Schaeuble: Volkswagen non sarà più la stessa

Pubblicato il 30 settembre 2015 da redazione

New cars of the German car manufacturer Volkswagen are ready to be shipped at the Volkswagen factory in Emden, Germany, Sept. 30, 2015. (Ingo Wagner, dpa via AP)

New cars of the German car manufacturer Volkswagen are ready to be shipped at the Volkswagen factory in Emden, Germany, Sept. 30, 2015. (Ingo Wagner, dpa via AP)

BERLINO. – Non fa sconti neppure alla ‘sua’ Volkswagen. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha espresso un giudizio come sempre affilato e cristallino, sgombrando il campo da illusioni: dopo lo scandalo dei test truccati, il colosso automobilistico “non sarà più quello di prima”.

Il severo esponente dell’esecutivo Merkel ha però anche ridimensionato i timori relativi all’eventuale impatto del ‘dieselgate’ sulle prestazioni della locomotiva europea: “Usciremo più forti anche da questa crisi. Noi impariamo dalle difficoltà”, ha aggiunto, replicando fiducioso agli allarmi lanciati da più di un analista sulle possibili conseguenze del caso Vw sull’industria del Paese.

I tedeschi sembrano tuttavia credere di più ai pessimisti: stando a un sondaggio Forsa, uno su due ritiene che dei danni, sul made in Germany, ci saranno. Fuori casa, Volkswagen continua a essere sorvegliata speciale in tutto il mondo. Mentre si viene a sapere che il colosso ha ammesso che i veicoli coinvolti sul mercato britannico potrebbero essere 1,2 milioni, Codacons ha annunciato la prima class action italiana per le falsificazioni.

È stato invece il ministro dei Trasporti italiano Graziano Delrio a chiarire che per il momento “non è necessario” arrivare a un blocco delle vendite in Italia. “Si sono già bloccate da sole, francamente”, ha detto a Radio 24, aggiungendo che all’arrivo dei dati sui veicoli falsati dall’installazione della centralina – “tra non moltissimo” – si dovrà decidere con gli altri Paesi “quali azioni intraprendere”.

Ennesima giornata caldissima anche a Wolfsburg, dove si è riunito il presidio del gruppo per un nuovo vertice di crisi, per affrontare fra l’altro la questione di un rapporto preliminare sugli eventi che hanno scatenato il terremoto peggiore della storia del marchio. Nel tentativo di chiarire le responsabilità, una decina di dipendenti sono stati mandati subito in ferie forzate, ed è stato allontanato dall’azienda con questo escamotage anche un top manager: l’ex responsabile dello Sviluppo Heinz Jakob Neusser, sospettato di essere a conoscenza della truffa sui test antismog fin dal 2011. Lo avrebbe avvertito un tecnico, secondo la Sueddeutsche Zeitung, che cita indiscrezioni dall’indagine aziendale.

E’ stata poi annunciata la nomina del nuovo capo del marchio delle auto sportive Porsche (controllata Vw): l’ex resposabile della produzione Oliver Blume è chiamato infatti a sostituire, dal 1 ottobre, Matthias Mueller, il nuovo ceo insediato alla guida di Vw, dopo le dimissioni di Martin Winterkorn. Quest’ultimo, indagato dalla magistratura, potrebbe finire in galera, ha rilevato un esponente dei Liberali portando nuovi elementi al dibattito in Germania.

Forti dubbi anche sulle sorti di Hans Dieter Poetsch, finora designato alla presidenza del consiglio di sorveglianza, dopo l’addio del patriarca Ferdinand Piech, che si dimise per aver perso la lotta di potere con l’ex ad dal quale aveva preso improvvisamente le distanze in primavera.

Il terremoto sul fronte del personale non è affatto finito. Volkswagen ha annunciato di avere fra l’altro un nuovo capo della comunicazione: Hans Gerd Bode, finora portavoce di Porsche. Sostituirà Stephan Gruehsem. A rendere estremamente incerto il futuro di un’impresa che costituisce il pilastro della buona fama del made in Germany sono comunque in queste ore soprattutto le speculazioni sul possibile ammontare dei costi cui dovrà far fronte: 5 miliardi di dollari di richieste di danni potrebbero arrivare dalla class action Antitrust negli Usa.

Ma secondo i calcoli delle banca regionale del Baden-Wuerttenberg si potrebbe arrivare fino a 47 miliardi di euro di danni complessivi. E questo senza contare gli effetti del colpo all’immagine.

(Rosanna Pugliese/Ansa)

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