Norvegia resta il regno della prosperità, Italia in coda all’Ue

Pubblicato il 03 novembre 2015 da redazione

Monte Reinebringen (Norvegia)

Monte Reinebringen (Norvegia)

LONDRA. – Norvegia regno della prosperità nel mondo, Italia a metà classifica, ma in coda all’Europa. E’ questo il quadro del benessere nel pianeta, almeno a prendere per buoni gli indicatori del think tank britannico ‘The Legatum Institute’ e del suo annuale Prosperity Index. Con la Penisola che rimane fuori dalla ‘serie A’ riservata ai primi 30 fra i 142 Paesi scrutinati e si attesta al 37/mo posto: dietro agli altri Stati dell’Ue con la sola eccezione di due repubbliche baltiche ex sovietiche, Ungheria, Bulgaria, Romania, Grecia e Croazia.

A parziale consolazione, l’Italia conserva comunque la massima serie (con un buon 22/mo posto) sul fronte della sanità; non riemerge viceversa dalla seconda categoria (su un totale di 4) in tutti gli altri dossier presi in considerazione: condizione economica, libertà d’impresa, governance, istruzione, sicurezza, libertà personale, capitale sociale.

Tra i primi della classe – dopo la Norvegia, confermata in testa – svettano Paesi del nord Europa o del nuovo mondo: con la Svizzera seconda e poi Danimarca, Nuova Zelanda, Svezia, Canada, Australia, Olanda, Finlandia e Irlanda. Seguono tra decimo e ventesimo posto Paesi più popolosi come Usa, Germania, Regno Unito o Giappone (ma pure Singapore e Hong Kong) e fra il 20/mo e il 30/mo come Francia, Spagna o Corea del Sud.

L’Italia risulta preceduta in Europa anche da Repubblica Ceca (26/ma), Polonia (29/ma) e Slovacchia (35/ma). Ed è indicata addirittura una posizione indietro al ‘paradiso petrolifero’ del Kuwait, mentre batte di poco come risultato complessivo Israele (su cui pesa la scarsa sicurezza percepita), Cipro, Lettonia e Lituania.

In sostanza il Belpaese si mantiene mantiene allo stesso livello della graduatoria dell’anno scorso, ma perde terreno rispetto ad altri negli ultimi cinque anni. E ribadisce lo score peggiore (48/ma posizione) quanto a libertà individuali. Il giudizio si fonda sui dati macroeconomici (dall’inflazione alle previsioni di crescita del Pil), sull’occupazione, sull’accesso ai servizi sociali, ma anche su percezioni soggettive.

E qui spicca il 90,5% di chi ritiene dilagante la corruzione fra politici e uomini d’affari, il misero 3% di chi giudica quello attuale un momento propizio per trovare lavoro e il 69% che vede l’Italia come una sorta di bengodi per gli immigrati.

A fronte di questo, un 90% di persone è convinta di poter trovare aiuto, nella famiglia o nella colettività, in caso di difficoltà. Fuori dall’area Ue, dati sorprendenti infine fra i Paesi dell’ex Urss non agganciati a Bruxelles: a guidare – poco oltre il 50/mo posto – sono infatti classificate repubbliche asiatiche ricche di idrocarburi, ma povere di democrazia quali Kazakhstan e Uzbekistan, oltre alla Russia (con Russia e Uzbekistan indicati in ‘serie A’ almeno in una singola categoria, rispettivamente istruzione e capitale sociale). Mentre più indietro è la Bielorussia (63/ma) e fra 70/mo e 80/mo posto languono Ucraina, Azerbaigian o Georgia.

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