Usa 2016: irride giornalista disabile, bufera su Trump

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WASHINGTON. – Irrefrenabile Donald Trump, prosegue nella sua campagna che ha spinto all’estremo lo slogan di suo vanto ‘senza peli sulla lingua’. Questa volta fa il verso ad un giornalista del New York Times che ha una disabilità fisica e sul candidato per la nomination repubblicana si scatena l’ennesima bufera che torna a sollevare quesiti su quanto il suo atteggiamento possa essere considerato “presidenziale”. Un comportamento che, se pur ancora apprezzato da parte dell’opinione pubblica stando ai sondaggi, tiene in ‘stand by’ finanziatori e donatori tradizionalmente vicini ai repubblicani.

L’ultimo episodio vede il magnate newyorchese prendere in giro – imitandolo durante un comizio martedì in South Carolina – un noto giornalista disabile del New York Times, Serge Kovaleski. Trump era ancora una volta intento a ripetere come, in occasione dell’11 settembre, avrebbe visto migliaia di musulmani gioire in New Jersey per l’attacco contro le Torri Gemelle e il Pentagono, cosa che secondo polizia e amministrazione locale in realtà non si è mai verificata.

Kovaleski, un premio Pulitzer, all’epoca lo aveva scritto in un articolo pubblicato una settimana dopo gli attacchi sul Washington Post per cui lavorava, ma secondo il suo resoconto solo un limitato numero di persone – non centinaia, non migliaia – avevano festeggiato in New Jersey dopo gli attacchi. Così, citandolo, Trump ha irriso Kovaleski, sostenendo poi di non avere mai pensato di prenderlo in giro e precisando di non conoscerlo.

Eppure il giornalista, piuttosto famoso negli Usa, ha seguito Trump da vicino per numerosi anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90, quando il magnate attraversava serie difficoltà economiche. La vicenda ha assunto toni tali da indurre il New York Times a diffondere un comunicato che lascia poco spazio a dubbi: “Riteniamo sia vergognoso che ridicolizzi l’aspetto di uno dei nostri reporter”.

Ma Trump non demorde e twitta: “Il New York Times in declino dovrebbe concentrarsi sulla qualità del suo lavoro e sulla sopravvivenza finanziaria del giornale invece di attaccare costantemente Donald Trump”. Non si muove di un centimetro quindi il candidato poco propenso a rivedere i toni nelle sue posizioni controverse.

Anche di recente quando rispetto alla molto dibattuta accoglienza dei rifugiati siriani in Usa, Trump ha suggerito che bisognerebbe rispondere con una sorta di ‘schedatura’ su base religiosa, facendo sbottare anche diversi repubblicani secondo cui quelle del magnate sono “parole da fascista”. E intanto donatori e finanziatori del fronte repubblicano restano a guardare, in attesa di capire quale sarà il destino del ‘fenomeno Trump’.

Media in Usa notano infatti come a questo punto della campagna in passato diversi endorsement erano già stati palesati, soprattutto da parte di chi mette in gioco consistenti mezzi finanziari puntando su questo o quel candidato per la presidenza. Al momento invece questi particolari osservatori restano appunto tali: in platea e in attesa di capire se – alcuni sostengono ‘quando’ – Trump cederà la ribalta o semplicemente quando cominceranno ad esaurirsi le sue pur ingenti risorse economiche.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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