Rossi e le grandi rimonte, da Bartali a Mennea

ROSSI

ROMA. – Valgono più di una vittoria, perchè si portano dietro qualcosa di epico che sfugge alla logica, al rigore, alla conformità. Sono le Grandi Rimonte, quelle che fanno sognare Valentino Rossi a un settimana dalla sfida decisiva per il Montomondiale, a Valencia.

Per la statistica sono semplici numeri, ma entrano di diritto nei libri di storia, nella testa degli appassionati che si aggrappano a quei ricordi per ripetere “non è mai finita”. Soprattutto, nello sport c’è sempre stato e ci sarà chi crede nella rimonta, anche se fino a quel momento è ancora lontano dal traguardo e in netto svantaggio sull’avversario, perchè – pensa – tutto può cambiare fino all’ultimo secondo.

Lo insegna la Champions League, con due finali leggendarie (Manchester Utd-Bayern Monaco 1999 e Milan-Liverpool 2005) e lo insegna anche il mondo dei motori, dove tanti predestinati (da Senna a Valentino Rossi) sono riusciti a trionfare anche quando partiti dalle retrovie.

Per il ’46’ della Yamaha ci sono i precedenti di Donington, Sepang, Valencia, Sachsenring, Assen che fanno ben sperare. Ma l’ottimismo per il 9 volte campione del mondo può venire anche dal calcio o dal ciclismo, dall’atletica o dalla vela: un secolo di sport ha insegnato che talvolta l’impossibile diventa possibile.

La più rocambolesca, incredibile delle rimonte è di fresca memoria: settembre 2013 finale Coppa America di vela. Nelle acqua di San Francisco New Zeland aveva dominato le prime regate, portandosi sull’8-1, a una sola vittoria dalla conquista del trofeo. Ma qui è partita l’incredibile rimonta degli americani che alla fine sono riusciti a tenersi stretta la Coppa: 9-8.

Per i tifosi del Liverpool resta invece indelebile il ricordo di Istanbul nella finale Champions 2005. Sotto 0-3 col Milan alla fine del primo tempo, gli uomini di Rafa Benitez riescono nell’impresa impossibile, segnando 3 gol in 7 minuti e finendo poi per vincere ai rigori.

Ancora più incredibile l’epilogo qualche anno prima, maggio 1999, nella finale tra Bayern Monaco e Manchester United, con i bavaresi sull’1-0 fino al 91′ e poi in lacrime pochi minuti dopo aver incassato un terribile uno-due (Sheringham al 46′ e Solskjaer al 47′).

Nel mondo della F1, resta per sempre nella memoria l’impresa di Ayrton Senna a Suzuka ’88. Il brasiliano, in pole, al semaforo verde vede il suo motore spegnersi. Ripartito 14/o, inizia una rimonta entusiasmante che ebbe il colpo di coda con l’ultimo sorpasso al compagno di squadra e rivale Alain Prost che lo portò alla conquista del titolo.

I ferraristi non possono invece non pensare all’impresa di Kimi Raikkonen, nel 2007, su Lewis Hamilton, che valse l’ultimo titolo al Cavallino. A 2 gare dalla fine, con 20 punti disponibili, il pilota inglese precedeva di ben 17 lunghezze il finlandese che riuscì a vincere sia in Cina che in Brasile, mentre Hamilton dovette incredibilmente rinviare l’appuntamento iridato.

Ma i sorpassi, le rimonte non riguardano solo moto e auto, valgono anche per le gambe dei velocisti e degli sprinter. Una pagina indelebile l’ha scritta Pietro Mennea ai Giochi di Mosca, quando conquistò l’oro nei 200 grazie a uno strepitoso recupero su Allan Wells che sembrava ormai ad un passo dalla storica doppietta. Partito malissimo e lontanissimo dal britannico all’inizio del rettilineo, il barlettano avviò un incredibile recupero nei 50 metri finali con il sorpasso che valse l’oro proprio al fotofinish, con i cuori di milioni di italiani che ancora oggi palpitano.

Come era accaduto 32 anni prima, nello storico Tour post-bellico dove Gino Bartali si presentò alle decisive tappe alpine con oltre 21 minuti di ritardo da Louison Bobet. In due giornate epiche il fiorentino riuscì nell’ ‘Impresa’, conquistando la maglia gialla che avrebbe poi portato fino a Parigi.

Ci sono anche due rimonte ‘made in Italy’ che quanto meno ebbero la sfortuna/fortuna di far piangere/ridere solo metà Paese. Due esempi su tutti: il Mondiale di ciclismo a Gap 1972 con Marino Basso che bruciò a un metro dal traguardo Franco Bitossi che, dopo una cavalcata solitaria, sembrava a un soffio dall’indossare la maglia iridata; e lo Slalom mondiale di St.Moritz 1974, dove fu Gustavo Thoeni a far piangere Pierino Gros che aveva chiuso al comando la 1/a manche. Nella 2/a, il fuoriclasse di Trafoi (8/o) con una rimonta nello sci rimasta leggendaria riuscì a far meglio di tutti. Ci deve aver pensato anche Alberto Tomba, argento alle Olimpiadi di Lillehammer ’94, dopo aver chiuso 12/o a metà gara.

Tornando al calcio e visto che siamo nella settimane dei derby, una pagina degli almanacchi è dedicata alla leggendaria stracittadina di Torino del marzo 1983, con la Juventus davanti fino al 75′ e poi ‘scavalcata’ dai gol di Dossena, Bonesso e Torrisi in appena 124 secondi, che però per tantissimi tifosi granata sono rimasti ‘interminabili’.

(di Sandro Verginelli/ANSA)

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