Celebrata a Caracas la festa della Madonna di Montevergine

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CARACAS. I devoti della Madonna di Montevergine hanno festeggiato il 26º anniversario della Patrona di Benevento nella Chiesa Nostra Signora di Pompei in Caracas.

Il comitato dei festeggiamenti, fondato da Luigi Di Gregorio e capitanato in questo momento da Vincenzo Trufio, ha riunito un folto grupo di fedeli intorno alla effige della Madonna portata in processione prima della santa Messa officiata dal Nunzio Apostolico, Bruno Giordano, coadiuvato da Padre Miguel e il diacono Antonio Pellegrino.

Nell’omelia il Nunzio Apostolico ha trasmesso ai presenti la benedizione di Papa Francesco ed un saluto particolare a tutti i fedeli originari del Salernitano di vivere in pace ed allegria, fortificati dalla fede nella loro Patrona.

Le celebrazioni sono poi proseguite con un lauto rinfresco a base di prodotti elaborati dalle signore del comitato organizzatore e piatti tipici della regione Campania: fusilli, lasagne, cannelloni e dolci a volontà.

Durante i saluti la signora Rosa vedova Di Gregorio ha regalato al Nunzio Giordano, a nome di tutti, un bellissimo quadro raffigurante la Madonna di Montevergine.

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La Madonna è raffigurata seduta in trono, tra le sue braccia tiene amorevolmente Gesù Bambino, il quale a sua volta è seduto sulla gamba sinistra della Madre. La mano destra del Bambino tiene il panneggio del manto della Madonna all’altezza del seno.

La sua regale rappresentazione sembra volerne riconoscere a pieno titolo l’importanza, attorno alla quale ruota lo spirito di devozione che anima i monaci e in particolar modo i pellegrini che giungono al Santuario. È Lei la vera protagonista, il suo sguardo dolce rapisce e dona un indicibile senso di pace.

Le varie leggende, i miracolosi ritrovamenti, le grazie e i miracoli concessi dalla Madonna contribuiscono a conferire a questo luogo di pace e di preghiera una luce affascinante e misteriosa, che spinge ormai da molti secoli numerosi fedeli in devoti pellegrinaggi, soprattutto in occasione delle principali celebrazioni delle feste mariane.

La vera storia del Santuario di Montevergine comincia con la consacrazione della prima chiesa da parte del Vescovo di Avellino, quando (come si esprime il primo biografo) «edificata la chiesa e raccolto ivi non piccolo numero di persone per il servizio di Dio, dietro il parere comune, Guglielmo decise che la suddetta chiesa fosse dedicata ad onore di Maria, Madre di Dio e sempre Vergine».

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Perciò il Santuario di Montevergine deve la sua origine non già ad un’apparizione della Madonna o a qualcosa di simile, ma a quello spirito ascetico mariano di San Guglielmo e dei suoi discepoli, che, non senza ispirazione divina, vollero costruire a Montevergine un faro di devozione alla Madonna, consacrandole su quel monte una chiesa e dedicandole il primitivo cenobio.

I secoli XII-XIV segnarono il massimo splendore di questo istituto: papi, re, principi e grandi feudatari fecero a gara nell’arricchire Montevergine chi di beni spirituali, chi di munifici doni, chi di larghi feudi e di protezione sovrana.

Un alone di mistero avvolge la storia dell’icona di Montevergine, molte leggende si susseguono nel tempo attribuendole vari autori, nonché molteplici intercessioni grazie alle quali il quadro sarebbe giunto presso l’omonimo Santuario.

Dal Seicento si è dato credito alla leggenda che voleva tale icona dipinta fino al petto direttamente dalla mano di San Luca a Gerusalemme, esposta poi ad Antiochia e infine trasportata a Costantinopoli, l’attuale Istanbul.

Durante l’VIII secolo, in seguito all’insediamento di Michele Paleologo sul trono di Costantinopoli, l’imperatore Baldovino II, in fuga, avrebbe fatto recidere la testa del quadro portandola con sé durante il suo esilio. La salvò, così, dalla sicura distruzione da parte degli iconoclasti che in quel periodo davano una caccia serrata a tutte le immagini sacre.

L’immagine del volto della Madonna sarebbe così giunta, per via ereditaria, nelle mani di Caterina II di Valois, che dopo averla fatta completare da Montano d’Arezzo, nel 1310 l’avrebbe donata ai monaci di Montevergine, facendola collocare nella cappella gentilizia dei d’Angiò.

(Foto di Gabriella Romano)
(fonte: papaboys.03)