Italicum: raffica di ricorsi e due referendum in Cassazione

Pubblicato il 26 ottobre 2015 da redazione

Operazioni di voto in un seggio di Bologna per le elezioni regionali in Emilia-Romagna, Bologna, 23 novembre 2014 .ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Operazioni di voto in un seggio di Bologna per le elezioni regionali in Emilia-Romagna, Bologna, 23 novembre 2014 .ANSA/GIORGIO BENVENUTI

ROMA. – Parte l’azione di accerchiamento dell’Italicum. Sta per scattare, infatti, un raffica di ricorsi per ‘impallinare’ la nuova legge elettorale varata a maggio, in particolare premio e ballottaggio. L’obiettivo è farle fare la stessa fine che fece il Porcellum, portato di fronte alla Corte Costituzionale e bocciato senza appello.

Non solo. In Cassazione sono stati presentati due referendum abrogativi contro le stesse norme al centro dei ricorsi. Un’operazione che si gioca sul piano del diritto, ma anche e soprattutto su quello politico.

Motore è il Coordinamento democrazia costituzionale: saranno poi singoli cittadini, in qualità di elettori, a firmare i ricorsi, con primi firmatari personalità del mondo giuridico e politico. Il deposito dei ricorsi avverrà in forma coordinata i primi di novembre, tra il 2 e il 9, nei tribunali dei capoluoghi dei distretti di Corte d’appello: da Roma a Milano, da Napoli a Venezia, a Firenze, Genova, Catania, Torino, Bari, Trieste, Perugia.

Il meccanismo di fondo non è diverso da quello usato per buttar giù il Porcellum: far leva sui diritti violati di cittadini elettori. E il protagonista della causa contro il Porcellum, l’avvocato ed ex senatore Felice Besostri, sostiene anche quest’ultima battaglia, che ha però un raggio d’azione più ampio. Anche perché il Coordinamento democrazia costituzionale, a cui hanno aderito giuristi, parlamentari, associazioni, sta ragionando su referendum abrogativi anche su Jobs Act e riforma della scuola, spiega il promotore, il magistrato Domenico Gallo.

L’iniziativa dei ricorsi sarà spiegata in dettaglio in una conferenza stampa giovedì alla Camera. In cima alla lista delle misure da impugnare, premio di maggioranza e ballottaggio.

L’Italicum prevede il premio di maggioranza alla lista che supera il 40%; se però nessuno passa la soglia, i due partiti più votati vanno a ballottaggio per l’assegnazione del premio. Quindi “per assurdo – argomenta Gallo – un partito che prende il 20-25% può vincere il ballottaggio e ottenere il 55% dei seggi in parlamento”, come se quei voti valessero “3, 4, 5 volte più degli altri”.

L’altro nodo è quello dei capilista bloccati e siccome i collegi sono piccoli, con 4, 5, 6 seggi ciascuno, “tranne il partito a cui va il premio di maggioranza, per tutti gli altri la composizione dei rappresentanti sarà formata esclusivamente dai capilista, cioè da rappresentanti rispetto ai quali i cittadini non possono mettere becco”.

Il Pd non si mostra intimorito, “ricorsi rispettabili, ma non siamo preoccupati della tenuta del testo della legge elettorale, coerente con i principi affermati dalla sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum”, sintetizza il capogruppo Pd Ettore Rosato.

E il costituzionalista Stefano Ceccanti parla di “ricorsi senza senso”. A favore dell’azione legale scendono invece in campo i Cinque Stelle, che “firmeranno tutti i ricorsi”, annuncia il deputato Danilo Toninelli. E “tra i ricorrenti – aggiunge – ci saranno tantissimi esponenti del M5s, tra i quali me a Milano e Luigi Di Maio a Napoli”.

L’iniziativa “nasce dal nostro lavoro”, aggiunge Alessandro Di Battista. “Non ho firmato i ricorsi, ma li ritengo fondati e ne condivido lo spirito”, afferma il deputato della minoranza Pd Alfredo D’Attorre. Mara Carfagna di Forza Italia coglie l’occasione per criticare l’Italicum e tornare a chiedere il premio di maggioranza alla coalizione, anziché alla lista.

“Di ricorsi ce ne sono sempre, vedremo quel che sarà” ma “la legge elettorale è stata una tappa importante di una legislatura che sta facendo molte riforme”, taglia corto la presidente della Camera Laura Boldrini. E ora la parola passa ai giudici, ai quali spetta l’esame dei ricorsi: se non saranno ritenuti infondati, le questioni saranno sottoposte alla Corte Costituzionale.

(di Eva Bosco/ANSA)

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