La Grecia torna di nuovo a preoccupare l’Eurogruppo

A Protestor holds a placard with a Greek flag during a demonstration outside of an EU summit in Brussels on Sunday, Oct. 23, 2011. (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
A Protestor holds a placard with a Greek flag during a demonstration outside of an EU summit in Brussels on Sunday, Oct. 23, 2011. (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
A Protestor holds a placard with a Greek flag during a demonstration outside of an EU summit in Brussels on Sunday, Oct. 23, 2011. (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

BRUXELLES. – La Grecia torna di nuovo a preoccupare l’Eurogruppo: Atene è in ritardo sulle riforme concordate nella tabella di marcia del terzo piano di aiuti, partita da appena tre mesi, e l’Ue tiene gli aiuti bloccati in attesa che Governo e Parlamento facciano quanto previsto dai patti. E chiede di sciogliere i nodi entro la settimana.

Intanto si allungano i tempi per la flessibilità sulle spese extra per i migranti: il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, dopo aver visto il commissario Moscovici e il vicepresidente Dombrovskis ha spiegato che Bruxelles non ha ancora preso una decisione e quindi la risposta non arriverà assieme ai giudizi sulla legge di stabilità previsti per la prossima settimana.

La Grecia aspetta due miliardi di aiuti europei rimasti in sospeso dalla prima tranche sborsata ad agosto. L’Ue le ha assegnato una serie di riforme che chiama ‘pietre miliari’ e che vanno attuate per poter sbloccare i due miliardi.

Quelle approvate finora non sono ritenute sufficienti dall’Eurogruppo. In particolare, manca una soluzione alla questione del pignoramento della casa per chi non paga le rate dei mutui. Si tratta di una questione politica molto sensibile, su cui Atene vorrebbe tenere il punto, mantenendo la platea delle esenzioni più ampia possibile.

Ma la cosiddetta ‘foreclosure law’ non è la sola questione in sospeso. C’è la ricapitalizzazione delle banche da realizzare entro Natale, prima che scattino a gennaio le nuove regole sul ‘bail in’, quando saranno i privati a sostenere le perdite. Ma la ricapitalizzazione non può partire senza la riforma della governance, e il fondo salva-banche non può intervenire prima che tutte le riforme ‘miliari’ richieste siano approvate.

“Ci sono 10 miliardi in un conto bloccato per le banche ma le condizionalità vanno rispettate”, ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem chiedendo una soluzione entro la settimana. Se così sarà, “abbiamo dato mandato all’Euro Working Group di riunirsi all’inizio della settimana prossima per valutarle”.

Intanto sul fronte legge di stabilità si attendono i giudizi della Commissione europea in arrivo la prossima settimana, che saranno discussi da un nuovo Eurogruppo il 23 novembre.

Padoan ha incontrato i commissari responsabili, per spiegare ancora una volta il “razionale” dietro le richieste italiane di accedere alle clausole riforme e investimenti. L’incontro “è andato bene come sempre”, ha commentato Moscovici.

Per sapere se i margini richiesti sono stati accordati bisognerà aspettare una settimana, mentre per lo ‘sconto’ sulle spese per i migranti i tempi sono più lunghi. La decisione avrà “tempi diversi” rispetto alle altre richieste, perché la Commissione “sta ancora decidendo”, ha detto il ministro.

La questione “sarà trattata separatamente perché riguarda più Paesi”, ha spiegato. Anche per Dijsselbloem la questione è urgente perché “in alcuni c’è una vera emergenza di bilancio”, quindi è favorevole a concedere loro la flessibilità, “ma non per tutti, non in generale e non per sempre”.

(di Chiara De Felice/ANSA)

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