Brusco calo dell’export, pesa il rallentamento della Cina e paesi emergenti

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ROMA. – Cina, Brasile, Russia. La crisi delle principali economie emergenti incombe sulla crescita. A ottobre 2015, secondo i dati Istat, l’export italiano verso i paesi extraeuropei cala dell’1,7% rispetto a settembre e del 4,5% rispetto a ottobre 2014. Si tratta della terza riduzione tendenziale consecutiva e la più pesante da quasi due anni. Diminuisce anche l’import, ma in misura minore, con flessioni dello 0,2% sul mese e del 2,4% sull’anno.

IL COMMERCIO ESTERO ARRANCA – L’Istat spiega che l’andamento delle esportazioni “risente del rallentamento della crescita dei paesi emergenti e, in particolare, della Cina”. Pesa la recessione in corso in Brasile, che porta a un calo del 33,9% dell’export nei paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela). Continua intanto la flessione delle vendite in Russia (-20,6%), dovuta anche alle sanzioni internazionali, e decelerano le vendite negli Stati Uniti che, dopo mesi di crescita a due cifre, segnano +3,3%. Sembra incepparsi così il commercio estero, il motore che durante la crisi ha continuato a sostenere l’economia italiana e che minaccia ora la ripresa.

RALLENTA IL FATTURATO NEI SERVIZI – Segnali poco incoraggianti, in questo senso, arrivano dalla rilevazione sul fatturato dei servizi. Nel terzo trimestre l’indice frena al +2,1% rispetto al 2014 e al +0,1% rispetto al secondo trimestre. Sono i dati congiunturali peggiori da un anno a questa parte.

ALBERGHI, RISTORANTI E AUTO NUOVE – Qualche segnale positivo emerge, però, dal confronto con il 2014, in particolare per i servizi di alloggio e ristorazione e le vendite di auto. Il fatturato di alberghi e ristoranti nel terzo trimestre 2015 è in crescita del 4,3% rispetto allo scorso anno, l’aumento più ampio mai registrato dall’inizio delle serie storiche, nel 2011. E anche il commercio di autoveicoli è in decisa espansione (+14,7%). Dalla rilevazione sembra emergere la voglia degli italiani di lasciarsi la crisi alle spalle, uscire a cena, partire per il weekend, comprare l’auto nuova a lungo rimandata.

LE AGENZIE PER IL LAVORO CORRONO – Qualcosa si muove, finalmente, anche nel mercato del lavoro. Tra i servizi, quelli che realizzano la maggiore crescita tendenziale sono le attività di ricerca, selezione e fornitura del personale. I loro fatturati crescono del 18,6%, l’aumento più ampio da quattro anni e mezzo.

ATTESA PER IL RINNOVO DEI CONTRATTI SFIORA CINQUE ANNI – La situazione del mercato del lavoro rimane comunque difficile e lunga crisi ha un impatto anche sui rinnovi contrattuali. Hanno il contratto scaduto 4,9 milioni di persone, un dipendente privato su cinque e la totalità del pubblico impiego. In media devono aspettare per il rinnovo quasi 5 anni (58,3 mesi dai 35,1 del 2014). Le aziende puntano infatti a limitare gli aumenti salariali per recuperare competitività, mentre i sindacati vogliono restituire potere d’acquisto ai lavoratori. E a complicare le cose c’è l’impasse sulla riforma del modello contrattuale. Nonostante queste dinamiche, i contratti che sono stati rinnovati hanno portato aumenti anche rilevanti a partire dal +4,5% del settore tessile, mentre complessivamente le retribuzioni orarie sono cresciute in media dell’1,2%.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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