Bagnasco, i cattolici testimonino coerenza e trasparenza

ROMA 23-4-2010 CEI LAVORI DI TESTIMONI DIGITALI MEDIA - TV - INTERNET - VIDEO - DIGITALE S.E.CARD. ANGELO BAGNASCO PH: CRISTIAN GENNARI
ROMA 23-4-2010 CEI  LAVORI DI TESTIMONI DIGITALI  MEDIA - TV - INTERNET - VIDEO - DIGITALE S.E.CARD. ANGELO BAGNASCO  PH: CRISTIAN GENNARI
ROMA 23-4-2010
CEI
LAVORI DI TESTIMONI DIGITALI
MEDIA – TV – INTERNET – VIDEO – DIGITALE
S.E.CARD. ANGELO BAGNASCO
PH: CRISTIAN GENNARI

FIRENZE. – “L’impegno del cattolico nella sfera pubblica deve testimoniare coerenza e trasparenza”. A chiusura del quinto Convegno Ecclesiale Nazionale che si è tenuto a Firenze, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha indicato in sintesi il ruolo dei cattolici “anche – ha precisato – alla luce dei recenti fatti di cronaca”. “Dobbiamo anzitutto uscire, andare – ha detto Bagnasco nel suo intervento -.

Non basta essere accoglienti: dobbiamo per primi muoverci verso l’altro, perché il prossimo da amare non è colui che ci chiede aiuto, ma colui del quale ci siamo fatti prossimi. “Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza”, ci ha detto Papa Francesco.

Tale sia lo spirito con cui anche noi agiamo: quello di chi ha premura verso tutti e va loro incontro per incontrarli e creare ponti con loro, e tra loro e Cristo. Dobbiamo uscire e creare condivisione e fraternità: le nostre comunità e associazioni, i gruppi e i singoli cristiani, vivano sempre con questo spirito missionario, e su di esso si verifichino periodicamente, poiché da ciò dipende l’autenticità della proposta.

Ben venga, quindi, l’impegno – appena risuonato – a formare all’audacia della testimonianza, come quello di promuovere il coraggio della sperimentazione, secondo quanto richiesto soprattutto dai giovani”.

Al termine della sua prolusione dal titolo ‘Prospettive’, il presidente della Cei ha incontrato i giornalisti affrontando anche i temi che, appunto, stanno scuotendo il Vaticano e le gerarchie ecclesiastiche.

A chi gli ha domandato che cosa si dovrebbe fare “in un momenti di difficoltà come è quello che sta attraversando la Chiesa, che cosa la Chiesa deve temere di più, l’uscita di libri, l’ateismo o gli attacchi interni? E quale è la risposta più efficace: la critica all’esterno o un’autocritica della Chiesa”, Bagnasco ha indicato tra i maggiori pericoli “la timidezza spirituale”.

“Se la mia anima è timida, tiepida questo è il peggiore nemico della Chiesa. Questo ci richiama ad una continua conversione spirituale, ad una conversione del mio cuore per non renderlo freddo, distante, non infuocato verso Cristo. Se mi arrendo a una mediocrità fatta a sistema, eretta a sistema io sono il peggiore pericolo per Chiesa, della comunità cristiana, dentro e fuori”.

Tra le ombre indicate dal presidente della Cei anche quella che si è allungata sull’ex abate di Montecassino, Pietro Vittorelli, accusato di appropriazione indebita dei soldi provenienti dall’8 per mille.

Nel suo intervento, ha ricordato Bagnasco, “ho parlato di ombre, evocando situazioni penose come ad esempio questa. Non è una grande consolazione, tantomeno vuole essere una giustificazione che in mezzo ad un grande popolo di religiosi e consacrati purtroppo ci possano essere esempi di una vita di contraddizione o esempi di contraddizione.

Nessuna ombra deve oscurare la luce della Chiesa. Tanti religiosi danno esempio di fedeltà, ai propri compiti e ai propri doveri. Questa luce non deve essere oscurata. Le ombre sono gravi e gravissime, devono essere dette e non nascoste, ma non devono oscurare questa luce”.

E sulla vicenda dell’ex abate è intervenuto anche il card. Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma e presidente della Conferenza episcopale del Lazio (cui appartiene Montecassino): c’è un “sentimento di dolore e di amarezza a cui si aggiunge un bisogno un po’ più profondo: qualora le accuse saranno dimostrate attraverso le vie legali, certamente la Chiesa di Cassino, attraverso il suo pastore, agirà legalmente con un’azione di risarcimento, perché tutti sappiano che i beni che il popolo dà alla Chiesa, ritornano al popolo e non hanno altre finalità. Questo è un principio che intendiamo riaffermare con chiarezza senza paura e verso tutti”.

(di Daniela Grondona/ANSA)