Lorenzini, una “rivoluzione” per dare trasparenza al Consolato

Pubblicato il 07 ottobre 2015 da redazione

Da sinistra: il Console Mauro Lorenzini; Erica Berra, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Caracas; Aldo Volini, dell’Ambsaciata d’Italia; l’Ambasciatore Silvio Mignano; Sandra Vitale, del Consolato d’Italia.

Da sinistra: il Console Mauro Lorenzini; Erica Berra, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Caracas; Aldo Volini, dell’Ambsaciata d’Italia; l’Ambasciatore Silvio Mignano; Sandra Vitale, del Consolato d’Italia.

CARACAS – Tutto sommato, nonostante qualche smagliatura, reputa positivo il bilancio della sua gestione fino ad oggi. Dopo appena sette mesi, giorno più, giorno meno, a capo del nostro Consolato Generale di Caracas, Mauro Lorenzini si dice soddisfatto per quanto fatto e dei risultati ottenuti.

Non sarà stata, forse, una vera e propria “rivoluzione” ma le decisioni prese, in pochi mesi, hanno provocato reazioni opposte. Consenso e adesione, avversione e insofferenza. Ma, si sa, è sempre stato così. Il nostro Consolato Generale a Caracas, nel bene e nel male, è sempre stato nell’occhio dell’uragano. Lo è stato negli anni di fuoco della nostra emigrazione; lo è stato nei momenti di prosperità economica e di tranquillità politica; e lo è oggi, in una nazione che non è più “la Venezuela Saudita” – Sanin dixit – e attraversa una crisi economica e istituzionale dagli sviluppi imprevedibili.

– Il bilancio, a mio avviso, è abbastanza positivo – ci dice senza nascondere la propria soddisfazione -. Ovviamente, non mi sono potuto occupare di tutto. Per il momento, mi sono dedicato a correggere delle irregolarità…

– Le anomalie cui fece cenno nel corso della prima intervista concessa alla Voce…

– Si – prosegue -. Anomalie che ho riscontrato, delle quali ho fatto una ricognizione precisa… e che, in coordinamento con l’Ambasciata, sono state corrette. Mi sia permesso indicarne una: il modo poco trasparente in cui purtroppo funzionava il Consolato. Ad esempio, l’accesso ai servizi non era regolato. Avveniva attraverso favori, amicizie e contatti con impiegati che lavoravano qui, tra l’altro, in maniera del tutto illegale. Insomma, l’accesso ai servizi del Consolato avveniva in maniera informale.

Spiega, quindi, che questo è il primo problema di cui si è occupato, preoccupato di “garantire che l’accesso avvenga secondo regole ben chiare”. In pratica, il sistema di prenotazione online. Ma non solo.

– Sì – afferma -, attraverso il sistema di prenotazione “on-line” ma anche attraverso altri procedimenti codificati… incluso per le emergenze. In questo Consolato – precisa -, non c’era un sistema che codificasse l’accesso nei casi di emergenza. Adesso esiste.
Il Console Lorenzini ammette che le nuove disposizioni possono aver creato disagi “poiché, l’accesso ai servizi può sembrare più difficile”.

– Prima ci si recava in Consolato, si faceva la fila e, comunque, si entrava – commenta -. Oggi, non è più così.

E prosegue:
– Parallelamente alla regolazione dell’accesso, abbiamo migliorato molto le informazioni postate nel nostro sito web. Quindi, le persone che venivano a chiedere anche cose molto semplici, ora hanno uno strumento rinnovato e potenziato. Invito tutti a visitarlo. Sono tante, tantissime le informazioni contenute in esso, molte di più di quante ce ne fossero in precedenza.

– Il sito web del Consolato sarà sicuramente uno strumento assai valido; un aiuto per chi ha familiarità con le nuove tecnologie. E chi, al contrario, non ha questa dimestichezza o, addirittura, non possiede un computer?

La risposta del Console Lorenzini è immediata:
– Abbiamo riscontrato che molte persone si recavano in Consolato per chiedere informazioni molto semplici. Ad esempio, come trascrivere l’atto di nascita dei figli. Oppure, cosa fare per rinnovare il passaporto del nonno che è molto anziano. Tutte queste informazioni, oggi, si ottengono in italiano, o in spagnolo, nel nostro sito web.-

Per chi non ha dimestichezza con le nuove tecnologie e non sa navigare in Internet, spiega che sono in corso lavori all’ingresso della sede del Consolato per offrire un miglior servizio all’utenza in cerca d’informazione.

– Il numero di coloro che si recano in Consolato, essendoci il sistema degli appuntamenti on-line, si è ridotto in maniera considerevole. Anche così, tutti i giorni vi sono connazionali che fanno la fila fuori dal Consolato. L’utente, il cittadino è obbligato ad attendere fuori, in una città la cui pericolosità è a tutti nota, quando dentro ci sono spazio e sedie. Abbiamo potuto costatare che si fa attendere fuori anche persone di una certa età. E devono attendere pazientemente anche se munite di regolare appuntamento. C’è chi preferisce arrivare un po’ prima, nel timore di perdere l’appuntamento ottenuto dopo ore trascorse al computer; c’è chi esce prima da casa per paura di un ritardo dovuto al traffico caotico della capitale. C’è poi chi viene dalla provincia, per documenti che i viceconsolati non sono in condizione di rilasciare… Perché non permettere loro di attendere il proprio turno in un ambiente accogliente, comodo e, soprattutto, sicuro?

– Per evitare inutili attese fuori dal Consolato – spiega il nostro intervistato – abbiamo provveduto al sistema di regolazione delle entrate. Prima del mio arrivo, c’erano persone che facevano le file alle porte del Consolato quando era ancora notte fonda in una città, come lei ben dice, pericolosa. Il motivo dei lavori che si stanno realizzando sono essenzialmente due. Il primo – spiega -, quello di potenziare la sicurezza della sede.

Sottolinea che “il Consolato è una rappresentazione del governo italiano in un Paese straniero”. Quindi, vi sono requisiti di sicurezza che vanno rispettati; requisiti che, spiega il Console Lorenzini, sono oggi più severi poiché “è stato deciso di innalzare il livello di sicurezza” di fronte all’incremento della criminalità nel Paese.

– E’ nostro dovere – precisa – tutelare la sicurezza di chi è dentro la struttura consolare: di chi vi lavora e dell’utenza. C’è poi la sicurezza del materiale custodito in Consolato. Comunque sia, oggi l’attesa in strada è più breve. Il controllo persona per persona bisogna comunque eseguirlo…

– C’è il “metal detector” che rileva la presenza di oggetti metallici… se si volesse entrare armati…

– Stiamo cercando di velocizzare anche i controlli col “metal-detector” – afferma -. Una volta conclusi i lavori in corso, si permetterà l’entrata alle persone e poi si eseguirà il controllo a ognuna di esse. Si eviterà, così, l’attesa in strada. E questa, devo dire, è stata una mia decisione.
Inoltre, aggiunge che, per venire incontro alle persone anziane, “è stato deciso di permettere a chi ha più di 75 anni l’accesso a tutti i servizi senza prenotazione”.

– Mi sono reso conto – ci dice – che le persone di una certa età non hanno dimestichezza con i computer, con le nuove tecnologie. E non tutti hanno una persona alla quale chiedere aiuto. Molti giovani venivano da noi preoccupati per i genitori anziani, non riuscendo a prendere l’appuntamento. Ho anche notato che si tratta di un numero importante di casi. E allora, abbiamo deciso di aprire il consolato a tutti i cittadini oltre i 75 anni di età. A loro non è richiesto l’appuntamento on-line.

– E’ stato un provvedimento, almeno questo, assai apprezzato… Ogni volta che si parla di servizi consolari, non si può fare a meno di chiedersi cosa si stia facendo per smaltire le pratiche arretrate, quelle che non mancano mai sulle scrivanie dei funzionari o sono dimenticate in qualche cassetto…

Scuote la testa e con estrema franchezza ci dice:
– Il bilancio, per quel che riguarda gli arretrati, non è completamente positivo. E questo a causa dell’enorme numero di pratiche da smaltire. Da circa un mese stiamo affrontando il problema con una “task force” speciale. Nonostante l’esiguità del personale, ho ritenuto opportuno assegnare ad un gruppo di loro il solo compito di lavorare sugli arretrati. Sono essenzialmente pratiche di Stato Civile. Inoltre, stiamo cercando di organizzarci in modo da essere in condizione di dare una risposta sui tempi. Le persone chiamano, vogliono sapere a che punto è la loro pratica…

Identificato il problema, tracciata la strategia. Il Console Lorenzini ci dice che è stata fatta una diligente ricognizione degli arretrati e, stando alle sue proiezioni, a febbraio del prossimo anno non ce ne dovrebbero più essere. E così il Consolato finalmente dovrebbe cominciare a lavorare a pieno regime.

– Questo – precisa subito – per quel che riguarda gli atti di Stato Civile presentati dai connazionali dopo aver preso l’appuntamento. Restano gli arretrati accumulati nei due anni precedenti al mio arrivo. Sono un numero importante…

Positivo è il bilancio del Console sul personale del Consolato; un organico, è il caso di dirlo, molto limitato tenuto conto del volume di lavoro.

– Fino a ieri – spiega il Console Lorenzini -, il problema che più temevo erano gli avvicendamenti. Ogni anno – prosegue -, un numero di persone viene trasferito in altra sede o rientra a Roma. Entro dicembre è previsto che siano trasferiti 8 impiegati. Ne saranno sostituiti 5. Il panorama è meno preoccupante di quanto lo fosse al mio arrivo. Allora mi era stato detto che ne avrebbero sostituito solamente uno.

Nonostante la decurtazione, che a nostro avviso è sempre assai importante tenuto conto della situazione del Paese e della quantità di pratiche che sono richieste al Consolato, il nostro intervistato ritiene che comunque si potrà realizzare un lavoro efficace. L’arrivo del Console di Caracas, poi, gli permetterà di dedicarsi alla provincia venezuelana.

– E’ mia intenzione – assicura – visitare tutti i vice-consolati e Consolati Onorari, le autorità regionali e incontrare le nostre comunità. Non l’ho potuto fare fino ad oggi, è mia intenzione farlo nella seconda parte dell’anno.

Una trasformazione radicale; una vera e propria metamorfosi. Il Console Lorenzini, nel tracciare il suo bilancio, ci presenta un Consolato Generale d’Italia in cui è in corso una “rivoluzione” allo scopo di offrire un servizio trasparente ed efficiente. Ma, nel frattempo, sono tante le domande che si pongono i nostri connazionali. E delle quali la Voce si fa “cassa di risonanza”.

– Sono varie le critiche che si muovono oggi al Consolato. In passato, quando si cercò di stabilire il sistema degli appuntamenti on-line, ci si accorse che la richiesta era tale che per smaltirla era necessario molto tempo. Cominciarono a fissare appuntamenti dopo mesi e anche dopo un anno. Oggi non è più così non perché il volume si sia ridotto ma perché il sistema on-line applicato dal Consolato permette un numero ridotto di appuntamenti. Tanti e non più. Mi sono stati segnalati casi di connazionali che ci provano da mesi e di altri che dopo numerosi tentativi, si sono visti obbligati a ricorrere ai gestori. Si è fatto un bilancio? Si è parlato con gli utenti? Si sono studiate alternative? Se così fosse, quali sono? Che cosa consiglia ai connazionali?

La domanda non coglie di sorpresa il nostro Console che risponde:
– Il sistema degli appuntamenti ci ha permesso di monitorare, in maniera più attenta, la domanda dei servizi consolari. Ora abbiamo i numeri. Sappiamo quali sono i servizi più richiesti. Questo tipo di monitoraggio – prosegue – ci ha permesso di interagire con l’utente; di capire, ad esempio, come prepara la documentazione. E’ vero, come lei dice – ammette -, che la stragrande maggioranza degli utenti che accede ai servizi di stato civile e, quindi, di cittadinanza non lo fa a titolo personale ma in maniera indiretta. È una realtà di cui siamo coscienti. I connazionali si rivolgono a persone che preparano, istruiscono la pratica. La trascrizione di un atto civile implica procurarsi l’atto originale, farlo legalizzare a più parti, procurarsi le postille, farlo tradurre…

– Insomma, è un cammino assai lungo e tortuoso. Non dovrebbe essere così, ma è questa la realtà. Risulta più economico pagare un gestore che non trascurare il proprio lavoro e passare ore di fronte ad un computer nella speranza di entrare nel sistema e ottenere l’appuntamento o cercare di non perdersi nei meandri della burocrazia alla ricerca di una postilla, un timbro o una traduzione legalizzata…

– Circa il 90 per cento di chi accede ai servizi di Stato Civile – ammette il nostro Console Generale – lo fa indirettamente attraverso dei professionisti; persone che fanno questo lavoro da anni. Insomma, gente esperta che si occupa di istruire una pratica. Dopo il monitoraggio, abbiamo deciso di realizzare la mappatura dei gestori. E’ un lavoro che farò personalmente. Parlerò con loro individualmente.

Prerogativa e beneficio. Spiega che è in analisi la possibilità di creare “canali preferenziali esclusivi per gestori”. Insomma, questi non avrebbero più bisogno di appuntamento. E ciò, in opinione del Console Lorenzini, alleggerirebbe l’accesso ai servizi.

– E’ un progetto sul quale si sta lavorando – prosegue -. Chi vorrà realizzare una pratica personalmente potrà ottenere l’appuntamento con maggior facilità. E il lavoro dei gestori avverrà alla luce del sole. Avere un rapporto fiduciario con il gestore ci permette di conoscere la provenienza dei documenti. Regolare l’accesso indiretto ci permette di alleggerire il sistema degli appuntamenti.

– Ci si lamenta di una antipatica discriminazione. I cittadini italiani godono di una corsia preferenziale rispetto a quelli italo-venezuelani. Perché? Si è detto che la corsia preferenziale era soltanto per i cittadini con un unico documento, quello italiano, scaduto. Se il documento è scaduto, perché non permettere loro di recarsi in Consolato senza passare per il sistema degli appuntamenti? Se quest’urgenza non esiste, perché la corsia preferenziale? Il documento dovrebbe essere rinnovato con tempo…

– Forse – spiega il Console – quest’opinione si è creata perché non è stato capito bene il funzionamento di questo principio. L’unico caso in cui i cittadini italiani hanno accesso al nostro Consolato senza appuntamento è quando hanno il documento scaduto. E non, come dice lei, perché non hanno provveduto a rinnovarlo con tempo. Come lei sa, i cittadini italiani devono recarsi dalle autorità locali a scadenze prefissate per rinnovare la “cèdula”, la Carta d’Identità locale. Su questo documento c’è scritta la parola “straniero”. Accade allora che un cittadino, quando riesce ad ottenere l’appuntamento per il rinnovo della “cèdula”, si rende conto d’avere il passaporto scaduto o che è in scadenza. Noi, allora, dobbiamo rilasciare un nuovo passaporto immediatamente, altrimenti il connazionale resterebbe indocumentato. Con passaporto scaduto e “cèdula” scaduta potrebbe essere arrestato. In questo caso, sarei io il responsabile.

Sottolinea che “l’unica corsia preferenziale ha una motivazione precisa”.
– E – ribadisce – è volta ad evitare che la persona che non ha altro tipo di documento valido possa essere fermata e arrestata. Quindi – prosegue per non lasciare adito a dubbi – l’unica possibilità che resta è quella di evitare che perda tempo chiedendo l’appuntamento on-line. Ogni giorno ci sono connazionali che vengono in Consolato con il documento scaduto. Insisto, è l’unico caso che permette ai soli cittadini italiani di entrare in Consolato senza appuntamento. In nessun altro caso è permesso. Non vi sono discriminazioni tra cittadino italiano e italo-venezuelano.

– Al suo arrivo, molti digitatori che lavoravano presso il Consolato sono stati licenziati. Lei ha affermato che il provvedimento è stato preso per sanare situazioni irregolari. Oggi il personale del Consolato è insufficiente per sbrigare il volume di lavoro. Nonostante la buona volontà dei funzionari, è difficile espletare tutte le pratiche. Perché, anche se in numero minore, non si assume personale in loco?

– La normativa vigente, parlo di quella italiana – spiega -, ci assegna risorse per metterci in condizione di contrattare digitatori a tempo determinato. Purtroppo, è subentrata una normativa legale venezuelana che ha complicato il ricorso alla mano d’opera temporanea. Ha ristretto i casi in cui vi si può ricorrere ed anche il numero di persone che si possono contrattare a tempo determinato. Il caso cui lei fa riferimento, e che ho riscontrato quando sono arrivato in Consolato, non rispettava la normativa italiana, poiché aveva trasformato contratti determinati in contratti a tempo indeterminato, poiché erano sempre rinnovati. E, per lo stesso motivo, non era legale per la normativa venezuelana. Ho quindi dovuto porre punto finale a queste collaborazioni che non erano in linea né con la legislazione italiana né con quella venezuelana.

Detto ciò, il Console Lorenzini ammette che c’è bisogno di aiuto. Insomma, che “sono necessarie persone ausiliare, anche solo per mansioni semplici”. Ad esempio, per l’invio della corrispondenza o della posta elettronica ai Comuni o per riordinare i fascicoli.

– Mi sono rivolto a tre ditte di lavoro in “outsourcing” – ci dice -. Ho deciso di istaurare un rapporto di collaborazione non più con le singole persone, che erano selezionate non so bene in base a quali criteri, ma con aziende che operano legalmente nel paese. Ho chiesto a queste ditte di fornirmi dei profili adatti a lavorare in Consolato.

Delusione e frustrazione. Afferma che “nonostante l’impegno profuso”, non si riesce a trovare persone con il “profilo adeguato per lavorare in Consolato”.
– Sono stati contrattati, per il momento – informa – cinque giovani a tempo determinato. Sono contratti di quattro mesi. Alla loro scadenza, saremo obbligati a interrompere la collaborazione, per essere in regola con la normativa legale italiana e venezuelana. E’ assai difficile trovare il profilo adeguato. La conoscenza dell’italiano non è molto diffusa. Comunque, abbiamo regolarizzato una situazione. E questo è un aspetto molto positivo. Oggi si agisce in maniera totalmente trasparente.

– Siano a conoscenza di numerose irregolarità nella presentazione dei documenti. Irregolarità di cui lei è a conoscenza: titoli di studio falsi, documenti con postille false e così via… E’ ancor più grave, e lei mi corregga se non è vero, che alcune di queste irregolarità sarebbero responsabilità di persone che, per il loro ruolo, dovrebbero proteggere la comunità e avere una condotta irreprensibile. In Italia, se si registra un documento falso, scatta la denuncia presso gli uffici competenti. E’ lo stesso per il Consolato? Sono state fatte denunce?
Non nega, anzi, conferma.

– Sì – ammette -, il problema riguarda essenzialmente le postille. Possiamo affermare che interessa, nel 90 per cento, l’atto postillato dal ministero degli Esteri. Si è riscontrato, e si continua a riscontrare un certo numero di postille false. Noi come abbiamo agito… siamo andati al Ministero degli Esteri.

Commenta che, conversando con la Direttrice del Servizio Consolare del ministero degli Esteri, è stato chiesto e ottenuto un canale per riconoscere le postille false.

– Il nostro Consolato, ora – afferma -, ha un canale informatico molto veloce che permette di verificare l’autenticità delle postille. Agire, in questo caso, non è facile. La falsificazione delle postille è un reato che è commesso nei confronti della legge venezuelana. Non possiamo porgere denunce alla nostra Procura della Repubblica per reati che attengono la normativa venezuelana. Nel caso che ci riguarda, le postille false, ci limitiamo a non accettare il documento.

Ben poco. Un provvedimento che permette di ripetere il reato, senza timore di essere puniti legalmente. Il Console Lorenzini confessa che “si tratta di un problema molto complesso con ampie ramificazioni”.

– Lo stesso ministero degli Esteri – ci dice – analizza attentamente la possibilità di nuove procedure. Ora, ad esempio, la postilla non è più centralizzata al ministero degli Esteri. La competenza è stata devoluta al ministero di Grazia e Giustizia. Insomma, c’è stata una decentralizzazione. E’ ancora troppo presto per dire se la situazione migliorerà. E, poi, è assai difficile risalire alla persona che ha aiutato il connazionale. Questi si presenta con il documento e non vuole dire chi lo ha aiutato.

– Sono comunque cose risapute…

– Si torna allo stesso punto – afferma -, a quanto già detto: la necessità di una mappatura dei gestori; alla costruzione di un rapporto fiduciario e di responsabilizzazione. Nel momento in cui il Consolato istaura un rapporto di conoscenza e di fiducia al massimo livello, con il responsabile dell’ufficio, a quel punto, se si riscontrano irregolarità riconducibili al gestore, abbiamo un’arma in più. Al gestore viene negata la corsia preferenziale, dovrà tornare al sistema degli appuntamenti. I gestori con cui ho parlato hanno manifestato interesse. Questa strategia non risolverà completamente il problema, ma farà da deterrente.

– E nel caso dei titoli di studio falsi?

A suo avviso il problema è “assai difficile da risolvere poiché spesso implica un rapporto diretto con funzionari di scuole e università”. Dopo aver precisato che i casi di titoli falsi sono inferiori a quello delle postille, afferma:

– Nel caso dei titoli di studio è difficile risalire ai responsabili. Tutto avviene attraverso contatti diretti con funzionari del ministero o dell’Università. Purtroppo è il prodotto di un sistema di corruzione assai diffuso nel Paese. Ed è difficile da controllare. Devo dire che, da parte nostra, grazie all’esperienza della persona che si occupa di questi atti, riusciamo comunque a identificare i titoli di studio falsi. E, quindi, non li riceviamo.

– Mi è stato detto, e lei mi confermerà se è vero, che ci sono casi di passaporti rilasciati nonostante al fascicolo corrispondente mancasse la documentazione necessaria. E’ vero? In questo caso, il Consolato come agisce? Qual è la prassi a seguire?
Anche in quest’opportunità, nessuna smentita.

– E’ così – ammette con rammarico -. Purtroppo, è così. Non è un numero alto. Non sono molti i casi, ma ve ne sono. Il caso più comune è quello del rilascio del passaporto al connazionale che si è naturalizzato ma non lo ha comunicato al Consolato. Molti di loro non hanno riacquistato la nazionalità, quando ne avevano diritto.

– Qual è la procedura?

– Molto semplice – ci dice -. Quando il connazionale si presenta per il rinnovo del passaporto che ha ottenuto in violazione alle norme, noi segnaliamo il caso a Roma. Attendiamo istruzioni e anche il decreto di revoca. Quest’ultimo è un provvedimento che riguarda il ministero degli Interni. Poi, il cittadino che desidera riacquistare la cittadinanza, può fare richiesta al Consolato e recarsi al Comune di appartenenza. Prendendo la residenza presso quel comune può riacquistare la cittadinanza.

Per concludere sottolinea:
– Il mio impegno è quello di offrire un Consolato che funzioni in maniera trasparente, nel quale le procedure si seguono secondo regole note. Invito i connazionali a visitare il nostro sito web che è stato rinnovato e arricchito. Lì è possibile trovare tutte le informazioni. In particolare, le disposizioni che disciplinano i casi di emergenza, l’accesso senza appuntamento e gli appuntamenti On-line

(Mauro Bafile/Voce)

Una pensione umiliante dopo una vita di sacrifici

Crisi economica, classe media e pensionati. La vita in Venezuela è sempre più difficile. Lo è ancor di più per chi nella vita non ha avuto fortuna. Ma non solo. E’ in crescita il numero dei connazionali che si recano all’ufficio di Assistenza Sociale del Consolato. Chiedono un aiuto economico, non solo solidarietà e parole di conforto.
– Posso affermare – sostiene il Console Lorenzini – che il bilancio è anche positivo per quel che riguarda l’assistenza sociale. La situazione del Paese – riconosce – è assai grave. La crisi colpisce soprattutto chi ha un reddito fisso. In particolare, chi percepisce una pensione.
E’ vero, il potere d’acquisto del venezuelano si è ridotto in maniera preoccupante. Ma oggi ciò che più preoccupa è la pensione che riceve il connazionale. Calcolando il dollaro al tasso di cambio ufficiale, che ormai esiste solo nei documenti ufficiali e nei libri di storia ma non nella realtà del Paese, il nostro pensionato è doppiamente castigato. In Venezuela, dopo una vita di sacrifici e lavoro ricevono cifre irrisorie, ridicole, umilianti. Sappiamo che è ormai un luogo comune, ma anche loro hanno contribuito con le rimesse allo sviluppo dell’Italia…
Un attimo di silenzio. il Console Lorenzini è a conoscenza della realtà che vivono i nostri pensionati. I patronati hanno ripetutamente denunciato la grave situazione senza alcun successo. Oggi con il Console Mauro Lorenzini e l’Ambasciatore Silvio Mignano disposti a spezzare lance a favore della comunità, chissà che l’Inps dia una risposta positiva alle richieste dei connazionali.
– Una delle primissime cose fatte al mio arrivo in Venezuela – ci dice il Console Lorenzini – è stata una riunione con tutti i patronati. Volevo capire a fondo la natura del problema. Ho parlato personalmente con il Direttore dell’Inps, Ponticelli, con il quale sono a contatto ogni settimana. L’ambasciatore si è attivato immediatamente. Stiamo cercando di capire se in Italia possa essere sufficente un provvedimento amministrativo, il che velocizzerebbe molto la correzione di questa distorsione cambiaria, o se invece è necessario un provvedimento di legge. Anche così, reputiamo che ci sia la volontà politica. Quindi, non essendo un provvedimento di legge controverso, non dovrebbe impiegare molto tempo la sua approvazione.
Il Console sottolinea che le cifre delle pensioni dei connazionali, gravemente insufficenti, hanno comportato un aumento della richiesta di assistenza. Per soddisfare le esigenze crescenti della Collettività, il Consolato Generale “ha potenziato le convenzioni con Biomed e, per quel che riguarda le medicine e le apparecchiature mediche, con Locatel”.
– Per noi – sostiene il Console Lorenzini – l’assistenza al connazionale bisognoso è un punto prioritario. L’italiano che viene da noi riceve oggi un’assistenza che prima non aveva. Mi rendo conto che la fascia più giovane della Collettività stia cercando opportunità altrove. Ha la capacità di andare via. Questa opportunità è negata ai più giovani vuoi per motivi fisici, vuoi per ragioni logistiche. Loro hanno costruito una vita in Venezuela. Gli risulta difficile abbandonare tutto. Cerchiamo di aiutarli.
M.B.

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    E presidente del Comites de Italia en Venezuela, Ugo Di Martino,
    electo por sufragio es la persona encargada de velar por los derechos de
    los italianos en Venezuela. Organiza junto con sus colegas a nivel
    mundial una huelga para exigir los derechos de los ciudadanos italianos
    ante el consulado general de Italia en caracas.

    La protesta está motivada por el pésimo funcionamiento de los
    servicios consulares: retrasos de años en muchos trámites; burocracia
    por los altos funcionarios del mismo, y oídos sordos a las diferentes
    quejas por parte de las autoridades, desde hace años, motivaron que, en
    un momento, además, terrible para Venezuela se uniera esta esta práctica
    perniciosa en donde los italo-venezolanos están desasistidos por su
    propio consulado.

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