Renzi, le tasse vanno giù. Manovra da 27-30 miliardi

Pubblicato il 15 ottobre 2015 da redazione

Il presidente del consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine del CdM, Roma 15 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il presidente del consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine del CdM, Roma 15 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Tasse giù, economia su. E’ questo il binomio sul quale il premier Matteo Renzi dice di voler scommettere sfruttando il treno della legge di stabilità 2015. Un taglio “sorprendente” che non nasconde “fregature”, assicura il presidente del Consiglio che, in 25 tweet, racconta la manovra approvata dal Consiglio dei ministri.

Un’operazione, il cui valore oscilla tra i 27 e i 30 miliardi di euro, e che conta tra i capitoli chiave la cancellazione della tassa sulla prima casa, il taglio al 24% dell’Ires dal 2017 (e che potrebbe però essere anticipato al 2016), il canone Rai in bolletta.

Tutte le misure nascono dalla convinzione, dice il premier introducendo le slide in 140 caratteri, che la “fiducia” sia un elemento fondamentale e per questo, nonostante i dubbi di alcuni e gli esempi diversi anche in Europa, il governo ha scelto di dire addio alla Tasi: “ha un valore simbolico, evocativo”, spiega Renzi.

D’altro canto, difende l’architettura della manovra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che pure lascia al premier illustrare la maggior parte delle norme, è vero che “si abbattono le tasse sulla prima casa ma anche quelle sulle imprese. Abbassiamo le tasse su tutto il campo”.

Il tutto nel pieno rispetto dei vincoli europei, ci tiene a sottolineare Renzi, a differenza di quello che fanno altri partner Ue che “teorizzano l’importanza delle regole – evidenzia – ma non le rispettano”. Un punto sul quale Renzi, a poche ore dal Consiglio europeo che lo deve portare a Bruxelles, torna più volte nel corso dei 60 minuti di conferenza stampa e sul quale sceglie di fare gioco di sponda con Padoan, al quale si dice pronto a lasciare il profilo più istituzionale.

Fatto sta, mettono chiaro capo del governo e numero uno di via XX settembre, l’Italia ha varato una legge di stabilità che rispetta tutti i paletti e che è pronta ad aumentare la sua portata, salendo a 30 miliardi e anticipando così il taglio dell’Ires al 2016, nel caso in cui la commissione europea decidesse di concedere ulteriori margini di flessibilità per l’emergenza migranti. E che in effetti rappresenta una “innegabile circostanza eccezionale”, chiosa con chiarezza il titolare del Tesoro incassando i complimenti del premier (Game, set, match per Padoan, dice infatti Renzi).

Nel menù delle tasse che scendono, trova poi posto il canone Rai: sarà in bolletta ma calerà dagli attuali 113 a 100 euro e poi a 95 euro. E, soprattutto, vengono disinnescate le clausole di salvaguardia che valgono quasi 17 miliardi e che se non neutralizzate avrebbero fatto aumentare Iva, accise sulla benzina e tagliato in modo lineare le agevolazioni fiscali.

Tax expenditures che invece per ora non vengono toccate, neanche dall’operazione di revisione di spesa e che per questo si ferma a 5 miliardi contro i quasi dieci previsti inizialmente. E che insieme ai proventi delle misure per il rientro dei capitali (3,4 miliardi nel biennio 2015-2016) costituiscono una parte delle risorse che servono a finanziare la manovra.

Al di là delle tabelle, assicura però Renzi, “le coperture ci sono”. Un’assicurazione che non convince le opposizioni: si è trattato solo di “una televendita”, commenta il capogruppo alla Camera di Fi Renato Brunetta mentre per la Lega il premier “non ha più ritegno” e i grillini parlano di “sparate propagandistiche”.

Critiche poi continuano ad arrivare anche da sinistra, con Sinistra ecologia che si dice convinta che sia solo “un’operazione dal carattere elettorale” e Stefano Fassina che parla di “manovra berlusconiana”, così come dal fronte sindacale: per la Cgil è infatti una “manovra con meno libertà e meno lavoro, meno lotta evasione e meno sanità”, mentre la Cisl punta il dito sulle misure “del tutto insufficienti” per gli statali.

(di Chiara Scalise/Ansa)

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