Parigi, assalto al covo jihadista

Pubblicato il 19 novembre 2015 da redazione

Saint-Denis, assedio

Saint-Denis, assedio

PARIGI – All’alba scatta l’assalto e sotto le macerie del suo covo finisce la jihad di Abdelhamid Abaaoud, la ‘mente’ delle stragi di Parigi. Non c’è la certezza assoluta, sono in corso gli esami del Dna, ma fonti degli inquirenti non hanno più dubbi, anche se il procuratore francese Francois Molins non si sbilancia, parla solo di “localizzazione” di Abaaoud e di esami in corso su un corpo irriconoscibile. Per l’annuncio ufficiale vuole essere sicuro al 100 per 100.

Il blitz di Saint-Denis era pronto da 24 ore, dopo l’individuazione del covo del mandante delle stragi. Il gruppo, gli inquirenti sono certi, stava per passare nuovamente all’azione, alla Defense, forse all’aeroporto di Roissy.

A ‘parlare’, il cellulare gettato in un cestino da uno dei kamikaze del Bataclan prima di entrare nel teatro. Sullo schermo, l’ultimo sms inviato alle 21.42: “Siamo pronti, si comincia”.

Un’operazione “difficilissima” ma “riuscita”, ha detto il procuratore di Parigi Francois Molins illustrando ai giornalisti il bilancio della giornata: almeno due terroristi morti, otto fermati. Fra gli uccisi, una donna del commando trincerato al terzo piano del numero 8 della rue Corbillon che prima ha fatto fuoco sugli uomini del RAID e del BRI, poi ha fatto saltare la propria cintura esplosiva.

Perde la vita anche un secondo terrorista, crivellato dopo un’ora di resistenza al fuoco da un’infinità di colpi sparati dalla polizia durante l’irruzione, 5.000 ha riferito Molins. Forse ce n’è un terzo, sotto le macerie, ma manca l’ufficialità: l’immobile è pericolante dopo la tempesta di proiettili, il soffitto del terzo piano è crollato, in alcune parti si teme il collasso.

Sui cadaveri finora trovati sono in corso gli esami del DNA per avere la conferma definitiva su Abdelhamid Abaaoud. E, ipotizza qualcuno, anche su Salah Abdeslam, il super ricercato dalle polizie di tutta Europa che ha partecipato attivamente agli attacchi di venerdì notte e poi si è dato alla fuga. La presenza della ‘mente’ ventottenne della tentacolare azione terroristica a Parigi era stata segnalata da “un testimone”, ha detto il procuratore, precisando che per 24 ore “si è dovuto procedere alle accurate verifiche telefoniche e bancarie”. Un’attesa snervante, se si pensa che gli inquirenti – localizzato il covo a Saint-Denis – si sono resi conto che quel commando “stava per passare all’azione”.

– Tutto lo lasciava pensare – ha detto Molins – dalla raccolta di testimonianze alle prove, agli indizi, alle intercettazioni.

Cellulari, automobili, covi: questi i tre elementi sui quali hanno lavorato per ore febbrili 830 poliziotti delle varie squadre di intervento e investigative. Il primo elemento è stato decisivo per la localizzazione del commando di Saint-Denis. Le auto utilizzate venerdì per le stragi erano tre: la Polo trovata parcheggiata dai tre kamikaze del Bataclan, la Seat del sanguinoso raid davanti ai bistrot, dove i terroristi erano i due fratelli Abdeslam e un altro di cui si ignora tutto e una Clio trovata parcheggiata nei pressi di Montmartre. Tutte nere e tutte entrate a Parigi a dieci minuti di distanza l’una dall’altra, in convoglio, per compiere gli attentati.

Nella Seat ritrovata a Montreuil c’era il Gps che ha consentito di ricostruire il percorso che ha seminato morte nei bistrot. A queste auto si aggiunge la Golf con la quale due persone, arrestate in Belgio, sono venute a prendere Salah Abdeslam per riportarlo indietro dopo l’attentato, su sua richiesta. Infine i covi: il residence di Alfortville, dove Salah Abdeslam aveva prenotato una camera dall’11 al 17 novembre, una pensione a Bobigny, dove il fratello Brahim (morto suicida in un ristorante) aveva preso una stanza e il covo di Saint-Denis. Quest’ultimo, quello del blitz di ieri, composto da due appartamenti adiacenti, al terzo piano.

– Coraggio, rigore, sangue freddo -queste le parole usate dal procuratore per rendere omaggio all’azione del RAID e del BRI, resa difficilissima “dalla porta blindata, che ha resistito e ha consentito agli occupanti di armarsi e reagire”. Per un’ora è stato fuoco ininterrotto, che il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha descritto “di una violenza mai vista in precedenza”.

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