Bergoglio: l’attenzione del Papa, tra polemiche e forzature esterne

Pubblicato il 03 ottobre 2015 da redazione

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CITTA’ DEL VATICANO. – Un’attenzione vera, legata alle persone, alle storie familiari, alle difficoltà e alla complessità dell’omosessualità: così Papa Francesco ha affrontato fin dai primi mesi del suo pontificato un tema delicato come la presenza dei gay nella società e sopratutto nella Chiesa.

Ricevendo encomi e ringraziamenti sinceri, ma anche tante “forzature” di chi ha voluto tirarlo da una parte o dall’altra. Tuttavia il pensiero di Jorge Bergoglio è stato sempre chiaro, fin dai tempi di Buenos Aires: “L’omosessualità è sempre esistita” ma “non era mai successo nella storia che si cercasse di darle lo stesso status del matrimonio”, anche perché il rischio è quello di danneggiare i bambini, disse da arcivescovo.

Arrivato al soglio pontificio, Francesco si è poi scontrato quasi subito con quella che è stata definita in Vaticano la “lobby gay”. In una conversazione privata con alcuni componenti la Confederazione dei Religiosi Latinoamericana e dei Caraibi nel giugno 2013, il nuovo pontefice parlò apertamente di corruzione nella curia romana: “Nella Curia c’è gente santa, santa davvero. Ma esiste anche una corrente di corruzione, anche questa esiste, è vero. Si parla di una lobby gay ed è vero, è lì… Ora bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo”.

E che qualche avvicendamento poi ci sia stato a proposito non è proprio da escludere. Poco più di un mese dopo, il 29 luglio al ritorno dal suo primo viaggio internazionale a Rio de Janeiro, da Papa Francesco però arriva il chiarimento sulla dimensione personale della questione: la lobby gay non va bene, perché non vanno bene le lobby, ma circa i gay ”io non giudico, se è una persona di buona volontà, chi sono io per giudicare?”.

“Non ho trovato carte d’identità di gay in Vaticano – aggiunse parlando ai giornalisti a bordo dell’aereo papale – dicono che ce ne sono, credo che si deve distinguere il fatto che è gay dal fatto che fa lobby”.

Parole che fecero quasi gridare al miracolo gran parte della comunità omosessuale italiana e mondiale, sorprendendo anche gli esponenti politici più sensibili alla tematica. Tanto che nel dicembre 2013 “The Advocate”, la più antica rivista della comunità omosessuale degli Stati Uniti, lo nominò “Persona dell’anno 2013”, con tanto di copertina dedicata.

Il percorso del pontificato ha continuato ad essere improntato all’attenzione di Bergoglio, non sempre gradita al mondo omosessuale: come quando ai superiori generali delle congregazioni religiose disse che le unioni gay, in particolare quelle in cui sono presenti dei figli, pongono alla Chiesa “sfide nuove” sul piano educativo ancora “difficili da comprendere. E a quei ragazzi e ragazze “bisogna stare attenti a non amministrare un vaccino contro la fede”.

E non sono mancati anche gli scogli e le difficoltà: come nel caso del nuovo (e al momento ancora senza “gradimento”) ambasciatore francese in Vaticano, quel Laurent Stefanini diplomatico apprezzato ma che non ha nascosto la sua omosessualità, motivo che per il quale il suo posto è ancora vacante, pare proprio per il no di Francesco, ambasciatore mai insediato, non sostituito e invece difeso strenuamente da Parigi.

Ma è il recente viaggio in Usa che fa comprendere bene come il Papa sia attento a tutti gli aspetti della complessa tematica: da una parte l’incontro top secret con Kim Davis, la controversa funzionaria di una contea del Kentucky finita in prigione per essersi rifiutata di concedere licenze matrimoniali a coppie gay.

Dall’altra, nella stessa occasione a Washington, l’incontro con un gay dichiarato e il suo compagno, vicenda chiarita in un secondo momento da padre Federico Lombardi “Il Sig. Yayo Grassi è un ex alunno argentino, che il Papa aveva già incontrato altre volte in passato, e che aveva chiesto di presentargli sua madre e alcuni amici in occasione della sua permanenza a Washington. Come è noto – ha spiegato il direttore della sala stampa della Santa Sede – il Papa conserva molti rapporti personali motivati pastoralmente con un atteggiamento di gentilezza, di accoglienza e di dialogo”.

Ovvero, tutto il concentrato della “politica” di Bergoglio sui gay.

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