Riforme: concluse le votazioni alla Camera. Nel 2016 referendum

Pubblicato il 03 dicembre 2015 da redazione

Ministro Boschi

Ministro Boschi

ROMA. – Con la fine delle votazioni alla Camera sugli articoli del testo, si chiude il 2015 delle riforme costituzionali. Nel 2016 ci saranno i passaggi finali, decisivi. E il ministro Maria Elena Boschi tiene la guardia alta: “Pur essendo ottimista sull’esito finale, dico che la battaglia non è ancora chiusa, non perché io sia scaramantica ma perché sono prudente”.

Anche perché a ottobre 2016 il passaggio finale sarà il referendum confermativo e, sul fronte del no, son già schierati tutte i partiti di opposizione: “Non sottovaluto la sfida perché l’esito non è mai scontato”, dice perciò il ministro al Senato, nel corso della presentazione del libro PhotoAnsa 2015.

“Ma credo – aggiunge – che il risultato sarà positivo”. Dopo la bocciatura, in giornata, di tutti gli emendamenti al testo, manca soltanto il voto finale per completare il percorso del ddl costituzionale alla Camera. La votazione è già programmata per l’11 gennaio, poi il testo dovrà affrontare gli ultimi due passaggi confermativi dei due rami del Parlamento. E, a ottobre, il referendum.

“In Senato abbiamo ben presente la portata storica del cambiamento previsto dalle riforme e di rinnovamento del Parlamento, che viene coinvolto nella sua interezza”, sottolinea il presidente Pietro Grasso, che spiega come ci si stia già preparando alla fase attuativa della riforma.

Ma Boschi, per “prudenza”, ricorda che la “battaglia” non è ancora conclusa: “Con il referendum i cittadini dovranno decidere se proiettarsi sul futuro e dare una scossa al Paese o restare dalla parte di chi vuole trattenerlo nel passato”. Cambiamento contro passato, chi vuole “guardare avanti” contro chi vuole “guardare indietro”: si giocherà su questo schema la campagna referendaria del governo.

“Il prossimo anno saremo in giro per l’Italia per confrontarci con le persone”, annuncia Boschi. Il fronte del no, è consapevole il ministro: “si sta organizzando” e ne fanno parte “tutte le opposizioni, da Fi alla Lega, da M5S a SI. Ma il fronte del sì, assicura, “non si fa spaventare più di tanto”. La spinta al cambiamento veniva “dai cittadini”, consapevoli che “al Paese farà bene la scossa delle riforme”.

Di qui l’ottimismo del ministro e del governo che la “sfida” alla fine sarà vinta. Intanto però basta una scintilla a far divampare lo scontro. E la scintilla è un ordine del giorno presentato alla Camera dal Movimento 5 Stelle per impegnare il governo a non cambiare la legge elettorale.

L’odg porta la prima firma di Alessandro Di Battista e viene bocciato in Aula dal voto contrario degli stessi grillini. Il M5S spiegherà poi che si trattava di una “trappola”, una “provocazione” per dimostrare, con la bocciatura dell’odg, che la maggioranza vuole cambiare l’Italicum.

Ma contro il Movimento si scatena l’ironia del Pd: “Tra un anno saranno a favore anche della riforma del Senato e della buona scuola. Meglio tardi che mai”, sottolinea tra gli altri Andrea Marcucci. Ma la miccia è accesa e porta a una raffica di accuse incrociate: M5S accusa il Pd di voler cambiare la legge approvata, il Pd accusa M5S di far finta di essere contro e invece sostenere l’Italicum, Sinistra italiana accusa Renzi di aver fatto una legge elettorale che favorirà la vittoria di Grillo.

(di Serenella Mattera)/ANSA)

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