Il trionfo di Suu Kyi in Birmania: “Abbiamo il 70%”

Pubblicato il 09 novembre 2015 da redazione

Myanmar opposition leader Aung San Suu Kyi (C), chairperson of National League for Democracy (NLD) party, leaves NLD headquarters to deliver a speech, Yangon, Myanmar, 09 November 2015.   EPA/LYNN BO BO

Myanmar opposition leader Aung San Suu Kyi (C), chairperson of National League for Democracy (NLD) party, leaves NLD headquarters to deliver a speech, Yangon, Myanmar, 09 November 2015. EPA/LYNN BO BO

RANGOON. – I risultati arrivano col contagocce, ma hanno una direzione precisa: un trionfo per la ‘Lega nazionale per la democrazia’ (Nld) di Suu Kyi, con percentuali addirittura al di là della vittoria attesa alla vigilia. “Almeno il 70 per cento”, diceva il partito già in mattinata.

Con il passare della giornata sono arrivate solo buone notizie: 56 seggi su 57 della Camera bassa nell’ex capitale Rangoon e tutti i 12 della Camera alta, un dominio nelle pianure centrali, vittorie persino nei seggi delle aree etniche dove in teoria il consenso per Suu Kyi è minore. Per il quadro complessivo ci vorrà più di una settimana, e sarà probabilmente più sfumato.

Ma la quota del 67 per cento, necessaria per conquistare una maggioranza semplice in Parlamento come conseguenza del 25 per cento garantito ai militari, appare più che mai alla portata. Il ‘Partito di unione, solidarietà e sviluppo’ (Usdp) del presidente Thein Sein ha ammesso la sconfitta. Il capo del partito, Htay Oo, ha detto di “aver collezionato più sconfitte che vittorie”.

In attesa dei dati definitivi, l’entità della valanga ha portato la stessa Suu Kyi a esortare i suoi sostenitori a non provocare gli sconfitti, ossia l’Usdp. Nonostante gli appelli, migliaia di sostenitori di “mamma Suu” sono in festa da ieri sera davanti alla sede dell’Nld, in un’atmosfera da concerto rock.

I megaschermi informano la folla in diretta sullo spoglio, scatenando boati di gioia a ogni successo. Dagli autobus e dalle auto che faticano a farsi strada tra la massa, molti passeggeri partecipano alla festa unendosi ai cori, stringendo mani e scattando foto con gli smartphone. Per l’Usdp è una Caporetto.

Ha perso su tutta la linea: sconfitto il leader del partito Htay Oo, non rieletti altri alti quadri. Persino l’ex capo del partito Shwe Mann, purgato in agosto per essersi avvicinato troppo a Suu Kyi tanto da essere dato come papabile presidente, ha perso nel suo feudo. Tra le fila dell’Nld, invece, è stato eletto Naing Ngan Lynn, un candidato che poche settimane fa era stato ferito a colpi di spada alla periferia di Rangoon.

I timori iniziali sulla possibilità di brogli tramite il voto anticipato – massicciamente utilizzato per aggiustare numeri scomodi nel 2010 – sembrano essere fugati. Se dagli osservatori dell’Unione Europea giungono forti segnali sulla complessiva regolarità del voto, alcune potenziali fonti di tensione – come l’arrivo di 11 mila voti ieri in un seggio chiuso da ore – sono state presto messo a tacere dalla Commissione elettorale, che ha dichiarato invalido qualsiasi voto consegnato al seggio a urne chiuse.

In un Paese che cinque anni fa in pratica non aveva Internet e la telefonia mobile, la tecnologia aiuta i cittadini a monitorare passo per passo lo sviluppo degli eventi, anche segnalando eventuali brogli.

L’Usdp e l’esercito, di fatto contigui in Parlamento, sembrano rassegnati alla sconfitta. Già alla vigilia, Thein Sein aveva dichiarato che il risultato sarebbe stato accettato.

Ma in un Paese che nel 1990 vide un simile trionfo elettorale di Suu Kyi, poi mai onorato, in molti rimanevano diffidenti. Tale sensazione non è completamente scomparsa neanche ora, dato che la Costituzione impedisce alla ‘Signora’ di diventare capo di Stato, e da qui all’elezione del presidente passeranno oltre due mesi di intense trattative.

Intanto, per milioni di birmani è il momento dell’insperata gioia. Queste elezioni “marcano una storica pietra miliare sulla strada del Paese verso la democrazia”, dichiara l’Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini.

In Italia, il sindaco di Torino Piero Fassino – inviato speciale dell’Ue per la Birmania dal 2007 al 2011 – parla di “vittoria plebiscitaria che premia la tenacia e il coraggio di Aung San Suu Kyi”.

(di Alessandro Ursic/ANSA)

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