Muro contro muro tra Putin e Erdogan. Mosca rimette i visti

Pubblicato il 27 novembre 2015 da redazione

A handout picture provided by Turkish Presidential Press Office shows Russian President Vladimir Putin (L) and his Turkish counterpart Recep Tayyip Erdogan (R) attend a press conference in the new presidential palace in Ankara, Turkey, 01 December 2014.

A handout picture provided by Turkish Presidential Press Office shows Russian President Vladimir Putin (L) and his Turkish counterpart Recep Tayyip Erdogan (R) attend a press conference in the new presidential palace in Ankara, Turkey, 01 December 2014.

MOSCA. – Si fanno sempre più incandescenti i rapporti tra Mosca e Ankara dopo l’abbattimento di un jet militare russo da parte degli F-16 turchi. La Russia ha annunciato di avere nel pentolone dure misure economiche contro la Turchia e, in attesa di concretizzare le “serie conseguenze” minacciate da Putin, sta già assestando i primi colpi.

Innanzitutto ha deciso di ripristinare il regime dei visti tra i due Paesi a partire dal primo gennaio: una misura adottata dopo aver raccomandato ai cittadini russi di non visitare la Turchia e a quelli che si trovano là di rimpatriare a causa della “minaccia terroristica”. E poi – già da ieri – ha rafforzato i controlli sulle importazioni di generi alimentari turchi.

Erdogan non sta di certo a guardare. Da un lato cerca di ricucire la spaccatura con Mosca invitando Putin a una chiacchierata a quattr’occhi lunedì al vertice sul clima a Parigi: una proposta che però il leader del Cremlino non intende per ora accettare pretendendo prima delle scuse per “l’azione ostile” delle forze aeree turche.

Dall’altro non risparmia un duro monito alla Russia avvertendola che è meglio “non scherzare col fuoco”. Infuocate sono anche le parole che il presidente turco riserva a Mosca nel suo discorso in tv, in pratica un elenco di lunghe accuse: “Supportare il regime di Assad in Siria, che ha ucciso 380 mila persone, significa giocare col fuoco. Colpire gruppi di opposizione che hanno una legittimazione internazionale con la scusa di combattere contro l’Isis significa giocare col fuoco”.

Il ‘sultano’ tuttavia non chiude la porta del dialogo, lo stesso Cremlino ha ammesso che il leader turco ha chiamato Putin al telefono “circa 7-8 ore dopo” l’abbattimento del Su-24 russo al confine tra Siria e Turchia per una presunta violazione dello spazio aereo turco (che la Russia nega con decisione). L’uomo forte di Mosca pretende però delle scuse ufficiali da parte di Erdogan, e finché non arriveranno non sembra aver alcuna intenzione di parlare con lui né al telefono né in un faccia a faccia a Parigi.

Il rischio è quello di un lungo muro contro muro: “Se c’è una parte che deve scusarsi” è quella “che ha violato lo spazio aereo” turco, aveva infatti tuonato Erdogan appena ieri. Salvo poi tentare di gettare acqua sul fuoco dichiarando che “la Turchia avrebbe reagito diversamente se avesse saputo che l’aereo era russo”.

Ma questa è una versione che Mosca respinge con fermezza: anzi, secondo il capo di Stato maggiore dell’aeronautica russa, Viktor Bondarev, gli F-16 turchi avrebbero aspettato l’aereo militare russo in aria per un’ora e un quarto, dalle 9.11 alle 10.26 di martedì, e questo – stando al generale – proverebbe che “l’attacco era stato pianificato in anticipo”. Con il capo della Duma russa Serghei Narishkin che in un’intervista ad una tv romena arriva ad evocare il diritto ad una “risposta militare”.

Mosca e il regime di Damasco rivolgono però anche altre accuse alla Turchia: innanzitutto quella di acquistare greggio dall’Isis in quantità industriali. Una tesi ribadita dal ministro degli Esteri siriano, secondo cui Ankara fornisce all’Isis “armi e supporto logistico” in cambio di “petrolio rubato” dai jihadisti. Ma per la Turchia è invece il regime di Assad a comprare il petrolio del Califfato. In ogni caso, secondo il capo della diplomazia russa, Serghiei Lavrov, chiudere la frontiera turco-siriana sarà di grande utilità per “sradicare il terrorismo”.

Dietro il braccio di ferro tra Russia e Turchia – che fa parte sia della Nato sia della coalizione anti-Isis a guida Usa – ci sono gli interessi divergenti sulla Siria: i caccia e i bombardieri russi oltre a colpire l’Isis si abbattono coi loro raid sulle forze che contrastano le truppe del dittatore Bashar al Assad, fedele alleato di Putin.

Ankara – che pure nella stessa zona bombarda i curdi – accusa innanzitutto Mosca di aver preso di mira gli alleati turcomanni della Siria nord-occidentale e preme perché Assad lasci la poltrona presidenziale al più presto.

Nel frattempo, per evitare il rischio di ‘incidenti’ con le batterie di missili S-400 che Putin ha dispiegato al confine, la Turchia ha sospeso temporaneamente i suoi voli militari in Siria nell’ambito della coalizione in attesa di riaprire i canali di dialogo con Mosca.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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