L’economia, i giovani e i parametri di confronto

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“¡Coño, mira cuántos tipos de leche!” E’ la reazione, tra l’altro più che giustificata, del giovane venezuelano o italo-venezuelano che, nato meno di 16 anni fa, ha avuto la fortuna di recarsi all’estero durante le vacanze estive. Ai suoi occhi si è aperto un mondo, una realtà sconosciuta e sorprendente. Una realtà, sia detto per inciso, che vivono anche tanti paesi latinoamericani, pure quelliche non hanno le ricchezze naturali del Venezuela.

In un’intervista recente, al margine della manifestazione culturale “Hay Festival en la Ciudad de Mèxico”, Jon Lee Anderson, il noto giornalista del “The New Yorker” che da oltre 30 anni racconta i conflitti nel mondo, ha tracciatocon poche parole una radiografia singolare del nostro Paese.

– Non avevo mai visto un paese senza guerra così devastato come il Venezuela – ha commentato -. E’ una nazione che si fa a pezzi da sola. E’ come una persona che si stia scavando la propria fossa. Questo è un processo che ha iniziato il presidente Chàvez, con tutti i suoi difetti e le sue virtù. Nel suo radicalismo, però – sottolinea il perspicace giornalista –, esisteva pragmatismo. Non credo che avremmo visto tanta disperazione. Alla fine, lui stesso si sarebbe soffermato a riflettere e si sarebbe chiesto: “Che cosa stiamo facendo male?”. E avrebbe cercato la soluzione. Era un uomo pragmatico, capace di “colpi di timone”.

Solo chi ha la fortuna di recarsi all’estero ha parametri di confronto. Il benessere che si respira in altri Paesi, che pure navigano in acque agitate, contrasta con la povertà del Venezuela. E’ sufficiente visitare un supermarket in Europa. I prodotti che lì si offrono, sono tanti e tutti diversi in qualità, caratteristiche e prezzi. Il consumatore può scegliere d’accordo alle proprie risorse economiche, ai propri gusti, alle proprie credenze religiose.

E’ possibile in Venezuela? La risposta è una sola: no. Il consumatore è obbligato a scegliere tra due, al massimo tre marche di pasta, di olio, di burro, di farina… se è fortunato. E’ il governo, con le sue importazioni, a decidere la dieta del cittadino. La qualità del prodotto è irrilevante. Quel che importa è la quantità.

Altro parametro di paragone riguarda un altro aspetto fondamentale per la qualità di vita: La sicurezza. Sicurezza che si traduce nellapossibilità di fare colazione, pranzare, cenare o semplicemente assaporare un aperitivo o un “Prosecco” dopo una giornata di lavoro seduti comodamente attorno ad un tavolinetto all’aria aperta.

O semplicemente mangiare una pizza, un tramezzino o un paninoseduti su una panchina di un giardino pubblico o in una piazza senza la paura di essere “freddati” per un Samsung o un Iphone. E, per i giovani, potersi incontrare in un qualsiasi caffè per trascorrere momenti in compagnia o studiare e navigare in Internet senza dovernascondere il proprio laptop o Tablet.
Certo la corruzione, oramai, è dilagante ovunque. Ha permeato tutti gli strati della società. E’ vero. Ma è un cancro che si deve combattere quotidianamente per evitare che, come spesso accade, si trasformi in metastasi.

Oggi, in Venezuela, si assiste a un insolito spettacolo. Si annuncia un nuovo aumento dei salari. Un aumento giusto, visto l’alto costo della vita.Maprovvedimenti importanti per ricostruire gli equilibri macroeconomici sono inesistenti.I controlli di cambio e dei prezzi, sempre più estremi, non aiutano. Anzi… Contribuiscono a creare un clima di attesa e di diffidenza che retro alimenta la spirale dei prezzi.

I controlli, in economia, sono provvedimenti validi. Ma, come insegna l’esperienza, hanno i loro limiti. Provocano squilibri nell’economia se prolungati nel tempo e non accompagnati da provvedimenti paralleli, orientati a ristabilire gli equilibri macroeconomici. Pensare che i controlli possano risolvere i problemi dell’economia è come voler curare una malattia grave e contagiosa con una semplice aspirina. Non aiuta la perenne discordia tra governo e industria privata. Ora nell’occhio del ciclone si trova Lorenzo Mendoza, presidente del Consorzio Alimentare “Empresas Polar”.

Espropri e nazionalizzazioni. Sono un’arma in mano del governo. E non è del tutto inverosimile che, a poche settimane dalle elezioni, possa ripetersi con Empresas Polar quanto accadde con il consorzio Daka, accusato nel 2013 di speculazione. Il governo, di fronte alla perdita di popolarità, provocherà un “polarazo”?E’ la domanda che in molti si fanno.

L’Opposizione, dal canto suo, dovrà lottare contro i propri demoni e la mancanza di una rete di mass-media attraverso la quale far conoscere le proprie proposte. E’ questo un handicap importante. Come convincere gli indecisi se non si è in condizione di trasmettere i propri messaggi? E poi, le misure speciali applicate negli Stati di Frontiera, che tra l’altro proibisce le assemblee e le manifestazioni, proseguiranno fino alla fine dell’anno?

E’ in questo contesto che governo e Opposizione si avvicinano alla data d’inizio, più teorica che pratica in quanto è già iniziata in entrambi gli schieramenti, della campagna elettorale per il rinnovo delle cariche in Parlamento. Campagna che, nei prossimi mesi, sicuramente infuocherà gli animi e sarà il tema sul quale si

(Mauro Bafile/Voce)

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