Donne classe ’53, in pensione con 30 anni di differenza

Pubblicato il 12 ottobre 2015 da redazione

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ROMA. – Compagne di banco alle elementari, ma in pensione a trent’anni di distanza una dall’altra. E’ il destino che potrebbe toccare in sorte a due donne nate nel 1953, che, con il rinvio delle modifiche alla Legge Fornero in tema di flessibilità, potrebbero ora uscire dal lavoro con trent’anni di differenza di età: il rinvio, infatti, farà scattare l’aumento dell’età di vecchiaia delle donne, che salirà nel 2016 da 63 e 9 mesi a 65 e 7 mesi.

L’ulteriore aumento previsto per il 2018 penalizzerà soprattutto le donne nate nel 1953 (per quelle nate nel 1952 è prevista un’eccezione che prevede, a fronte di 20 anni di contributi versati, l’uscita a 64 anni più l’aspettativa di vita) che rischiano di dover aspettare il 2020 per andare in pensione.

In pratica potrà succedere che due compagne di banco nate entrambe nel 1953 ma con scelte di vita diverse si trovino di fronte a percorsi di pensionamento molto differenti. Ipotizziamo, infatti, che la prima abbia cominciato a lavorare nel pubblico impiego poco dopo il diploma nel 1975 e che abbia usufruito della possibilità di andare in pensione ‘baby’ dopo aver versato 14 anni sei mesi e un giorno di contributi (possibile fino al 1992 per le donne sposate con figli), quindi a fine 1989 a 36 anni.

E ipotizziamo che la compagna di banco si sia laureata e abbia iniziato a lavorare nel 1978 nel settore privato. Questa seconda signora, al momento 62enne, dovrà aspettare per uscire dal lavoro il 2020 quando avrà 67 anni di età (nel 2018 infatti oltre a uniformarsi l’età di vecchiaia delle donne a quella degli uomini è previsto un nuovo scatto per l’aspettativa di vita).

Quindi la seconda avrà lavorato quasi 27 anni più della prima e andrà in pensione con circa 30 anni di età in più.

Ma al di là delle baby pensioni differenze significative ci sono anche per chi ha lavorato nel settore privato con piccoli divari di età. Se per il 1952 è stata prevista una sorta di salvaguardia con l’uscita possibile a 64 anni (quindi dal 2016, si aggiunge l’aspettativa di vita), chi è nato nel 1953 ”rincorre” la pensione di vecchiaia fino al 2020.

Una donna nata il 31 dicembre del 1951 che ha iniziato a lavorare nel 1978 è andata in pensione di vecchiaia il primo gennaio 2013 a 61 anni.

Una donna nata il primo gennaio 1953, quindi solo un anno e un giorno dopo, che ha iniziato a lavorare nel 1978 potrà uscire solo a inizio 2020 con la pensione di vecchiaia. Potrà uscire prima solo se, cominciando a lavorare prima, avrà maturato tra il 2016 e il 2018 41 anni e 10 mesi di contributi.

Poi il numero dei contributi necessari salirà ancora con la crescita dell’aspettativa di vita.

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