Manovra, pressing ministeri. In Senato asse anti-contante

Pubblicato il 10 novembre 2015 da redazione

ministero

ROMA. – Pressing dei ministeri per le modifiche alla legge di Stabilità. Le richieste arrivate sul tavolo di Palazzo Chigi sono circa 150 ma solo una decina dovrebbe avere la fortuna di essere tradotta in emendamento durante l’esame della manovra in Senato.

Il faro a Palazzo Madama è puntato sul Sud: in particolare sui maxi-ammortamenti degli investimenti in beni strumentali e sulla decontribuzione per le assunzioni. Ma da quanto si apprende le due misure sarebbero alternative.

Probabili anche una serie di ritocchi sul fronte della casa, dagli sconti per i genitori separati agli affitti concordati, mentre sarà battaglia sulle misure per l’innalzamento del tetto del contante che molti gruppi (Minoranza Pd, Sel, M5S) vorrebbero riportare a mille euro ed altri (Lega, Fi, Cor) alzare anche oltre i diecimila.

La prima prova che devono intanto superare gli oltre 3.500 emendamenti è fissata per domani con il vaglio delle ammissibilità, dopodiché sarà la volta della formalizzazione delle proposte a firma del governo, che saranno poche e relative esclusivamente a temi non affrontati già dai senatori.

Se Regioni, province e giochi sono argomenti che saranno trattati alla Camera, il Senato – dove le votazioni in commissione sono previste da mercoledì – sarà invece impegnato con Sud e casa in particolare.

Per quanto riguarda il Mezzogiorno, due le misure al centro dell’attenzione: i maxiammortamenti del 160%, anziché del 140%, degli investimenti in beni strumentali destinati esclusivamente alle imprese delle Regioni meridionali che rientrano dell’obiettivo convergenza (Campania, Puglia, Calabria Sicilia, Basilicata) e un rafforzamento sgravi per le assunzioni.

La questione è come sempre quella delle coperture. Si starebbe dunque valutando quale delle due misure inserire in manovra. Se l’architettura della Tasi è destinata a restare invariata, aperture dalla maggioranza e dal governo sono arrivate per alcuni ritocchi.

C’è ad esempio accordo bipartisan per introdurre uno sconto (con un tetto dell’aliquota al 4 per mille) su Imu e Tasi per chi decide di dare in affitto un immobile a canone concordato.

Così come, fa sapere una delle relatrici al ddl Magda Zanoni (Pd), si lavora alla possibilità di esentare dal pagamento della Tasi sulla prima casa anche i separati, proprietari dell’abitazione lasciata all’ex coniuge e non è escluso che possa essere approvata anche la proposta di esentare le seconde case date in comodato d’uso ai parenti di primo grado. Nella valanga di emendamenti poi c’è spazio per gli ‘evergreen’: si va dall’esclusione delle Tasi per le scuole paritarie (firmata Udc) a quella (targata Sel) che vorrebbe invece esentare i teatri passando per la proposta del Pd di rendere strutturale la cedolare secca al 10%.

Poche chance di successo a causa degli alti costi avrebbe invece un emendamento messo a punto dai Dem che prevede l’introduzione del prestito pensionistico mentre l’anticipazione al 2016 della no tax aerea per i pensionati potrebbe incassare il via libera di governo e Parlamento.

Altra norma sulla quale c’è già il no dell’Esecutivo è quella per cancellare l’innalzamento della soglia del contante, nonostante l’ampio fronte a favore di un dietrofront.

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