Afghanistan e Pakistan in emergenza terremoto, 375 morti

People injured in 7.7 magnitude earthquake receive medical treatment outside a hospital in Abbottabad, Pakistan, 26 October 2015. According to local media sources, at least 29 people died and dozens injured mostly in Peshawar and northern region of Pakistan. ANSA/SULTAN DOGAR
People injured in 7.7 magnitude earthquake receive medical treatment outside a hospital in Abbottabad, Pakistan, 26 October 2015. According to local media sources, at least 29 people died and dozens injured mostly in Peshawar and northern region of Pakistan.  ANSA/SULTAN DOGAR
People injured in 7.7 magnitude earthquake receive medical treatment outside a hospital in Abbottabad, Pakistan, 26 October 2015. According to local media sources, at least 29 people died and dozens injured mostly in Peshawar and northern region of Pakistan. ANSA/SULTAN DOGAR

KABUL/ISLAMABAD. – Migliaia di uomini delle forze armate e della protezione civile di Afghanistan e Pakistan, insieme a centinaia di volontari, lavoravano nella zona colpita dal sisma di 7,5 gradi Richter che ha avuto epicentro nella regione dell’Hindu Kush e che ha causato molte vittime e gravi danni alle infrastrutture.

Secondo i dati forniti dalla Authority per la gestione dei disastri a Islamabad e dal presidente afghano Ashraf Ghani via Twitter a Kabul, i morti nel complesso sono per ora 375, di cui 260 in territorio pachistano e 115 in quello afghano. I feriti hanno invece raggiunto quota 2.100.

Il maggior numero di vittime pachistane è spiegato dal fatto che nel raggio di 250 chilometri dall’epicentro si trovavano molte località abitate della provincia di Khyber Pakhtunkhwa e dei territori tribali. In Afghanistan invece il sisma è stato più violento in aree di province montagnose e scarsamente popolate al confine con il Tagikistan e lo stesso Pakistan. Molte di queste, comunque, non erano state ancora raggiunte dai soccorritori per le frane e per problemi di sicurezza, per cui non è escluso che il bilancio delle vittime afghane possa aggravarsi nei prossimi giorni.

Al cordoglio generale per le vittime si è unito anche Papa Francesco. In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin indirizzato al nunzio in Pakistan mons. Ghaleb Bader, si assicura che il Pontefice “è rimasto profondamente addolorato nell’apprendere della tragica perdita di vite in Afghanistan e Pakistan”, ed “esprime la sua sentita solidarietà verso tutte le persone colpite da questo disastro”.

La tragedia ha spinto anche i talebani afghani, molto presenti nelle province settentrionali interessate dal sisma, ad ordinare “ai mujaheddin che operano nelle aree colpite di dare tutto l’aiuto possibile alle vittime e di non creare problemi a coloro che stanno arrivando per soccorrere i bisognosi”.

Per quanto riguarda il bilancio in Afghanistan il sisma ha causato secondo la presidenza della Repubblica danni a 7.630 case, 12 scuole, 17 moschee e 20 uffici in nove province. La zona più colpita è stata la parte orientale della provincia di Kunar dove si sono registrate circa 30 vittime. Finora il governo di Kabul non ha chiesto aiuto alla comunità internazionale, ma sta ricevendo assistenza da varie agenzie dell’Onu e da ong straniere che sono sul posto.

In Pakistan il premier Nawaz Sharif che ha interrotto un viaggio a Londra, si è recato al suo arrivo a Shamla, in Punjab, località particolarmente colpita e dove le vittime sono state 50. In una riunione sul posto Sharif ha lodato il ruolo delle forze armate che si sono adoperate con uomini e mezzi per portare tende e generi di prima necessità ai terremotati.

In particolare è stato apprezzato l’intervento dell’esercito che in 24 ore ha rimosso 49 frane lungo la statale di alta quota Karakoram, nell’Hindu Kush.

Infine, Stati Uniti, Turchia, India e Iran hanno offerto la loro disponibilità a venire in soccorso delle popolazioni terremotate.