Gian Paolo Polito Sculco: Tutta la vita ho sentito la voglia di dipingere

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CARACAS.- Lo afferma con una voce dai toni teneri, sommessi, come percorrendo con il pensiero una sua opera d’arte, quella che lo ha condotto per la prima volta, ad una esposizione Internazionale; la stessa che gli ha aperto le braccia di Firenze, magnifica culla della nostra secolare cultura.

Gian Paolo Polito Sculco, ha iniziato a dipingere dieci anni fa e, da tre ormai, lavora scolpendo desideri, pensieri, nostalgie a volte così profonde da trasformarsi in “quadri reali di vita”…Si, una vita “dolce”, come quel “Toronto” ormai famoso, con il quale s’è guadagnato un posto nell’Albo d’Oro” delle manifestazioni artistiche indette nella “Città” di Dante Alighieri.

La “Decima Biennale Internazionale di Firenze”, quindi, lo ha accolto sottolineandone la bravura, l’intensa esperienza di vita vissuta in Venezuela, come un altro dei degni figli della nostra emigrazione nel Tropico.

– Quando ho esposto la mia opera, (in occasione della Decima Biennale), ho sentito una emozione profonda, assoluta. La prima cosa che mi è venuta in mente, è stata: “non mi muovo più dalla Galleria degli Uffizi”.

– Così, sei diventato famoso raccontando proprio nella “Città di Dante” la “dolcezza del toronto”?

Ci pensa un po’, Gian Pablo, poi, sorride, abbinando “chiaroscuri toscani “ con “prelibatezze tropicali”….

La sua, è una felicità contagiosa, lo riflettono gli occhi della sua simpatica moglie, che lo ha seguito passo passo attraverso la Galleria degli Uffizi, le stradine e le piazze di Firenze. Gli indimenticabili panorami di “Forte Belvedere”, l’acqua dell’Arno dove si specchia Ponte Vecchio, la forza della storia medicea….

– Sai?….mi sarei voluto fermare “per sempre” nella Galleria degli Uffizi-afferma convinto e con nostalgia, Gian Paolo.

Gli crediamo, davvero, senza riserve…. Chi non lo vorrebbe? Ancora, un venezuelano nato da genitori italiani (Padula), ha regalato la propria arte al “nuovo mondo”.

– Prossimi progetti?

– Tantissimi – è la pronta risposta, mentre la moglie Nena, lo guarda con ammirazione e dolcezza, approvandone il desiderio appena espresso e raccontandoci, come, Wendy Miller: nipote del fondatore di “Savoy de Venezuela” lo ha chiamato, ringraziandolo con calorose frasi per la “raffigurazione” del “Toronto” (squisito notissimo dolce venezuelano).

È stato un incontro che ci porterà ad altri piacevoli “appuntamenti con l’Arte”. Il “percorso” di Gian Paolo, iniziato a Firenze, ispirato da una “dolcezza” tipicamente venezuelana, lo seguiremo con passione e simpatia.

(Anna Maria Tiziano/Voce)