Renzi: se Ue boccia la manovra, la riproponiamo uguale

Il Presidente del consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine del CdM, Roma 15 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI
Il Presidente del consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine del CdM, Roma 15 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI
Il Presidente del consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine del CdM, Roma 15 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Matteo Renzi rivendica il lavoro del governo sulla legge di stabilità e lancia la sfida alla Commissione Ue, anche se le critiche maggiori alla manovra 2016 partono al momento non da Bruxelles ma dall’Italia, dai sindacati e dalla minoranza dello stesso partito del premier, con Pier Luigi Bersani ancora all’attacco contro l’innalzamento della soglia del contante, giudicata un’offesa all’intelligenza degli italiani.

“Il messaggio che diamo – osserva l’ex segretario del Pd, che da ministro aveva optato per una riduzione del limite – è di strizzar l’occhio all’Italia in certi suoi comportamenti deteriori”. Una critica che però non rimane senza replica.

Dalle fila dei renziani risponde infatti Alessia Rotta che definisce “francamente ingeneroso e sorprendente” parlare di offesa agli italiani, rivendicando anzi l’impegno del governo contro l’evasione nazionale ed internazionale.

La strategia antisommerso si preannuncia già quindi come una delle battaglie su cui si scalderanno i lavori parlamentari, ma in teoria a giudicare le misure dovrà essere innanzitutto proprio Bruxelles.
L’ultima parola sull’utilizzo del deficit a copertura della manovra spetterebbe infatti proprio all’Ue, visto che, anche se rimanendo sotto la soglia del 3%, l’aumento dell’indebitamento comporta anche un rinvio del pareggio di bilancio previsto dal fiscal compact.

Ma la prospettiva del premier è ribaltata rispetto alla lettura comune: la Commissione può consigliare, ma non imporre, “non è il maestro che fa l’esame”, sottolinea Renzi, e “non ha i titoli per intervenire”. Anzi, rincara il presidente del Consiglio, tecnicamente “non c’è trattativa” e se anche Bruxelles arrivasse a bocciare la manovra, il governo potrebbe decidere di confermarla e rimandarla così com’è.
Parole che suonano quasi come una provocazione e di fronte alle quali i diretti interessati di Bruxelles rispondono puntualizzando che la Commissione ha “una base legale” per intervenire nelle scelte economiche dei governi, visto che “tutti gli Stati hanno firmato il Six pack, il Two pack e il Patto di stabilità e crescita”.

In realtà sulla flessibilità per le riforme e per gli investimenti, l’Italia sembra avere già la vittoria in tasca. Non a caso l’unica clausola inserita in legge di stabilità come eventuale è quella sui migranti, ancora in bilico per tutti i Paesi Ue. E non a caso l’importo secco della manovra da 27 miliardi già prevede l’aumento del deficit al 2,2% del Pil, mentre l’ulteriore incremento al 2,4%, che farebbe lievitare il conto 2016 a 30 miliardi, è l’unico calcolato a parte.

Nel Piano programmatico di bilancio inviato a Bruxelles in nottata, il governo ha comunque circostanziato nel dettaglio le richieste di flessibilità, motivandole dettagliatamente con l’elenco specifico di tutte le riforme attuate (costituzionale ed elettorale, Jobs act, fiscale, del credito ecc…) e degli investimenti che sarebbero resi possibili dallo sblocco di 0,3 punti di deficit in più.

Secondo le stime del Mef, lo “shock” positivo sul Pil sarebbe dello 0,5% grazie ad investimenti sullo sviluppo e la crescita ad ampio spettro, in cui il governo fa rientrare non solo infrastrutture fisiche, ma anche – ad esempio – le risorse per l’ecobonus, interpretato come efficientamento energetico, o per la povertà e i disabili, inseriti in un obiettivo di inclusione sociale.

Gran parte delle misure illustrate dal premier ed inserite nella legge sono insomma state fatte rientrare nel pacchetto investimenti, perché è da lì che dovrebbero arrivare coperture per 5,1 miliardi (a cui sommare anche maggiori cofinanziamenti Ue).

A non rientrare nelle coperture dell’anno prossimo è invece l’innalzamento della soglia per la no tax area dei pensionati, che – novità rispetto agli annunci – scatterà nel 2017. Un rinvio che non preoccupa troppo i sindacati pronti all’attacco invece sul mancato intervento per la flessibilità in uscita e per gli stanziamenti ridotti a favore degli statali.

“Il valore del lavoro pubblico per questo Governo equivale a 5 euro al mese”, tuona Susanna Camusso. Cgil, Cisl e Uil annunciano quindi una “mobilitazione durissima” contro quella che appare solo come “una mancia”. Fa discutere anche la multa prevista per gli evasori del canone Tv, fissata a 500 euro.

Ad essere allarmati sono del resto anche i Comuni, presi in contropiede dalla notizia, inserita per il momento in una bozza del ddl, di un taglio da 300 milioni di euro. Grazie alla promessa del pieno rimborso di Tasi e Imu, fino a qualche giorno fa il rapporto tra governo e Anci sembrava filare liscio, ma le ultime indiscrezioni, se confermate, potrebbero aprire una crepa.
(di Mila Onder/Ansa)

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