Usa 2016: Trump-Carson, è sfida all’ultima provocazione

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NEW YORK. – Ormai è una sfida a chi la spara più grossa. Così molti osservatori dipingono il duello tra i due candidati repubblicani alla Casa Bianca che finora hanno raccolto più consensi: Donald Trump e Ben Carson.

Due ‘maestri’ della provocazione estrema che per il momento hanno eclissato il moderato Jeb Bush, l’uomo dell’establishment del partito, che però spera in un effetto boomerang. Spera che i toni da “ultras” usati dai suoi due avversari alla lunga li brucino definitivamente.

Un auspicio, appunto, visto che per adesso i sondaggi sembrano premiare solo chi ha deciso di andare oltre le righe, di puntare su un linguaggio diretto quanto politicamente scorretto.

Ecco allora che, dopo mesi di dominio incontrastato del vulcanico Donald Trump, nelle ultime settimane Ben Carson appare a sua volta protagonista di una irresistibile ascesa. Tanto che adesso in Iowa, lo stato da dove partiranno le primarie, surclassa il magnate newyorkese, staccandolo di ben 15 punti.

Eppure l’ex chirurgo afroamericano negli ultimi giorni ha infilato una gaffe dopo l’altra. Ma gaffe volute, tese a provocare e a sfidare sul suo stesso terreno Trump, che ultimamente aveva deciso di moderare i toni convinto della sua supremazia.

Così Carson ha paragonato le donne che abortiscono ai proprietari di schiavi, che si sentivano in diritto di fare ciò che volevano di quelle vite umane. E per esprimere la sua contrarietà alla stretta sulle armi da fuoco ha tentato di spiegare che non ci sarebbe stato l’Olocausto se Hitler non avesse prima disarmato gli ebrei tedeschi.

Non contento, ha affermato che Hillary Clinton dovrebbe finire in galera per le sue responsabilità nell’attentato al consolato Usa di Bengasi del 2012.

E – ancora con un riferimento alla storia degli afroamericani – ha definito la riforma sanitaria varata da Barack Obama “la cosa peggiore in America dall’epoca della schiavitù”. Chiude la carrellata degli “orrori” la gaffe sull’eroe della strage all’università dell’Oregon, dove sono morte 9 persone.

Lui ha fatto da scudo a molti studenti, salvandoli e prendendo al posto loro una gragnola di colpi: “Invece di stare lì fermo e farsi colpire poteva affrontare il killer, avrebbe evitato la strage”, è stato l’incredibile commento di Carson.

Ha un bel dire in queste ore Trump che il suo rivale “è più moscio di Jeb Bush”. Il re newyorkese del mattone sente per la prima volta la pressione, e rilancia con una delle sue: “Se dittatori come Saddam Houssein e Gheddafi fossero ancora in vita il mondo sarebbe migliore”.

Niente a che vedere con il suo exploit sugli immigrati messicani “ladri e violentatori”, ma il tentativo di riprendersi la scena. E se Bush spera (in queste ore sta spostando uomini e mezzi della sua campagna proprio in Iowa e New Hamphire, dove partirà la corsa per la nomination) Hillary Clinton continua a sorridere.

Il suo “mese perfetto” (dal trionfo al primo dibattito tv a quello davanti alla commissione di inchiesta su Bengasi, passando per il passo indietro di Joe Biden) si chiude con la festa per i suoi 68 anni.

E gli ultimi sondaggi le regalano una leadership quasi incontrastata un po’ ovunque, a partire da quell’Iowa che nel 2008 decretò il tramonto della sua candidatura.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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