Venezuela: dirigente dell’opposizione assassinato durante un meeting

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CARACAS. – Si macchia di sangue la campagna elettorale in Venezuela: un dirigente dell’opposizione è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco durante un comizio politico nel centro del Paese, a dieci giorni dalle elezioni politiche che – secondo tutti i sondaggi – segneranno una dura sconfitta per il governo chavista di Nicolás Maduro.

Luis Manuel Díaz, responsabile del partito Azione Democratica nello stato di Guarico, stava partecipando a un meeting elettorale in una piazza della piccola località di Altagracia de Orituco, quando è stato raggiunto da una raffica di spari che hanno colpito il palco del comizio ed è morto sul colpo.

Lilian Tintori – moglie di Leopoldo López, che come si ricorderà sconta una pena di oltre 13 anni di carcere – era anche lei su quel palco e ha denunciato quello che ha chiamato “un attacco premeditato e organizzato”, i cui autori “hanno perfino aspettato che i giornalisti scendessero dalla tribuna per sparare”.

Rivolgendosi a Maduro, Tintori lo ha accusato di essere “personalmente responsabile” del “terrorismo di Stato”, sottolineando che l’uccisione di Díaz non è stato l’unico attacco contro la campagna elettorale antichavista. Negli ultimi giorni, infatti, vari dirigenti oppositori, fra i quali l’ex candidato presidenziale Henrique Capriles, hanno denunciato attacchi violenti contro la loro campagna, sferrati per lo più da gruppi di civili armati che appoggiano il governo, i cosiddetti “colectivos”.

“Stanno mostrando la loro peggiore faccia perché hanno paura, e hanno paura perché sanno di essere già sconfitti, sanno che perdono il 6 dicembre”, ha dichiarato la moglie di López, secondo la quale “il chavismo non è una dittatura qualsiasi, è una dittatura fallita”.

L’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud), che ha inviato in Venezuela una “missione di accompagnamento” in vista del voto – dado che il Cne rifiuta la presenza di osservatori indipendenti- ha chiesto alle autorità di svolgere “un’inchiesta completa” per garantire che la morte del dirigente oppositore non resti impunita.

Da parte sua, però, il presidente del Parlamento e numero due del chavismo, Diosdado Cabello, ha detto che le denuncie di attacchi violenti lanciate dall’opposizione sono “completamente false”.

“Questa destra solo pensa ad insultarci, si inventano qualsiasi cosa, parlano di violenza, di bande armate, che però non si vedono mai”, ha detto Cabello durante il suo programma tv settimanale, aggiungendo in tono ironico che “quello che succede è che non li segue nessuno, allora denunciano atti violenti, come ‘mi perseguitano, non mi fanno entrare’. Il fatto è che non c’è gente ai loro meeting e allora si inventano qualsiasi scusa possibile per giustificarlo”.