Siglato storico accordo libero scambio tra Usa e 11 Paesi del Pacifico

United States Trade Representative Michael Froman (C) is flanked by international counterparts during the closing press conference after an agreement was reachef by twelve Trans-Pacific Partnership (TPP) member countries, in Atlanta, Georgia, USA, 05 October 2015. EPA/ERIK S. LESSER
United States Trade Representative Michael Froman (C) is flanked by international counterparts during the closing press conference after an agreement was reachef by twelve Trans-Pacific Partnership (TPP) member countries, in Atlanta, Georgia, USA, 05 October 2015. EPA/ERIK S. LESSER
United States Trade Representative Michael Froman (C) is flanked by international counterparts during the closing press conference after an agreement was reachef by twelve Trans-Pacific Partnership (TPP) member countries, in Atlanta, Georgia, USA, 05 October 2015. EPA/ERIK S. LESSER

NEW YORK. – Gli Stati Uniti e 11 Paesi del Pacifico hanno siglato lo storico accordo Tpp, costato 8 anni di difficili trattative e istituisce la più estesa zona di libero scambio al mondo, sancendo quella che potrebbe essere la più importante eredità lasciata da Obama in politica estera.

Il cosiddetto Trans-Pacific Partnership (Tpp) abbatterà le barriere al commercio e – secondo i negoziatori – aumenterà il lavoro e gli standard ambientali tra le nazioni che rappresentano circa il 40% della produzione economica mondiale, escludendo per ora la Cina.

Prevede anche l’adeguamento degli standard commerciali in una vasta area dell’Asia-Pacifico. L’accordo dovrà essere approvato ora dal Congresso americano e dai governi degli altri 11 Paesi, ma per il presidente americano, che lo considerava una delle priorità assolute del suo secondo mandato, nonostante le opposizioni di un’ala del suo stesso partito, i repubblicani, ambientalisti e sindacati, è già una vittoria, anche se sofferta.

Soprattutto considerando lo stallo sull’altro progetto commerciale che sta a cuore ad Obama, il Ttip negoziato con l’Unione europea, le cui trattative, pure complicate, sono in corso da due anni.

Il Tpp è stato firmato tra Usa e 11 Paesi dell’area del Pacifico e del sud-est asiatico: Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Perù, Cile, Vietnam, Singapore, Brunei e Malesia. Undici Paesi che rappresentano un terzo del commercio globale e il 40% dell’economia mondiale, con un pil complessivo di circa 28 mila miliardi di dollari.

L’intesa è stata raggiunta dopo un ultimo round di negoziati serrati ad Atlanta, in Georgia, dopo che a luglio le trattative sembravano essersi arenate con un nulla di fatto. Ma nelle ultime settimane, c’è stata un’offensiva di Obama con i partner per sollecitarli a riprendere i colloqui.

Nell’intesa c’è il Giappone, ma non la Cina. E questo rientra nel programma di Obama di spostare gli interessi degli Usa verso il Pacifico, il cosiddetto “pivot to Asia”, anche per contrastare il dilagare di Pechino.

“Non possiamo lasciar scrivere le regole dell’economia globale a Paesi come la Cina”, ha detto subito dopo l’accordo Obama, il quale ha poi garantito che l’intesa “livella il terreno di gioco per i nostri agricoltori, allevatori e industriali” e “dà ai nostri lavoratori l’equa chance di successo che spetta loro”. Poi ha assicurato: “Gli americani avranno mesi per leggere ogni singola parola del trattato”.

L’ultima disputa risolta ha riguardato la protezione di brevetti farmaceutici, ma i colloqui difficili si sono avuti anche per il settore auto, i latticini e in generale la proprietà intellettuale. Ora la parola spetta al Congresso Usa che dovrà ratificarlo. E già si prevede una lunga battaglia.

(di Gaetana D’Amico/ANSA)

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