Approvato il nuovo Senato. Il Governo ottiene 179 sì

Il tavolo del governo durante le votazioni sugli emendamenti della Riforma Costituzionale, in aula del Senato, Roma, 9 ottobre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI
Il tavolo del governo durante le votazioni sugli emendamenti della Riforma Costituzionale, in aula del Senato, Roma, 9 ottobre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI
Il tavolo del governo durante le votazioni sugli emendamenti della Riforma Costituzionale, in aula del Senato, Roma, 9 ottobre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

ROMA. – Il Senato approva in terza lettura la riforma costituzionale in un testo che, secondo gli accordi di maggioranza, dovrà essere quello definitivo. I 179 sì sono ben superiori ai 161 della maggioranza assoluta, con il gruppo di Verdini che non è determinante. Comprensibile la soddisfazione del premier Matteo Renzi e del ministro Maria Elena Boschi.

Ma nelle dichiarazioni di voto Gaetano Quagliariello ha dato voce ai malumori presenti in settori di Ap, mentre l’ex presidente Giorgio Napolitano ha posto in modo autorevole il tema della legge elettorale. Le opposizioni si sono divise, con Fi che si è allineata alla Lega nella scelta dell’Aventino.
I 179 sì di oggi (con 17 “no” e 7 astenuti) sono solo 4 in meno dei 183 della prima lettura, quando però Fi votò a favore. Questo si spiega con l’uscita da Fi dei 13 senatori vicini a Denis Verdini, le tre senatrici del movimento di Tosi Fare! uscite dalla Lega, senza contare che gli “azzurri” Riccardo Villari e Bernabò Bocca hanno votato sì.

Ma è altrettanto vero che sono diminuiti i dissenzienti dei partiti della maggioranza: nel Pd hanno votato “no” solo Corradino Mineo, Felice Casson e Walter Tocci, con l’astensione di Mario Tronti, mentre in Ap si sono registrate 3 assenze (Luigi Compagna, Antonio Azzollini e Carlo Giovanardi) rispetto alle 7 della prima lettura.

“Grazie a chi continua ad inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte: le riforme servono a questo”, ha detto un Renzi, comprensibilmente esultante. “Una bellissima giornata, non tanto per noi quanto per l’Italia”, ha fatto eco Boschi. Le opposizioni non hanno fatto fronte comune, comprese quelle del centrodestra.

La Lega ha scelto, come nei giorni scorsi, di abbandonare l’Aula, dopo un duro discorso di Roberto Calderoli (“Questa è la Costituzione di Licio Gelli”). Silvio Berlusconi ha sì compattato Fi, ma facendola accodare al Carroccio, mentre i Conservatori di Raffaele Fitto hanno votato contro ma sono rimasti in Aula, come ha spiegato la capogruppo Cinzia Bonfrisco.

Aventino anche da M5s, mentre Sel pur rimanendo in Aula non ha votato per “non legittimare questa riforma”, come ha detto Loredana De Petris. In una giornata positiva per la maggioranza da registrare l’intervento di Gaetano Quagliariello, per il quale “si conclude una fase politica”. “Ap – ha detto il senatore – deve aprire un confronto per decidere se una coalizione di emergenza, fatta per realizzare le riforme, debba diventare strategica”.

Il problema rimane sempre la Legge elettorale, con la quale “la maggioranza del Pd ha ulteriormente sbiadito la logica di coalizione privilegiando la trattativa con la propria minoranza, secondo uno schema di autosufficienza”. E inaspettatamente anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invitato ad una riflessione ad ampio respiro, che comprenda anche la legge elettorale.

Napolitano, annunciando il proprio sì alla riforma, ha aggiunto: “bisognerà altresì dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e di equilibri costituzionali”. Una esortazione, ha poi spiegato ai cronisti, indirizzata a chi guida governo e coalizione: in sostanza a Matteo Renzi.

Il ddl Boschi passa ora alla Camera, dove la maggioranza punta a confermare il testo entro Natale. Dopo di che entro giugno occorrerà una nuova lettura di Senato e Camera, nelle quale però si voterà con un sì o un “no” senza spazio per emendamenti.

(di Giovanni Innamorati/Ansa)

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