Bersani attacca: il Pd in crisi, inconsistente e isolato

L'ex segretario del Pd Pierluigi Bersani arriva alla sede del Pd ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI
L'ex segretario del Pd Pierluigi Bersani arriva alla sede del Pd in occasione della direzione nazionale a Roma, 7 agosto 2015.   ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI
L’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani arriva alla sede del Pd in occasione della direzione nazionale a Roma, 7 agosto 2015. ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI

ROMA. – “La crisi del Partito democratico cammina su due gambe: isolamento e inconsistenza”. Pier Luigi Bersani lancia un nuovo grido di allarme sullo stato del Pd renziano. E ribadisce le critiche alla politica economica del governo, dal fisco alle liberalizzazioni. Mentre i parlamentari della minoranza preparano il documento e gli emendamenti che daranno il via alla battaglia per cambiare la legge di stabilità.

L’obiettivo, spiegano, è far virare a sinistra una manovra che oggi “tende a destra”. La battaglia, assicurano, è tutta interna al partito, perché di scissione Bersani e i suoi non vogliono sentir parlare. Ma tra i ‘dissidenti’ c’è chi ha già un piede fuori dalla porta, come Alfredo D’Attorre, che ribadisce: “Se la legge di stabilità non cambia impostazione, non ho alternativa a votare no”. E poi lasciare il Pd.

All’origine di quella che Bersani non esita a definire la “crisi” del Pd, c’è una mancanza di dialogo interno e di confronto, all’esterno, con la società civile e le parti sociali.

Il “caso Marino”, spiegano dalla minoranza Dem, è sintomatico: l’impasse sulle dimissioni nasce dal rifiuto di Matteo Renzi di affrontare in prima persona la crisi di Roma aprendo un confronto nel partito. Ma è una scelta strutturale, eredità degli anni del berlusconismo e dell’antipolitica, che hanno portato a una “estrema personalizzazione”, afferma Bersani in un’intervista alla rivista online Pandora.

L’unica risposta possibile è un “cambiamento radicale”, che anche attraverso una “battaglia politica” nel partito, porti a far prevalere il collettivo e il radicamento territoriale su una gestione leaderistica. Impresa non facile. “Io ho spinto fortemente in questa direzione durante la mia segreteria, ma – ammette Bersani – non ho mai sentito di avere una maggioranza anche tra i dirigenti a me più vicini. Nemmeno l’idea di regolare le primarie era condivisa”.

Anche sul piano della politica economica la critica dell’ex segretario al governo è molto forte e, anche se i dirigenti Dem scelgono di non replicare, da ambienti del Nazareno emerge una forte irritazione.

Bersani infatti invoca “liberalizzazioni vere, che poco hanno a che vedere con quelle varate dal governo”, e chiede più “progressività”, smettendola di “affidarsi agli spiriti animali del Paese, al cosiddetto vitalismo italico”.

Più progressività e più attenzione al lavoro, al Sud e alla lotta alla povertà, saranno i cardini delle proposte emendative della minoranza sulla legge di stabilità, a cui sta lavorando un gruppo di parlamentari delle commissioni economiche.

Il pacchetto, che parte da tasse sulla casa e limite al contante, potrebbe essere presentato giovedì o martedì prossimo. Da lì inizierà la battaglia in commissione e in Aula, con la consapevolezza che al dunque, se il governo metterà la fiducia, ci si troverà al bivio tra votare a favore e restare nel partito o dire no e uscirne.

In vista della manovra stabilità, intanto, in un’assemblea del gruppo al Senato va in scena un ‘processo’ al dissidente Corradino Mineo. Luigi Zanda non adotta misure disciplinari ma ‘rimprovera’ con asprezza Mineo. E lui replica: “Se il mio dissenso vi imbarazza, basta dirlo. Le mie dimissioni sono a disposizione”.

(Di Serenella Mattera/ANSA)

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