Missile Usa contro Jihadi John, ucciso il boia Isis

Pubblicato il 13 novembre 2015 da redazione

Jihadiohn

NEW YORK. – “Abbiamo la ragionevole certezza che Jihadi John sia stato ucciso”. A meno di 24 ore dalla notizia che un drone americano ha probabilmente colpito a morte il boia britannico dell’Isis, il Pentagono fornisce qualche elemento in più sul raid Usa a Raqqa, in Siria, e spiega che l’unico obiettivo di alto livello era proprio lui: Mohammed Emwazi. “Ma – precisa il portavoce, il colonnello Steve Warren – ci vorrà tempo per confermare” la sua morte.

Più cauto il governo britannico. Il premier britannico David Cameron ha detto che non vi è ancora la certezza assoluta della morte di Jihadi John, precisando che l’attacco vicino alla roccaforte di Raqqa è stato uno sforzo congiunto tra Regno Unito e Stati Uniti.

Stessa reazione della Casa Bianca: “Al momento non siamo in grado di confermare i risultati dell’operazione”, ha detto il portavoce Josh Earnest. E, anche se l’Osservatorio nazionale siriano sostiene di essere sicuro “al 100% che il boia è stato dilaniato dall’esplosione”, fonti jihadiste dicono invece che Jihadi John è rimasto ferito, ma è ancora vivo.

L’intelligence americana teneva d’occhio gli spostamenti del boia da mercoledì: quando Jihadi John è uscito da un edificio ed è salito su un’auto insieme ad un’altra persona, tre droni sono partiti e hanno colpito l’obiettivo con due missili.

“Sapevamo che era lui quando siamo entrati in azione”, hanno riferito alti ufficiali del Pentagono. A conferma, ci sarebbe anche un video che riprende Jihadi John poco prima di salire sull’auto. “Lo seguivamo da tempo e quando si è presentata l’opportunità di colpire senza provocare vittime civili, abbiamo agito”, ha detto ancora il colonnello Warren.

A coordinare l’operazione dei droni sono state le stesse ‘menti’ che pianificarono la missione per uccidere Osama bin Laden nel maggio del 2011: si tratta degli uomini delle forze speciali che operano dalla base di Fort Bragg, in North Carolina.

Jihadi John era uno degli uomini più ricercati al mondo, da quando comparve la prima volta in video nell’agosto del 2014 per annunciare la decapitazione del giornalista americano James Foley. Seguirono i filmati delle macabre uccisioni di un altro giornalista Usa, Steven Sotloff, del cooperante americano Abdul-Rahman Kassig, dei britannici David Haines e Alan Henning e del giornalista giapponese Kenji Goto.

Da allora, Emwazi è diventato l’obiettivo dei servizi segreti e degli attacchi delle forze americane in Siria.

Le famiglie delle vittime americane sono state avvertite prima che il raid contro Jihadi John fosse lanciato. “Ci ha avvertiti l’Fbi, ma la sua morte non ci dà nessun conforto”, ha confermato Diane Foley, madre di James. “Invece di impiegare le risorse per una specie di vendetta, il governo poteva usarli per salvare gli ostaggi che erano ancora vivi”, ha aggiunto.

Se la notizia dell’uccisione di Jihadi John venisse confermata sarebbe un colpo durissimo per la propaganda dell’Isis, anche dopo l’offensiva lanciata in queste ultime ore dalla coalizione. Lo stesso presidente Usa, Barack Obama, ha annunciato che le forze speciali hanno “contenuto l’Isis, che non sta guadagnando terreno né in Iraq né in Siria”.

“Quello che non siamo riusciti a fare – ha ammesso – è decapitare i loro vertici, anche se abbiamo fatto progressi nel bloccare il reclutamento di combattenti stranieri”.

A conferma, i peshmerga curdi hanno annunciato di aver strappato Sinjar dalle mani dei jihadisti. Il tricolore curdo sventola ora sulla città irachena, ma la battaglia per la conquista di una delle zone chiave tra Siria e Iraq prosegue con il sostegno decisivo della Coalizione a guida Usa.

Allo stesso tempo, gli americani hanno lanciato una massiccia offensiva aerea insieme agli alleati contro i campi petroliferi del Califfato nell’est del Paese.

(di Gaetana D’Amico/ANSA)

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