L’incertezza della Fed affonda le Borse

Pubblicato il 12 novembre 2015 da redazione

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NEW YORK. – L’incertezza sulle prossime mosse della Fed e la possibilità che la banca centrale americana si muova nella direzione opposta rispetto alla Bce affondano le Borse. In Europa tutte le piazze finanziarie chiudono in negativo, con Milano maglia nera.

Piazza Affari perde il 2,35%, appesantita da Exor e Unicredit. Wall Street in forte calo, con il Dow Jones e lo S&P 500 in territorio negativo per il 2015. Pesanti le materie prime, con il rame che cala ai minimi dal 2009 e il petrolio sotto i 42 dollari al barile.

Dopo un avvio leggermente negativo, Wall Street peggiora con le parole del presidente della Fed di New York, William Dudley, che nonostante sieda fra le ‘colombe’ della banca centrale americana, ha aperto la porta a una stretta a dicembre.

”Ritengo che sia possibile che le condizioni fissate dalla Fed per iniziare a normalizzare la politica monetaria saranno soddisfatte a breve” afferma Dudley, andando a rafforzare le affermazioni del presidente della Fed di St Louis, James Bullard, secondo il quale i tassi zero non sono più necessari.

L’economia americana – mette in evidenza Bullard – è vicina ”al normale con un tasso di disoccupazione al 5%, in linea con quello che la Fed ritiene la piena occupazione, e l’inflazione al netto dello shock dei prezzi del petrolio leggermente al di sotto del target”.

L’avvicinarsi di una stretta, e la fine di sette anni di tassi zero, agitano Wall Street che chiede però chiarezza. Fra gli economisti il consensus è quasi unanime: il 92% ritiene che la Fed aumenterà i tassi in dicembre.

A chiedere nuovamente di attendere è invece il Fmi. nel documento preparato in vista del G20 della Turchia, il Fondo invita la Fed a ”dipendere dai dati” nelle proprie scelte e ad attendere per un aumento fino a quando la forza del mercato del lavoro non sarà accompagnata da chiari segnali di un’inflazione che si avvicina vicino al target del 2%.

Gli occhi sono quindi su Janet Yellen e sulla sua capacità di trovare un accordo all’interno della Fed.

In Europa, invece, il presidente della Bce, Mario Draghi, conferma la possibilità che il piano di quantitative easing vada rivisto a fronte dei rischi che pesano sull’economia. Un impegno ad agire appoggiato dal Fmi. ”Il piano di acquisto di asset aggiustato se necessario aiuterà la Bce a centrare l’obiettivo della stabilità dei prezzi”.

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