Violenza donne: 152 uccise in Italia nel 2014, sempre da un uomo

Scarpe rosse esposte in piazza SS. Annunziata in occasione dell'iniziativa 'Scarpe rosse, trecce e solidarietà' per dire no alla violenza sulle donne, Firenze, 8 marzo 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI
Scarpe rosse esposte in piazza SS. Annunziata in occasione dell'iniziativa 'Scarpe rosse, trecce e solidarietà' per dire no alla violenza sulle donne, Firenze, 8 marzo 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI
Scarpe rosse esposte in piazza SS. Annunziata in occasione dell’iniziativa ‘Scarpe rosse, trecce e solidarietà’ per dire no alla violenza sulle donne, Firenze, 8 marzo 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

ROMA. – Sono state ben 152 le donne che nel 2014 sono state uccise in Italia; un numero importante, drammatico, visto che rappresenta il 32% delle vittime totali. Di queste morti, 117 sono state causate in ambito familiare, numero molto simile ai 122 casi del 2013, e 35 per mano criminale. Evidente la responsabilità dell’uomo, ‘protagonista’ nel 94% dei casi, quasi allo stesso modo dei familiari (77%).

Insomma, un quadro ancora allarmante che torna ad essere illuminato dai dati del Terzo Rapporto Eures sul Femminicidio in Italia, naturalmente cogliendo l’occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si celebrerà in tutto il mondo domani 25 novembre.

In ogni caso, evidenzia il Rapporto, il numero dei femminicidi nel Sud nel 2014 è diminuito del 42,7%% (da 75 a 43), a fronte di una crescita dell’8,3% a Nord (da 60 a 65) e di una certa stabilità al Centro (44 vittime). La fotografia scattata dall’Eures, nonostante un calo complessivo del 15,1% di femminicidi rispetto al 2013, mette al primo posto a livello regionale la Lombardia (con 30 vittime nel 2014, in aumento del 58% rispetto alle 19 vittime del 2013).

Casi in aumento anche in Toscana (da 13 a 16), in Veneto (da 4 a 7), Basilicata (da zero a 3), Liguria (da 4 a 5) e Sicilia (da 18 a 19), che, insieme al Lazio, si colloca al secondo posto per numero di vittime censite nel 2014 (19 in entrambe le regioni).

Sul fronte opposto la flessione più rilevante si osserva in Campania (da 20 a 7 vittime), Puglia (da 15 a 4) e Calabria (da 10 a 3), mentre nessun femminicidio si conta nel 2014 in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Molise e Valle d’Aosta.

Se i femminicidi familiari rappresentano la parte preponderante del fenomeno, al loro interno sono gli ‘omicidi di coppia’, vale a dire quelli compiuti da coniugi/partner o da ex partner a evidenziare la maggiore frequenza, con 81 vittime nel solo 2014, pari al 69,2% dei 117 femminicidi familiari censiti (il dato relativo al quinquennio 2010-2014 indica 393 femminicidi di coppia, pari al 68%).

Il più alto numero di femminicidi nel 2014 è stato per mano del coniuge o convivente (48, pari al 59,3% dei casi), seguito da ex coniugi/ex partner (16 vittime, 19,8%) e partner non conviventi (6 vittime, 7,4%). Lo scorso anno poi, rileva ancora il Rapporto, è diminuita l’età media delle vittime, anche se a fronte di un incremento della percentuale delle donne anziane uccise (33,6%).

Un capitolo fondamentale per comprendere il fenomeno è inevitabilmente quello dei moventi, che sono stati ‘gelosia e possesso’ nel 32,5% dei femminicidi familiari, e liti e conflitti nel 20,6%. A questo proposito lo studio ricorda come 140 donne siano state uccise nel nostro Paese dal 2010 al 2014 per aver lasciato il proprio compagno, di cui oltre la metà nei primi 90 giorni della separazione. Ma soprattutto, ribadisce il rapporto, il femminicidio è un delitto particolarmente efferato, visto che tra le donne uccise in ambito familiare si rileva una prevalenza di casi commessi con armi da taglio (30,3%).

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