en temas humanitarios y de derechos humanos”.

Sobre la presunta parcialidad que señalada Venezuela hacia Colombia desde este organismo, dijo que “no estamos de ningún lado, hemos sido claros respecto a las responsabilidades de un lado y del otro (…) por ejemplo, a Colombia le pedimos la reubicación inmediata de personas en los refugios”.

En referencia a la condena de 13 años contra Leopoldo López, dijo “no la puedo defender o cuestionar porque no vi la sentencia y tendría que ver la lógica jurídica (…) porque no es algo fácilmente asimilable, es uno de los principales líderes y más previo a unas elecciones”.

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