Bombe Nato a Kunduz su ospedale Msf, strage di medici

Pubblicato il 03 ottobre 2015 da redazione

A handout file picture made available on 01 October 2015 shows members of the humanitarian aid organisation Medecins Sans Frontieres (MSF) (Doctors without borders) treating injured people in a hospital in Kunduz, Afghanistan, 30 September 2015. EPA/MEDICINS SANS FRONTIERES

A handout file picture made available on 01 October 2015 shows members of the humanitarian aid organisation Medecins Sans Frontieres (MSF) (Doctors without borders) treating injured people in a hospital in Kunduz, Afghanistan, 30 September 2015. EPA/MEDICINS SANS FRONTIERES

KABUL. – Un ospedale dell’organizzazione umanitaria ‘Medici senza Frontiere’ (Msf) è stato letteralmente sventrato a Kunduz City, nel nord dell’Afghanistan, in un attacco aereo notturno, realizzato da velivoli Usa della Nato, che ha causato una strage di almeno 19 fra medici, civili ricoverati e persone addette alla sicurezza, ferendo anche altre 37 persone.

Tra le vittime anche tre bambini. La tragedia è avvenuta mentre nel ‘Trauma Center’ di Msf erano in corso vari interventi chirurgici per salvare la vita di persone vittime del conflitto che da lunedì impegna centinaia di talebani, che hanno occupato la città, e le forze di sicurezza afghane.

Le bombe, hanno riferito testimoni oculari, sono cadute per decine di minuti a partire dalle 2.15, seminando morte e distruzione. E questo mentre i responsabili di Msf tentavano in “febbrili telefonate” alla Nato e a Washington di mettere fine all’incubo.

Adil Akbar, medico in servizio la notte scorsa, ha confermato che “le bombe hanno reso inutilizzabile la sala operatoria, il pronto soccorso e altri settori dell’ospedale”. Va detto che quando è scattata l’emergenza, la struttura operava al massimo delle sue capacità, con 105 pazienti accompagnati da famigliari e 80 membri del personale nazionale ed internazionale.

Subito dopo il primo comunicato di Msf con i particolari dell’attacco, il portavoce del contingente militare americano in Afghanistan, Brian Tribus, rendeva noto che “un bombardamento aereo a Kunduz City contro individui che minacciavano le nostre forze (…) potrebbe avere causato danni collaterali ad una struttura medica della città”. Più tardi toccava al portavoce del ministero dell’Interno afghano, Siddiq Siddiqi, affrontare i media per dare una spiegazione dell’accaduto.

Dentro l’ospedale, ha detto a Kabul, “si nascondevano 10-15 terroristi” che “sono stati tutti uccisi. Ma fra le vittime, ha concluso, “ci sono stati anche dottori”.

In serata il comandante della missione Nato ‘Resolute Support’, gen.John Campbell, telefonava al presidente afghano Ashraf Ghani dandogli “spiegazioni” sul raid aereo e offrendo “condoglianze” ai famigliari delle vittime.

Ribadendo la sua condanna e confermando la morte di nove membri dello staff, il responsabile per l’Afghanistan di MSF, Guilhem Molinie, ha ricordato che “tutte le parti nel conflitto, compreso a Kabul e a Washington erano state chiaramente informate della precisa localizzazione – con coordinate GPS – delle nostre strutture: ospedali, guest house, uffici e una unità di stabilizzazione avanzata a Chardara”.

Di fronte all’enormità dell’accaduto, la Missione dell’Onu in Afghanistan (Unama), il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) e la ong Emergency di Gino strada, che pure ha ospedali nel Paese, hanno condannato il bombardamento.

Il responsabile dell’Unama, Nicholas Haysom, ha definito l’operazione aerea “tragica e devastante”. “Gli ospedali che ospitano pazienti e personale medico – ha detto – non dovrebbero mai essere oggetto di attacchi” né, in base al diritto umanitario internazionale, “utilizzati a fini militari”.

Il responsabile dei diritti umani alle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha ipotizzato che il
bombardamento potrebbe configurarsi come “crimine di guerra”, se l’indagine dovesse provare che l’ospedale è stato colpito intenzionalmente.

Da parte sua, il capo della delegazione afghana del Cicr, Jean-Nicolas Marti, ha parlato di “tragedia agghiacciante”. Simili attacchi contro operatori e strutture sanitarie indeboliscono la capacità della organizzazioni umanitarie di assistere gli afghani quando essi ne hanno più bisogno”.

Infine Emergency in una nota in cui ha espresso solidarietà a Msf, ha anche sostenuto che la “violenza e l’instabilità in cui sta precipitando l’Afghanistan rende sempre più difficile garantire l’attività degli operatori umanitari e questo rischia di tradursi in un ulteriore danno per la popolazione”.

(di Maurizio Salvi/ANSA)

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