Mattarella in Indonesia, l’Italia è cambiata

Pubblicato il 09 novembre 2015 da redazione

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JAKARTA.- I mercati esteri tornano a fidarsi dell’Italia che dopo un periodo di stretta osservazione sembra poter tornare nel gioco del club che contano. Grazie anche alle riforme di questi anni, spiega Sergio Mattarella dall’Indonesia seconda tappa di una sua lunga missione nel sud-est asiatico.

Ma proprio dall’Indonesia, gigante musulmano dell’area con quasi 300 milioni di abitanti sparsi in oltre 17 mila isole, richiama al realismo ricordando che l’Italia “non è immune” al terrorismo fondamentalista.

Due messaggi di natura opposta che il capo dello Stato alterna e unisce nei suoi tanti incontri a Jakarta, passando dall’ufficialità dei colloqui con il presidente Joko Widodo a una interessante visita alla grande moschea di Jakarta collocata di fronte alla cattedrale cristiana. Simbolo di questa Indonesia che cerca la tolleranza e delle sue diversità ne ha fatto una forza. Ma anch’essa rimane nel mirino del fondamentalismo.

Ciò detto, la missione di Mattarella è nata con un obiettivo squisitamente economico. Il presidente della repubblica in questa lontana parte del mondo ascolta e rassicura pazientemente quanti – e non sono pochi – vorrebbero scommettere sulle aziende del “made in Italy” ma ancora non si fidano: l’Italia è cambiata, si sta rinnovando profondamente, garantisce il capo dello Stato in tutti i suoi incontri.

Aggredire l’Asia e al di là delle aree già esplorate come Cina e Corea, è il mantra del ministro per lo Sviluppo Federica Guidi che accompagna Mattarella firmando accordi doganali e commerciali che porteranno frutti.

Dopo tre giorni passati in Vietnam dove le imprese italiane sono già radicate, il presidente della repubblica è sbarcato in Indonesia dove la sua visita è stata accolta con una attenzione stupita, quasi a dire “finalmente le istituzioni del Belpaese si sono accorte di noi!”.

E Sergio Mattarella per la prima volta – mentre Renzi spendeva concetti analoghi in Arabia Saudita – ha lasciato da parte la prudenza istituzionale per promuovere senza esitazioni l’Italia riformata degli ultimi anni, quella che ha saputo cambiare la previdenza ben prima di Renzi e quella – assolutamente renziana – che ha rivoluzionato il mercato del lavoro. E che sta cercando di ripulire la Pubblica Amministrazione da vizi e inefficienze antichi.

“Un profondo rinnovamento” è in corso, spiega a tutti i suoi interlocutori ancora perplessi nel risolvere il “rebus” Italia. “A partire dal 2012, anche a seguito della crisi economico-finanziaria che ha colpito i Paesi partecipanti all’Euro, sono state impostate ed approvate – ha spiegato il capo dello Stato – alcune riforme importanti finalizzate a rendere l’Italia più competitiva. Ricordo alcuni passaggi di questo percorso: la riforma del sistema previdenziale, quella del mercato del lavoro e quella, più recente, della Pubblica Amministrazione”.

E su quest’ultima il monito del capo dello Stato è chiaro: la P.A. nasce per la gente, per aiutare i cittadini e deve “lottare contro la corruzione”, non esserne parte. Soprattutto deve essere “efficiente” se vuole aiutare il sistema Italia.

Ma non solo, per la prima volta Mattarella ha parlato dell’utilità della riforma Costituzionale del Senato che è in via di completamento alla Camera: “a queste riforme si affiancherà ora un’incisiva riforma istituzionale, tesa a differenziare le competenze della Camera dei Deputati dal Senato e quindi a rendere più rapide le procedure legislative”.

Ma la sfida “più grande dei prossimi anni” è quella del terrorismo internazionale, ribadisce in un incontro con il presidente indonesiano anch’egli assai preoccupato per la progressione dell’Isis in Medio Oriente e nord Africa.

“La minaccia del terrorismo internazionale è oggi una delle principali aggressioni al modello sociale e politico basato su tolleranza e libertà che i nostri due Paesi propongono”, aggiunge ancora il capo dello Stato senza nascondere la propria preoccupazione mentre il Giubileo si avvicina.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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