Tra proteste e polemiche, definita la legge sulla Cittadinanza

jussoli

ROMA. – Tra proteste, uscite di scena, recriminazioni e approvazioni più che previste cala il sipario sulle votazioni del Pdl sulla cittadinanza che ha lungamente impegnato l’Aula della Camera. Il provvedimento, che poi dovrà passare al vaglio del Senato, è stato definito con due novità e sono stati discussi e approvati gli ordini del giorno.

In Aula la Lega ha proseguito nella sua protesta di principio contro la nuova legge ma anche FdI ha protestato tanto che il relatore di minoranza, Ignazio La Russa, si è prima imbavagliato e poi ha, polemicamente, abbandonato l’aula.

“Non si può adeguatamente discutere in questi termini di un provvedimento tanto importante”, ha detto. Il dibattito nonostante le proteste è proseguito secondo il calendario già deciso e confermato dalla conferenza dei capigruppo. Il voto finale ci sarà martedì prossimo. Il provvedimento è stato definito dall’Aula con due novità “di ritocco”.

La prima prevede che sarà possibile la concessione della cittadinanza anche per i nati da genitori stranieri di cui almeno uno in possesso del diritto di soggiorno permanente riservato ai cittadini comunitari.

La modifica è stata accolta dall’Aula della Camera sulla base di un emendamento proposto dalla relatrice di maggioranza Marilena Fabbri (Pd). Fino ad ora la pdl, dopo le modifiche apportate dalla commissione Affari costituzionali, prevedeva lo ius soli unicamente per i nati in territorio italiano da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo (dunque per i cittadini extra-comunitari).

La seconda novità è stata recepita dall’Aula sulla base di un emendamento di Dorina Bianchi, e prevede una norma transitoria per consentire a chi, alla data di entrata in vigore della legge, possiede i nuovi requisiti, ma ha superato il limite di età di venti anni per richiedere la cittadinanza.

L’emendamento di Area popolare chiarisce che sarà possibile esercitare il diritto purché la persona interessata “abbia risieduto legalmente e ininterrottamente negli ultimi cinque anni nel territorio nazionale”.

Gli aventi diritto avranno tempo dodici mesi dall’entrata in vigore della legge per inoltrare la richiesta e dovranno pagare – lo ha imposto la commissione Bilancio – un contributo di 200 euro (somma che proprio di recente è stata dichiarata troppo alta dalla Corte di giustizia europea).

Intanto in vista della diretta Tv di martedì delle dichiarazioni di voto la Presidente della Camera avverte che non tollererà intemperanze o “allargamenti” dei tempi assegnati ai singoli gruppi. Altrimenti stop alla seduta.

(di Paolo Cucchiarelli/Ansa)

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