Papa: cambiare con i tempi. Niente paura, ma verità e saggezza

Pubblicato il 24 ottobre 2015 da redazione

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CITTA’ DEL VATICANO. – I tempi cambiano, anche i cristiani devono “valutare” i tempi e cambiare con loro. Senza paura, saldi nella “verità”, altrimenti cadono in un “tranquillo conformismo” che, di fatto, fa restare immobili.

La valutazione si fa attraverso il “discernimento”, che non è prerogativa esclusiva di intellettuali e dottori, giacché la “saggezza cristiana” è propria di ogni cristiano.

Questa riflessione del Papa nella messa a Santa Marta, evocando il tema conciliare dell’ascolto dei segni dei tempi, accompagna la vigilia delle conclusioni del sinodo: oggi sarà un giorno clou, con la votazione della Relatio finalis da consegnare al Papa, che in serata parlerà all’assemblea.

La vigilia è formalmente tranquilla: i padri riposano, mentre lavora alacremente la commissione per la Relatio, un testo che ha avuto ben 1.355 “modi”, (gli emendamenti proposti dai gruppi, ndr), e, di seguito, altri 51 interventi individuali con precisazioni e puntualizzazioni. Interventi su diversi argomenti, ha riferito padre Federico Lombardi, ma unanimi nel riconoscere che la bozza di Relatio sia “un testo molto soddisfacente”.

Il card. Turkson dice di aspettarsi modifiche “a piccoli dettagli, particolari di minore entità”. Il testo, se sarà votato punto per punto come già nel sinodo dell’anno scorso, consentirà la conta delle posizioni sui punti più sensibili, tra cui certo i divorziati risposati e forse le unioni gay.

E fornirà una gamma di suggerimenti pastorali sulla preparazione al matrimonio, il sostegno permanente delle coppie e le situazioni di fragilità e di forza delle famiglie in tutto il mondo.

I numeri saranno importanti, giacché in caso di orientamenti sostenuti da un numero molto significativo di padri, il Papa potrebbe poi dare attuazione alle decisioni indicate, con suoi atti magisteriali, come ha fatto con i motu proprio sulle dichiarazioni di nullità delle nozze, che hanno recepito l’indicazione del sinodo del 2014.

Sul tema sensibile della esclusione dei divorziati risposati dai sacramenti, il sinodo ha fatto un gran lavoro anche a livello teologico, soprattutto circa: l’accompagnamento dei divorziati risposati; il rapporto tra fede e patto matrimoniale; la valutazione da parte dei pastori delle posizioni della coscienza del fedele, “il foro interno”; percorsi penitenziali per le coppie.

Non è chiaro se la Relatio avrà solo un andamento consultivo o, osando un po’, darà al Papa un assist concreto per atti magisteriali forti, in particolare sui divorziati risposati. La pastorale che eviti gli estremi di lassismo e rigorismo invocata dal Pontefice, in queste tre settimane è stata declinata diversamente, sullo sfondo della dottrina della indissolubilità del matrimonio.

E’ l’antica divisione tra puri e misericordiosi che anche l’Osservatore romano ricorda con un articolo sulla Chiesa del terzo secolo, divisa tra “Novaziano, che significava la Chiesa elitaria dei perfetti che, chiusa in sè stessa, rifiutava ogni contatto con i peccatori”, e quella di Callisto e di Cornelio, “molto più disponibile verso chi fosse afflitto da problemi di coscienza”.

Il sinodo però non si potrà valutare solo sulla base dei testi e dei numeri, e resta una prova di come la volontà del papa latinoamericano di governare collegialmente la Chiesa abbia dato più responsabilità ai vescovi e innescato un processo di vera riforma.

“Questo sinodo – ha commentato il vescovo fiammingo Lucas Van Looy, – è la fine del giudicare le persone, è la fine di una Chiesa che dà giudizi su tutte le situazioni, è il segno di una Chiesa che accoglie, parla anche con chiarezza, ma l’ultima parola che a me rimane da questo sinodo è la parola tenerezza, che la Chiesa fa sua per qualsiasi situazione, non solo nella famiglia, tenerezza verso tutte le persone; potrebbe essere l’inizio di una chiesa nuova”.

(Giovanna Chirri/Ansa)

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