Ancelotti chiama la Premier, e dice no all’Italia

Pubblicato il 12 novembre 2015 da redazione

MADRID, SPAIN - MAY 12:  Head coach Carlo Ancelotti of Real Madrid holds a press conference after the team training session ahead of the UEFA Champions League Semi Final, Second Leg against Juventus at Valdebebas training ground on May 12, 2015 in Madrid, Spain.  (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

MADRID, SPAIN – MAY 12: Head coach Carlo Ancelotti of Real Madrid holds a press conference after the team training session ahead of the UEFA Champions League Semi Final, Second Leg against Juventus at Valdebebas training ground on May 12, 2015 in Madrid, Spain. (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

LONDRA. – Tanta voglia di Premier League per Carlo Ancelotti, pronto a deludere i suoi numerosi corteggiatori – dal Bayern Monaco alla Roma, passando per la suggestione azzurra – per una panchina nel campionato inglese.

C’è andato vicinissimo qualche giorno fa quando l’esonero di José Mourinho pareva inevitable almeno quanto il ritorno dell’ex tecnico del Real Madrid a Stamford Bridge. “Ma José non verrà esonerato e il Chelsea ha fatto la scelta giusta”, commenta filosoficamente Ancelotti, tornato a parlare in una lunga intervista al Daily Mail.

Non si pente di aver detto no al Milan quest’estate (e ad altre squadre successivamente) per completare il suo anno sabbatico tra Vancouver, Londra e Reggiolo. La panchina gli manca ma attende la chiamata giusta. Poteva essere quella del Liverpool ma poi ad Anfield è approdato Jurgen Klopp.

Ancelotti spera in una chiamata la prossima estate. “E se non arriverà vorrà dire che attenderò una panchina a campionato in corso”. Non quella della nazionale, però. Neppure l’eventuale divorzio tra Antonio Conte e gli azzurri dopo l’Europeo gli farebbe cambiare idea.

“In nazionale ci vado nel 2030 perché l’Italia ogni 12 anni va in finale o vince un mondiale. Succede così dal 1970”. Scherza, ma è serissimo quando ricorda la delusione per l’esonero subito dal Real Madrid. “Mi è dispiaciuto molto di più che quello con il Chelsea perché avevo un rapporto bellissimo con i giocatori. Tutti professionisti esemplari, a cominciare da Cristiano Ronaldo. Essere licenziati fa parte del nostro mestiere ma non credo che nel mio caso sia stato giusto”.

Di recente Mourinho è stato più fortunato. “Ho un buon rapporto con José, è certamente uno dei migliori tecnici al mondo. Quando ho vinto la ‘Decima’ mi ha mandato un sms di congratulazioni”.

Eppure i caratteri tra i due non potrebbero essere più differenti: fumantino il portoghese quanto serafico Ancelotti. “Mi piace pensarmi come un leader calmo. Un insegnante. Non uso la frustra con i giocatori perché in vita mia nessuno l’ha mai usata con me. Non penso sia necessario, ma quando qualcuno sgarra, con me ha chiuso”.

Senza far nomi, anche se una volta vittima involontaria di una sua sfuriata è stato addirittura Zlatan Ibrahimovic. “Avevamo perso in Coppa di Francia contro l’Evian. Sono rientrato negli spogliatoi e ho dato un calcio ad una scatola che è finita in testa a Zlatan”.

Se Walter Mazzarri si è trasferito a Manchester per imparare l’inglese, Ancelotti dopo il biennio al Chelsea ha già basi linguistiche più che solide. “Mi piacerebbe tornare in Inghilterra, ho mantenuto una casa a Londra e amo questo calcio. Spero di trovare una squadra che sia competitiva sia in Inghilterra che in Europa”.

Con il suo palmares non è certo una richiesta impresentabile: tra le due di Manchester, Chelsea e Arsenal, la prossima estate inglese potrebbe diventare un valzer delle panchine.

(di Lorenzo Amuso/ANSA)

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