Migranti: strage nel Mediterraneo, Turchia apre 6 centri

Refugees rush to the beach as they arrive on a dinghy from the Turkish coast to the northeastern Greek island of Lesbos, Monday, Oct. 5, 2015. (ANSA/AP Photo/Muhammed Muheisen)
Refugees rush to the beach as they arrive on a dinghy from the Turkish coast to the northeastern Greek island of Lesbos, Monday, Oct. 5, 2015. (ANSA/AP Photo/Muhammed Muheisen)
Refugees rush to the beach as they arrive on a dinghy from the Turkish coast to the northeastern Greek island of Lesbos, Monday, Oct. 5, 2015. (ANSA/AP Photo/Muhammed Muheisen)

BRUXELLES. – Non si arresta l’ecatombe dei migranti nel Mediterraneo. Il tragico bilancio dei morti, da inizio anno, ha raggiunto quota tremila. Gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) sono un bollettino di guerra: un centinaio le vittime nelle ultime 48 ore al largo della Libia.

In questo quadro drammatico Bruxelles porta a casa un’intesa cruciale con Ankara per tamponare l’emorragia dei profughi verso l’Ue, mentre venerdì mattina il primo gruppo – una ventina di eritrei – sarà ricollocato dall’Italia alla Svezia, in arrivo dall’hotspot sperimentale di Lampedusa.

Non senza un confronto a tratti aspro, alla fine il presidente Recep Tayyip Erdogan nella sua visita a Bruxelles ha dato il suo ok ad un accordo di principio per un piano d’azione con cui si impegna ad aprire sei centri di accoglienza; far lavorare i profughi, garantendo loro accesso a scuole e sanità; rafforzare l’attività della Guardia costiera anche nella collaborazione con quella greca (il premier Alexis Tsipras ha annunciato l’apertura di cinque hotspot sulle isole); ed un’accelerazione su registrazioni e riammissioni.

Il piano però, evidenzia la portavoce della Commissione Ue Natasha Bertaud, “è ancora una bozza.

Dovrà essere discusso e approvato da entrambe le parti”. “Mai decisioni sono state prese a tale velocità”, sottolinea il presidente dell’esecutivo Ue Jean Claude Juncker parlando all’Europarlamento e avvertendo l’assemblea (che nelle prossime settimane sarà chiamata a votare sul punto): “La Turchia deve essere inclusa nella lista europea dei Paesi di origine sicura, altrimenti possiamo mettere fine ai negoziati per l’adesione” e con questo dare l’addio (non lo dice ma è chiaro) alla cooperazione sulla crisi dei migranti.

Sul piatto della bilancia per siglare l’intesa l’Ue, oltre all’inclusione nella lista, ha messo anche una stretta ai tempi per liberalizzare i visti. Il monito vale anche per i 28. All’ultima riunione degli ambasciatori (Coreper) il fronte del no sul dossier è stato nutrito. Per questo la discussione sull’argomento al consiglio Affari interni di giovedì – dove si punta ad arrivare ad una decisa stretta sui rimpatri – per ora è stata inserita solo come punto informativo.

Oggi un nuovo incontro dei diplomatici, alla luce di questa intesa, e dopo i colloqui tra Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il presidente francese Francois Hollande, potrebbe avere un nuovo impulso. Proprio ieri Berlino ha deciso che il coordinamento delle politiche sull’emergenza profughi sarà gestito direttamente dalla cancelleria e affidato al delegato Cdu Peter Altmaier.

“Dobbiamo collaborare con la Turchia perché non abbiamo alternative”, ammonisce il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk che spiega: Ankara ci ha messo in guardia, “altri tre milioni di potenziali rifugiati possono arrivare da Aleppo e dai suoi sobborghi”. Descrivendo la trattativa con Erdogan Tusk assicura “che non ci sono stati solo gesti affettuosi”.

Poi il presidente del Consiglio europeo lancia un appello alla responsabilità di tutti sulla difesa delle frontiere esterne, facendo un riferimento esplicito a Italia, Grecia, Ungheria e Slovacchia, scatenando le reazioni degli europarlamentari Pd, che proprio non ci stanno ad essere messi sullo stesso piano di Budapest.

(Patrizia Antonini/Ansa)