In carceri minorili 449 detenuti, anche per omicidio

Pubblicato il 10 novembre 2015 da redazione

carcere

ROMA. – Nei primi sei mesi del 2015, sono 23 gli omicidi, tra consumati e tentati, imputati ai minori entrati negli istituti di pena(Ipm) per minorenni: reati in maggioranza a carico di italiani (16), tutti ragazzi maschi; 7 agli stranieri, di cui due femmine.

Tra i delitti commessi dai minori figurano anche 89 casi di lesioni volontarie. Pure in questo caso si tratta di reati in maggioranza a carico di italiani, 53 contro 36 degli stranieri.

I dati riferiti, invece, all’intero 2014 rilevano 58 imputazioni di omicidio a carico di minori, 43 a italiani, tra cui una ragazza, e 15 stranieri. Le lesioni, sempre nello stesso anno, sono state 151; 14 le violenze sessuali, di cui 5 da parte di italiani, 9 di stranieri.

Si tratta di ragazzi che non hanno avuto accesso a misure alternative, reclusi in via cautelare o per scontare una pena nei 16 istituti minorili, cui la giustizia fa ricorso come “extrema ratio”: sono infatti solo 449 i ragazzi fino a 25 anni detenuti, un dato stabile da 15 anni, come rileva l’associazione Antigone, nel suo rapporto ‘Ragazzi fuori’, realizzato quest’anno in collaborazione con l’Isfol e presentato a Roma.

Un dossier che evidenzia luci e ombre. E’ un sistema dove le misure alternative sono la maggioranza: tra il 2001 ed il 2014 si è passati da 1.339 collocamenti in comunità ai 1.987 del 2014; la messa alla prova è passata da 788 provvedimenti del 1993 ai 3.261 del 2010, con l’83% dei casi con esito positivo. E dove la funzione educativa è più pregnante che quella repressiva.

Sono circa 37 mila i procedimenti davanti al gip o al gup nei confronti di minorenni, stabili i reati denunciati, questo a dimostrazione del fatto che “meno detenuti non significa più reati”.

“Rivendichiamo – sottolinea Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione che si batte per i diritti nelle carceri – che il sistema funziona chiedendo di fare passi avanti. Ci piacerebbe avere più insegnanti e più educatori. Sarebbe un investimento per risparmiare in costi sociali domani”.

Il sistema di istruzione all’interno delle carceri minorili viene garantito dal Miur a tutti i livelli, ma non in tutti gli istituti si tengono lezioni quotidiane, mancano gli insegnanti, il cui ruolo viene spesso svolto da volontari.

Si tengono corsi di alfabetizzazione linguistica, di scuola primaria, media, fino alle superiori, con classi in 7 istituti e 60 detenuti-alunni. Specie al Sud si dà molta importanza alla formazione professionale, con corsi riconosciuti dalla Regioni.

Ci sono poi tre ragazzi che frequentano l’università, uno fa Scienze agrarie, uno Scienze infermieristiche e uno il Politecnico di Torino.

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