Obama e Papa non fermano la follia delle armi in Usa

Community members attend a candlelight vigil at Stewart Park for those killed during a shooting at Umpqua Community College in Roseburg, Ore., Thursday, Oct. 1, 2015. (ANSA/AP Photo/Gosia Wozniacka)
Community members attend a candlelight vigil at Stewart Park for those killed during a shooting at Umpqua Community College in Roseburg, Ore., Thursday, Oct. 1, 2015. (ANSA/AP Photo/Gosia Wozniacka)
Community members attend a candlelight vigil at Stewart Park for those killed during a shooting at Umpqua Community College in Roseburg, Ore., Thursday, Oct. 1, 2015. (ANSA/AP Photo/Gosia Wozniacka)

NEW YORK. – La follia delle armi non si ferma in America. Nonostante il recente appello di Papa Francesco davanti al Congresso a fermarne il commercio. E nonostante la determinazione con cui il presidente Barack Obama ha tentato in questi anni varare una stretta sulla impressionante diffusione di pistole e fucili nel Paese.

Dati alla mano quella dell’Umpqua Community College a Rosenburg, in Oregon, è la 45/a sparatoria in una scuola o in un campus universitario nel 2015. Con un bilancio di vittime – stando a un primo bilancio – pari a quello della Columbine.

Senza contare che solo nel corso dell’estate sono state oltre 3 mila negli Stati Uniti le persone uccise da un’arma da fuoco, a cui si devono aggiungere oltre 8 mila feriti. Numeri impressionanti.

Del resto chiunque – un ragazzino, oppure una persona con disturbi mentali o con precedenti penali – in molti stati Usa può facilmente acquistare un’arma da fuoco, anche nei grandi magazzini. Non solo: chi non compra le armi le trova in casa.

Negli Usa una famglia su tre possiede un’arma. E in circolazione ce ne sono da 270 a 310 milioni. Anche così si spiega l’inquietante frequenza con cui avvengono assassinii di massa. “In nessun Paese civile succede quello che succede da noi”, era stato il grido di dolore e di rabbia di Barack Obama all’indomani della strage di afroamericani nella chiesa di Charleston.

E il Pontefice la scorsa settimana nel suo storico intervento a Capitol Hill, davanti ai membri del Congresso che continuano a bloccare anche la minima riforma, aveva usato parole forti: “Bisogna fermare il commercio delle armi. Perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo – aveva concluso amaramente Bergoglio – la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente”.

“Affrontare il nodo della violenza con armi da fuoco resta una priorità del presidente Obama”, ha quindi dichiarato subito dopo la notizia della strage in Oregon il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Non nascondendo la frustrazione di un presidente che non ha visto la volontà di cambiare le cose nenache dopo la strage di bambini della Sandy Hook Elementary School.

E che nell’agenda del suo secondo mandato aveva messo tra le priorità proprio un’azione decisa contro la vendita delle armi da fuoco – a partire dai fucili d’assalto in stile militare – e dei cosiddetti ‘supercaricatori’ in grado di contenere decine di proiettili.

Ma neanche l’obiettivo minimo, quello di rendere obbligatori in tutto il Paese i cosiddetti ‘background check’ è stato raggiunto. Permetterebbero di fare controlli severi su chiunque voglia acquistare un’arma.

Obama non è comunque intenzionato a mollare, nonostante la forza della potenstissima lobby dei costruttori e dei possessori di armi. E il presidente sa ora che la sua azione può essere rafforzata proprio dal messaggio, forte, di Papa Francesco.

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